ATPB. Ai vertici della rana (parte 1) con Cesare Casella e Marco Pedoja. La puntata on line.

Sono ripresi gli appuntamenti di At The Pool Bar per Nuotopuntolive, in compagnia di Luca Rasi: il titolo della puntata di ieri sera è stato “Ai vertici della rana” che ha visto la partecipazione di due tecnici esperti che seguono questa specialità ai massimi livelli: Cesare Casella allenatore di Fabio Scozzoli e Martina Carraro all’Imolanuoto, e Marco Pedoja, allenatore di Nicolò Martinenghi e capoallenatore del Nuoto Club Brebbia, gradito ospite della serata il responsabile delle squadre nazionali giovanili Walter Bolognani.

Segue una sintesi testuale ed il link al video integrale della puntata.

La prossima settimana è in programma la seconda parte con Vito D’Onghia, tecnico di Benedetta Pilato e Gianni Leoni allenatore di Arianna Castiglioni.

AT THE POOL BAR
“Ai vertici della rana”. seconda parte.
Vito D’Onghia e Gianni Leoni
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Gio 3 Dic @ 08.30 PM

 

AT THE POOL BAR – “Ai vertici della rana”parte 1

L’appuntamento è stato introdotto con il video della finale dei 200 rana dei Giochi Olimpici di Berlino 1936 dove si vedono atleti che nuotano a rana ed altri che nella medesima gara nuotano utilizzando la tecnica a farfalla,  dimostrazione che fin della sue origini questa specialità è stata in continua evoluzione. Partiamo da qui, da come queste due nuotate siano da sempre fra loro complementari e di come ciò abbia spesso portato gli atleti ad interpretazioni stilistiche ai limiti del regolamento tecnico di specialità.

 

Marco Pedoja

È curioso vedere come già nel 1936 c’erano già un sacco di giapponesi, fa riflettere. Per tornare alla questione ISL effettivamente si è sollevato un polverone, ma c’è anche da dire che circa un 70% degli atleti nuota nel modo incriminato. Mi trovo però d’accordo con quanto detto di recente da Ivo Ferretti sulla questione: non è un barare, è la naturale conseguenza di una rana delfinata. La VAR lo mette in evidenza, io stesso additavo gli atleti ma poi, osservando i video, non è esattamente così. Credo che la Marshall evidenziasse qualcosa che andava oltre a questo. Di fatto nella rana veloce bisogna evitare il più possibile ogni sorta di attrito, una gambata stretta aiuta in tutto questo e si genera di conseguenza un movimento che potrebbe far pensare a gambe a delfino. Ma il regolamento non vieta una gambata stretta.

Cesare Casella

Sono d’accordo con Marco e quindi con Ivo Ferretti: il movimento del corpo nella rana nuotata in quel modo è delfinato, ma non parte dalle gambe. Quindi credo non sia corretto parlare di gambata a delfino,  è un movimento del corpo. Shimanovic fa un’azione di gambe così stretta e così rapida che può trarre in inganno. Ultimamente però la rana sta un po’ andando in questa direzione. Si cerca una gambata molto stretta al fine di ridurre l’attrito.

Walter Bolognani

Facendo una riflessione su questo stile nuotato dai più giovani vorrei che ci fosse più consapevolezza sull’utilizzo del tronco nella nuotata ai fini dell’avanzamento. Sono tendenzialmente molto focalizzati sul singolo gesto di gambata e di bracciata. L’utilizzo del tronco migliorerebbe indiscutibilmente la nuotata perchè saremmo di fronte ad un corpo che avanza e non a movimenti propulsivi efficaci ma non sempre efficienti.

Continuiamo a parlare di ISL e chiediamo a Marco Pedoja un’opinione sulla manifestazione, visto che l’ha vissuta in prima persona perchè presente come tecnico.

Personalmente ho sempre caldeggiato perchè Nicolò partecipasse, è l’ideale per uno con il suo carattere. Perchè bisogna dire che la ISL non è per tutti. Se allenassi un mezzofondista è una manifestazione che forse non prenderei più di tanto in considerazione, ma per un velocista come Nicolò è l’ideale: c’è un’aria di sfida perenne ed è pane per i suoi denti. Mi viene da riflettere perchè è un format molto diverso da quello a cui siamo abituati in Italia, molte gare, una dietro l’altra, e questo sicuramente si scontra con la metodologia classica. Ma le prestazioni e i riscontri cronometrici sono stati molto buoni, quindi mi domando se non ci sia qualche spunto da prendere per migliorarci.

