Nei 200 stile libero non si torna mai a vincere (o quasi)

E’ noto a tutti. I 200 stile libero “consumano” chi perde ma anche chi vince, democraticamente.

Nessuno, neppure i mostri sacri, una volta perduto lo scettro, riescono a riprenderselo. E non parliamo di meteore o seconde file. Parliamo di coloro che hanno caratterizzato il nuoto mondiale nella loro epoca.

I 200 stile libero vengono introdotti alle olimpiadi relativamente tardi, nel 1968, giusto in tempo per vedere la prima sconfitta del dominatore mondiale. Don Schollander (nella foto sotto), biondo statunitense studente di Harvard si presenta a Città del Messico con una lunghissima striscia di imbattibilità. Fa il suo primo WR nel 1962, a sedici anni, in 2.00,4. Da lì, prima in compagnia e poi in solitaria, abbassa il WR per 11 volte, fino a portarlo a 1.54,3 durante i trials Olimpici 1968. Nel frattempo vince a Tokio nel 1964 i 100 e i 400 stile libero, oltre a 4×100 e 4×200 stile libero (non la 4×100 mista, ma questa è una lunga storia legata al nome di Steve Clark). In Messico incoccia in Mike Wenden, un ragazzino australiano che lo regola in finale.

  • 1968: 1.55,2 Wenden – 1.55,8 Schollander – 1.58,1 Nelson

Lo statunitense è in buona compagnia.

Il tedesco Michael Gross, l’Albatross, vincitore nel 1982 e poi dominatore incontrastato nel 1984 e 1986, è solamente quinto a Seoul 1988 (1.48,59).

  • 1982: 1.49,84 Gross     – 1.49,92 Gaines     – 1.50,71 Woithe
  • 1984: 1.47,44 Gross     – 1.49,10 Heath     – 1.49,69 Fahrner
  • 1986: 1.47,92 Gross     – 1.49,12 Lodziewski – 1.49,43 Biondi
  • 1988: 1.47,25 Armstrong – 1.47,89 Holmertz   – 1.47,99 Biondi

La regola del non ritorno si è accanita soprattutto sui grandi nomi del nuovo millennio.

Abbiamo così Peter Van Den Hoogenband, terzo nel 1998, campione olimpico nel 2000 (la gara perfetta) e poi, per ben quattro volte, argento (alle spalle di Thorpe e Phelps) tra il 2001 e il 2007.

Ma veniamo proprio a Phelps: terzo ad Atene nella sfida delle sfide con Thorpe e VDH, vincitore incontrastato nel 2005, 2007 e 2008, sconfitto infine a sorpresa da Paul Biedermann nel 2009 a Roma. Il Kid perde anche l’ultima delle rivincite che si concede nel 2011, per mano di Ryan Lochte e dice basta (rimarrà sempre a disposizione della stellare 4×200 stile libero USA, fino al 2016).

Non va meglio ai giustizieri di Phelps. Biedermann racimola solo un paio di podi nel 2011 e 2015, oltre a tante finali. Lochte neppure quelli. Già a Londra è fuori dalle medaglie (1.45,04).

  • 1998: 1.47,41 Klim  – 1.48,30 Rosolino – 1.48,65 VDH
  • 2000: 1.45,35 VDH  – 1.45,83   Thorpe   – 1.46,65 Rosolino
  • 2001: 1.44,06 Thorpe – 1.45,81   VDH – 1.47,10 Keller
  • 2003: 1.45,14 Thorpe – 1.46,43   VDH – 1.46,85 Hackett
  • 2004: 1.44,71 Thorpe – 1.45,23   VDH – 1.45,32 Phelps
  • 2005: 1.45,20 Phelps – 1.46,14   Hackett – 1.46,63 Neethling
  • 2007: 1.43,86 Phelps – 1.46,28   VDH – 1.46,73 Park
  • 2008: 1.42,96 Phelps – 1.44,85   Park – 1.45,14 Vanderkaay
  • 2009: 1.42,00 Biedermann – 1.43,22  Phelps   – 1.43,90 Izotov
  • 2011: 1.44,44 Lochte – 1.44,79   Phelps  – 1.44,88 Biedermann
  • 2012: 1.43,14 Agnel – 1.44,93   Park, Sun
  • 2013: 1.44,20 Agnel – 1.45,32   Dwyer  – 1.45,59 Izotov
  • 2015: 1.45,14 Guy – 1.45,20   Sun  – 1.45,38 Biedermann

E in campo femminile? Le carriere sono più corte, ci sono troppe vincitrici bambine e anche troppo doping.

Tra il 1972 e il 1976 Shirley Babashoff perde, vince e perde, ma c’è di mezzo la Germania Est.

