“Gli uomini cercano sofferenza, le donne libertà”: la predominanza femminile nelle ultramaratone

Segnaliamo un interessante articolo di Kate Carter sulle colonne del Guardian sulla crescente preminenza femminile nelle discipline di endurance estrema, o ultramaratone. Fra i casi più eclatanti quello della nuotatrice Sarah Thomas (nella foto tratta dal suo profilo Instagram) che lo scorso settembre è stata il primo essere umano a percorrere il Canale della Manica per quattro volte consecutive.

Carter segnala inoltre i casi di Jasmin Paris, vincitrice della spietata Spine Race, un ultratrail di 431 Km davanti a tutti i partecipanti maschi; di Maggie Guteri, che si è aggiudicata il Big Dog Backyard Ultra Trail in Tennessee, una gara a eliminazione nella quale vince l’ultimo atleta che rimane in piedi, correndo per 60 ore consecutive per un totale di 402 Km; di Fiona Kolbinger, ciclista tedesca vincitrice della Transcontinental Race (4000 Km); di Nicky Spinks, detentrice del record sul Double Bob Graham nella regione dei Grandi laghi, un percorso collinare di 106 Km con un dislivello complessivo di 8200 m.

Molte di queste incredibili atlete non sono neppure sportive a tempo pieno: Paris è impiegata e si sveglia alle 4 per allenarsi, Spinks lavora nei campi, Kolbinger è una ricercatrice medica.

La scienza non dà risposte certe. Non c’è dubbio che a partire dai 1o anni il metabolismo di maschi e femmine cambia drasticamente, con i maschi che hanno una maggiore portata cardiaca, più massa e forza muscolare, maggiore capacità vitale, maggiore rapidità. Uno studio del fisiologo israeliano Ira hammerman ha comparato i risultati di 82 discipline sportive per verificare l’esistenza di una costante nella differenza di prestazione. In ogni sport, su qualsiasi distanza, è emerso che i migliori tempi femminili sono del 9-11% superiori a quelli maschili. Ma sulle lunghissime distanze i dati disponibili sono pochi. Ci sono poche gare di durata superiore ai 200 Km, e ancora meno donne che le corrono.

Può essere che dopo una certa distanza il vantaggio relativo degli ormoni maschili si annulli? Il fisiologo sportivo Ross Tucker è dubbioso, ed evidenzia come il ridottissimo numero di soggetti coinvolti renda impossibile qualsiasi estrapolazione. Non esclude però che la composizione corporea femminile, con una maggiore percentuale di grasso, possa in parte spiegare il vantaggio delle donne nel nuoto: migliore galleggiamento, maggiore resistenza al freddo, maggiori riserve energetiche.

Più che nel fisico, la risposta potrebbe risiedere nella testa. Dice Paris:

Intorno alle ultramaratone c’è tutta questa epica maschile da uomini delle caverne sul dolore e la sofferenza. Che noia. La mia teoria è che questa gente vive delle vite placide e confortevoli e deve cercare altrove la sofferenza. So di generalizzare, ma penso che gli uomini cercano nello sport la sofferenza che gli manca nella vita quotidiana, mentre le donne cercano la libertà.

È una teoria convincente. Rispetto a chi si avvicina alla gara con i testa solo pensieri di sofferenza ed espiazione, forse chi parte rilassato e si gode il percorso è realmente avvantaggiato. Sarah Thomas concorda:

È la mia descrizione! Non mi interessa gareggiare e vincere, voglio solo mettermi alla prova. Le maratone oceaniche mi fanno sentire libera e forte. Guardare il Canale della Manica e pensare di avercela fatta è incredibilmente appagante. Adoro trovarmi da sola in mare aperto, sapendo che me la devo cavare da sola.

La psicologa dello sport Josephine Perry aggiunge un tassello: la capacità femminile di gestire il dolore.

L’80% delle donne soffre di dolori mestruali, e circa il 10% soffre di patologie come l’endometriosi che compromettono le loro performance sportive. Se la maggior parte di esse ha imparato a gestire questa condizione, il dolore a breve termine legato alla gara diventa insignificante al confronto.

E poi c’è la questione dell’orgoglio. Avere il muscolo cardiaco più grande e un migliore consumo di ossigeno può renderti più veloce su una determinata distanza ma non necessariamente ti avvantaggia su sforzi che occupano una o più intere giornate. Tucker osserva che se c’è uno sport nel quale le donne hanno quasi colmato il gap di prestazione è proprio il nuoto di lunghissima durata. Su distanze di 16-36 Km le donne sono solo del 1-6% più lente. In almeno due prove, il Catalina Channel (32 Km) e la Manhattan Island Marathon (45,9 Km), le donne arrivano regolarmente prima degli uomini. Non tutti la prendono bene, c’è anche un termine coniato per chi si fa battere dalle ragazze: chicked.

Mi rendo conto di mettere in soggezione molti uomini. Mi è capitato, durante gli allenamenti, di essere ostacolata da maschi che cercavo di superare. Alcuni mi urlavano che non avevo rispetto per il loro allenamento, senza preoccuparsi di averne loro per il mio.

Leggi l’articolo integrale [ENG]

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