Cesare Casella, come moltissimi altri allenatori, segue con interesse il fenomeno Adam Peaty. Gli chiediamo una riflessione su quel modello di rana, se da imitare o se invece è troppo personale.

Credo che la nuotata a rana stia prendendo quella direzione. Ovviamente sono cose che non si sviluppano a tavolino, ma quando si vede una nuotata che porta a risultati straordinari, c’è la tendenza a studiarla e capire quali vantaggi porta. Inevitabilmente si tende ad imitare. Credo che Peaty abbia aperto le porte ad una modalità nuova di nuotata: frequenze molto elevate abbinate ad una gambata molto stretta. Ovviamente bisogna valutare l’atleta che si ha in acqua.

Chiediamo ai due tecnici le caratteristiche vincenti dei loro atleti.

Marco Pedoja:

Nicolò di vincente ha sicuramente il carattere: non vuole perdere, mai e in nessuna cosa. Quando c’è la sfida, lui non si tira mai indietro: è potenza, è esplosivo. Sicuramente è più un animale da gara che da allenamento: quando ci sono le sedute aerobiche le soffre un po’ di più. Paradossalmente a volte è difficile fargli fare il recupero.

Cesare Casella:

Una caratteristica vincente per Fabio è che sicuramente ha interpretato molto bene la capacità di usare il corpo nella nuotata, come osservava precedentemente Walter. Per lui è stato molto importante il percorso tecnico, quando è arrivato nuotava in un modo molto simile a Fioravanti. Poi si è evoluto e ha trovato la “sua” nuotata. Altra caratteristica importante è il fatto che è molto determinato e motivato in allenamento e conosce i suoi limiti. Martina è molto forte di gambe ma negli anni è riuscita a sfruttare meglio le braccia collegandole all’utilizzo del tronco. Sicuramente la sua forza di gambe le permette di spaziare e gestire meglio le distanze dai 50 ai 200.

Ci addentriamo sempre di più nel cuore dell’allenamento e chiediamo in che modo gestiscono i loro atleti anche da un punto di vista metabolico. Le informazioni arrivano a pioggia: sia Casella che Pedoja spiegano in che modo affrontano determinati lavori esemplificando con serie, recuperi e tempi nuotati. Sicuramente entrambi hanno un costante focus sulla tecnica, che non manca in nessuna seduta, anzi, indipendentemente dal tipo di lavoro proposto, la tecnica non deve scadere mai.

Anche il confronto sulla preferenza della vasca per lo svolgimento degli allenamenti trova molti punti in comune: la corta risulta per entrambi più dinamica e divertente, consente di variare di molto i lavori proposti e di riuscire a focalizzarsi bene su virate e subacquee che sono aspetti importantissimi che non vanno mai trascurati. Inoltre, sottolinea Bolognani, la vasca corta aiuta a mantenere la concentrazione dell’atleta su ciò che sta facendo e  quindi eventuali lavori di tecnica fine sono sicuramente più efficaci.

La discussione prosegue sull’utilizzo degli attrezzi in allenamento, sulla preparazione atletica, sull’utilità della “trasformazione” in acqua dei lavori di forza svolti a secco e sull’organizzazione dell’allenamento in piscina con quello in palestra.

Chiediamo a Walter Bolognani com’è il potenziale giovanile nella rana in Italia.

Putroppo arriviamo da un anno di inattività, anche per quello che è il controllo delle prestazioni. La rana in Italia è sempre stata parecchio produttiva. Forse si stava andando verso una leggera flessione per il settore giovanile a livello internazionale. Ma ci siamo praticamente fermati a febbraio 2020 e quindi si fa fatica a dire qualcosa. L’idea era che non fossimo performanti come le stagioni precedenti a livello europeo e mondiale. Non direi che il problema è metodologico o tecnico. Credo sia un discorso di ciclicità: non siamo un paese così dotato numericamente per garantire una continuità di prestazioni sui vari stili.

Fabio e Nicolò sono compagni di allenamento in occasione di collegiali, ma comunque rivali in vasca. Eppure emerge dai due tecnici che tra di loro c’è un profondo rispetto: il più grande cerca di accompagnare il più giovane e il più giovane cerca di prendere spunto dal più grande. Hanno l’intelligenza di cogliere il meglio dalla loro inevitabile rivalità.

La serata si conclude con la domanda di che cosa ciascun tecnico prenderebbe dall’atleta del collega, ma per la risposta vi rimandiamo alla visione della puntata che segue qui sotto e che resta disponibile insieme a molti altri contributi sulla nostra pagina YouTube.

Non. perdere la seconda parte di “Ai vertici della rana” in programma la prossima settimana.

 

 

 

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