  • 1972: 2.03,56 Gould – 2.04,33 Babashoff – 2.04,92 Rothhammer
  • 1973: 2.04,99 Rothhammer – 2.05,33 Babashoff – 2.05,53 Eife
  • 1975: 2.02,50 Babashoff  – 2.02,69 Ender  – 2.03,92 Brigitha
  • 1976: 1.59,26 Ender – 2.01,22 Babashoff – 2.01,40 Brigitha

L’Olandese Annemarie Verstappen sembra una predestinata. Stravince il mondiale del 1982 a 17 anni, ma non si conferma negli anni successivi (1984 e 1986). Vengono bruciate anche le statunitensi Cynthia Woodhead, vincitrice nel 1978 e seconda nel 1984, e Mary Wayte, vincitrice nel 1984, quinta nel 1986 (2.00,44) e quarta nel 1988 (1.59,04)

  • 1978: 1.58,53 Woodhead – 1.59,78 Krause  – 2.01,76 Tsareva
  • 1982: 1.59,53 Verstappen – 2.00,67 Meineke  – 2.00,84 Maas
  • 1984: 1.59,23 Wayte – 1.59,50 Woodhead – 1.59,69 Verstappen

Poi però arriva uno dei talenti più incredibili del nuoto di tutti i tempi: Franziska Van Almsick, classe 1978. La tedesca è seconda a Barcellona nel 1992 (a 14 anni!), vince nel 1994 con un incredibile WR, dopo una batteria rocambolesca nella quale giunge nona ma accede alla finale grazie alla rinuncia da parte della sua compagna di squadra Dagmar Hase.

Dopodiché, a livello mondiale, non vince più. È seconda ad Atlanta (regolata dalla gigante costaricana Claudia Poll), non arriva alla finale a Sydney (2.00,26) ed è anonima quinta ad Atene nel 2004 (1.58,88).

  • 1992: 1.57,90 Haislett – 1.58,00 Van Almsick – 1.59,67 Kielgass
  • 1994: 1.56,78 Van Almsick – 1.56,89 Bin Lu      – 1.57,61 C.Poll
  • 1996: 1.58,16 C.Poll  – 1.58,57 Van Almsick – 1.59,56 Hase
  • 1998: 1.58,90 C.Poll – 1.59,61 Moravcova   – 1.59,92 Greville
  • 2000: 1.58,24 O’Neill – 1.58,32 Moravcova   – 1.58,81 C.Poll

In realtà Franziska ritorna. Nel 2002 vince gli europei di casa a Berlino con uno stratosferico 1.56,64. Ma sono campionati europei, le avversarie sono meno e la finale si raggiunge nuotando in scioltezza.

Come scrivevo all’inizio, i 200 stile libero consumano. Puoi essere il più grande (Thorpe, Phelps, Gross, Van Almsick), ma dopo un po’ non reggi la gara. E poi hanno aggiunto le semifinali, dal 2000, altro ostacolo psico-fisico. Quando sei a 5-6-7 stagioni ad alto livello, con 600 metri da percorrere ad alta intensità in due giorni, le pile si scaricano e ti lasciano. Basta osservare quanti atleti hanno messo in campo frazioni incredibili nella 4×200 stile libero, tempi che mai sono riusciti a ripetere nella gara individuale, gara che necessita di una preparazione perfetta, ma anche di tanta tanta testa, per non lasciare che le altrui tattiche ti trascinino fuori gara. Pochi si sono potuti permettere di fare un 200 stile libero contro il cronometro e non contro gli avversari.

C’è però qualcuno che sfugge a tutte le regole. Qualcuna, per la precisione, precoce, continua e, soprattutto, in grado di tornare a vincere.

Inutile spendere altre parole per Federica Pellegrini. Sono sufficienti i numeri: 8 mondiali consecutivi a podio con 4 vittorie; 4 olimpiadi con 2 medaglie, di cui una d’oro.

  • 2004: 1.58,02 Potec – 1.58,22 Pellegrini– 1.58,45 Figues
  • 2005: 1.58,60 Figues – 1.58,73 Pellegrini– 1.59,08 Yang, Lillhage
  • 2007: 1.55,52 Manaudou – 1.55,68 Lurz – 1.56,97 Pellegrini
  • 2008: 1.54,82 Pellegrini – 1.54,97 Isakovic – 1.55,05 Pang
  • 2009: 1.52,98 Pellegrini– 1.54,96 Schmitt – 1.55,64 Vollmer
  • 2011: 1.55,58 Pellegrini– 1.56,04 Palmer – 1.56,10 Muffat
  • 2012: 1.53,61 Schmitt – 1.55,58 Muffat – 1.55,81 Barratt
    •       1.56,73 Pellegrini (5°)
  • 2013: 1.54,81 Franklin  – 1.55,14 Pellegrini– 1.55,72 Muffat
  • 2015: 1.55,16 Ledecki – 1.55,32 Pellegrini– 1.55,49 Franklin
  • 2016: 1.53,73 Ledecki  – 1.54,08 Sjostrom   – 1.54,92 McKeon
    •       1.55,18 Pellegrini (4°)
  • 2017: 1.54,73 Pellegrini– 1.55,18 Ledecki; McKeon
  • 2019: 1.54,22 Pellegrini– 1.54,66 Titmus – 1.54,78 Sjostrom

Fare una disamina tecnica di questi 15 anni è impossibile. Stiamo parlando di un’atleta che è salita sul podio olimpico a 16 anni ed è scesa dal gradino più alto l’altro giorno a quasi 31 anni, che ha “perso” nel 2004 e nel 2005 per mano di atlete più esperte, che ha rischiato di perdersi ma che è stata in grado di ricostruirsi (faticosamente, tra il 2006 e il 2007) e di arrivare al dominio assoluto del quadriennio 2008-2011.

Se proprio dobbiamo individuare una gara “sbagliata”, forse è Londra 2012: cambio in corsa dell’allenatore, stagione complicata per luogo e modi in cui allenarsi. Ma sul resto non si può dire nulla. E se la vittoria del 2017 può apparire “fortuita” perché legata alle controprestazioni delle avversarie (come fortuito è il 4° posto di Rio, per motivi opposti), quella del 2019 è cristallina, unica e ineccepibile.

 

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