Quattro minacce nel rapporto Allenatore – Psicologo dello Sport

Dott.ssa Monica Vallarin.

Nel lavoro con gli atleti, c’è qualcosa di più forte della loro riuscita agonistica: e’ il senso di profondo appagamento che sperimento ogni volta che raccontano di aver ricominciato a divertirsi in gara.

“4 MINACCE NEL RAPPORTO ALLENATORE – PSICOLOGO DELLO SPORT”

L’alleanza tra le parti non è scontata, non è fisiologica e non è implicita. La fiducia va costruita, le competenze condivise . 

Ancora troppo spesso la psicologia dello sport fa fatica a farsi capire dagli allenatori e perde importanti opportunità per mettere a disposizione le proprie risorse nella riuscita agonistica così come nella promozione del benessere psico fisico degli atleti e dei loro staff.

(1) Una prima minaccia al raggiungimento di una solida alleanza di lavoro risiede nell’immagine che spesso lo psicologo dello sport finisce per alimentare : quella di un “esperto” che procede in modo “blindato” , quasi occulto nel lavoro con gli atleti , senza lasciare traccia di ciò che ha compreso e delle aree su cui sta lavorando , finendo per annullare qualsiasi apprendimento da parte del sistema allenatore-atleta ,invece di favorire l’autonomia relazionale ed emotiva di entrambi.

(2) Molti allenatori , soprattutto quelli che non hanno mai sperimentato il lavoro “congiunto” con uno psicologo dello sport o peggio ancora , ne sono stati delusi o prevaricati professionalmente , possono esprimere notevoli resistenze alla sola idea di un futuro contatto , percependo la legittima preoccupazione per una potenziale perdita di territorio o per il timore di un giudizio eccessivamente critico sulle proprie modalità di gestione dell’atleta e della squadra.

(3) Altri allenatori invece , disposti potenzialmente a delegare “completamente” la gestione degli aspetti mentali ed emozionali allo psicologo dello sport, hanno la convinzione che , una tale misura d’urgenza, vada fatta solo quando tutte le altre strade siano già risultate infruttuose; finendo quindi per incrementare l’iniziale criticità e farla diventare, nel tempo , un cronico problema , ben più radicato di quello iniziale . A questo punto , secondo un meccanismo “tutto o nulla” , lo psicologo sportivo , investito di aspettative salvifiche e risolutorie , rischierà di vedersi attribuito il merito dell’uscita dalla crisi dell’atleta , senza invece poterlo CONDIVIDERE ,legittimamente, secondo un piano tripartito : con atleta e allenatore , sin dall’inizio .

L’alleanza tra le parti non è scontata, non è fisiologica e non è implicita. La fiducia va costruita, le competenze condivise.

(4) Troppo spesso come Psicologi dello Sport, ci aspettiamo che gli allenatori ci diano fiducia incondizionata e si aprano al lavoro interdisciplinare senza tener conto della loro esperienza e della loro visione; molto spesso non riusciamo a far cultura psicologica sportiva e a rendere il nostro ambito applicativo, chiaro e condiviso, divulgando e raccontando i nostri apprendimenti, invece di aspettarci un riconoscimento implicito delle nostre professionalità, che ancora una volta, rischiamo di tener criptate nei nostri studi.

 

Permettere in nuovi modi, agli allenatori, di FARE ESPERIENZA DI NOI E CON NOI, penso sarebbe il primo passo per far crescere LA FIDUCIA E LA COLLABORAZIONE e perché no, i risultati .

 

Tutte le immagini sono © A.Masini/A.Staccioli/G.Scala/DeepBlueMedia/Insidefoto e sono disponibili in alta risoluzione sul sito DeepBlueMedia.

 

  • Dott.ssa Monica Vallarin  

 

 

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