ATPB. Ai vertici della rana (parte 2) con Vito D’Onghia e Gianni Leoni. La puntata on line.

Secondo appuntamento At The Pool Bar per parlare ancora di rana. Questa sera Luca Rasi, per Nuotopuntolive, ha accolto altri due tecnici che si occupano della rana ai massimi livelli: Vito D’Onghia, allenatore di Benedetta Pilato e Gianni Leoni, allenatore di Arianna Castiglioni. Ospite anche Walter Bolognani, figura di riferimento della Federazione Italiana Nuoto per il settore giovanile.

Segue una sintesi testuale e il video integrale della puntata (a fondo pagina).

AT THE POOL BAAR – “Ai vertici della rana” – parte 2

Entrambe le atlete seguite dai due tecnici, Arianna Castiglioni e Benedetta Pilato, sono da poco rientrate dalla International Swimming League. Abbiamo chiesto ai due ospiti come sia stata l’esperienza per le ragazze e i benefici che hanno tratto dal partecipare a una manifestazione di questo tipo in un anno di poche gare.

Gianni Leoni

Sicuramente è servito, soprattutto in un anno come questo, caratterizzato da poche gare e per certi versi anche da momenti di stop dall’allenamento. Le gare che caratterizzano l’International Swimming League sono di fatto gare di altissimo livello, in cui gli atleti che si confrontano sono selezionatissimi. Questo è stato estremamente utile per fare esperienza, inoltre lo stimolo era enorme. Anche la logistica con cui è stata gestita la manifestazione è stata utile, si è dimostrata efficace. Al rientro a casa Arianna era veramente soddisfatta, nonostante qualche problemino fisico.

Arianna Castiglioni

 

Vito D’Onghia

Per Benedetta è stata sicuramente un’esperienza fantastica. Abbiamo ricevuto la proposta dall’Energy Standard a fine agosto e siamo stati titubanti fino alla fine, perchè comunque Benedetta è ancora molto giovane. Ma alla fine abbiamo deciso per il sì perchè abbiamo valutato che da questa esperienza poteva maturare molto. Da un punto vista della crescita personale, è riuscita a lavorare sul divario che ha rispetto ad atlete più grandi e con molte più gare di internazionali alle spalle. Essendo molto giovane, a Benedetta manca l’esperienza con l’alto livello e partecipare alla ISL le è stato di aiuto. Confrontarsi per 43 giorni in un contesto simile è stato utilissimo. Lei si è esaltata tantissimo e il cronometro ha dato riscontro.

Benedetta Pilato

 

Proprio pensando al format che caratterizza la ISL, la riflessione che è seguita è relativa agli atleti italiani, che hanno sempre avuto la fama di non essere amanti delle troppe gare. Ciò che sicuramente fa emergere questa manifestazione è che tante gare e ravvicinate non sono qualcosa di impossibile, bensì di realistico, e realizzabile anche con buoni risultati.

Gianni Leoni

Sono d’accordo. Deve un po’ cambiare la mentalità, anche se molto spesso sono gli stessi allenatori che inducono a pensare che più gare non sono fattibili. L’errore è anche del tecnico a volte. Questa manifestazione è la dimostrazione che invece si può fare. Stiamo parlando di molte gare, ma soprattutto di altissimo livello. SI può dire che essendo in vasca corta è più facile, però è un’allenamento anche per la testa, che in gara la fa da padrona.

Vito D’Onghia

Condivido quanto detto da Gianni e rilancio. Questi 43 giorni ci hanno dimostrato non solo che si possono fare più gare, ma che il livello medio della competizione è rimasto costante, mantenendosi medio-alto, e non è poca cosa. Questo deve sicuramente farci riflettere, di fatto i match si sono trasformati in allenamenti di qualità.

Nonostante i drammi da Covid che hanno caratterizzato quest’anno, dobbiamo prendere atto che abbiamo avuto importanti segnali in ambito metodologico, segnali su cui riflettere. Nonostante gli stop forzati, una programmazione che non si è potuta seguire, ma si è dovuta riadattare, l’assenza di continuità, abbiamo comunque assistito al Sette Colli di agosto a prestazioni notevoli, con importanti riscontri cronometrici.

Gianni Leoni

Sì, dobbiamo pensarci. Ma è da tempo che ci stavamo pensando. A Roma ad agosto i risultati sono stati notevoli, alla ISL, in un periodo che praticamente è poco dopo un inizio stagione, i risultati sono stati notevoli. Questa cosa deve farci riflettere: a Budapest non credo abbiano allenato la prestazione in sè, ma sicuramente hanno allenato la capacità a sostenere la gara, è stato a tutti gli effetti un allenamento alla competizione. Ma non credo al miglioramento della prestazione, lì ci si deve arrivare in un altro modo.

Walter Bolognani

In vasca corta è verosimilmente più facile mantenere la prestazione. Ma nel processo di formazione di un atleta di alto livello c’è una fase in cui va allenato anche lo stimolo alla gara. In Italia facciamo fatica ad allenare questa cosa, è una situazione che dovremmo cercare di cambiare. Più l’atleta gareggia e più impara a gestire un appuntamento importante, non tanto in termini energetici, ma tecnici e mentali. La Federazione da tempo sostiene questa cosa. Sicuramente ISL è una grande esperienza dal punto di vista tecnico: il messaggio importante che è arrivato è che si possono fare molte gare, e tutte con l’obiettivo di essere prestanti al massimo.

Parlando di rana, abbiamo voluto chiedere ai due tecnici ospiti il loro parere sulla polemica sollevata da Melanie Marshall, l’allenatrice di Peaty.

Vito D’Onghia

Shimanovic non l’ho mai visto dal vivo, ma da quello che osservavo attraverso i video mi sembrava una gambata irregolare. Durante il primo lockdown però ho potuto guardare le video analisi di Stefano Nurra sulla gambata di Shimanovic, e mi sono reso conto che ciò che da fuori sembrava una gambata a delfino, era in realtà una gambata a rana molto stretta. Per esempio, nella finale dei 100 rana femminili, vinti da Alia Atikinson, all’arrivo si vede che l’atleta esce dall’acqua con il polpaccio e il piede. Il movimento non era frutto di una gambata a delfino, bensì del movimento ondulatorio del corpo. Credo quindi che la nuotata di Shimanovic sia regolare e il video non dia la giusta interpretazione di ciò che è la realtà.

Gianni Leoni

Purtroppo ritengo che non abbiamo tutti i mezzi per poter valutare queste situazioni. La rana, più che degli altri stili, si presta a questi imbrogli. Il problema delle irregolarità è che i giudici devono vederle. In una ripresa le gambe secondo me erano a delfino e andava squalificato. Ma non è successo. Però fa un po’ di rabbia, perchè le regole ci sono e dovrebbero essere rispettate, noi, ai nostri atleti insegniamo questo.

I due tecnici hanno poi espresso il loro parere sull’utilizzo della VAR, soprattutto per la nuotata a rana. Erano assolutamente concordi nel affermare che sarebbe di grande utilità, non solo per le manifestazioni internazionali, poiché spesso ci si giocano dei titoli importanti su dei centesimi. E la regolarità della nuotata può fare la differenza. Esiste un regolamento e va rispettato.

Ci siamo addentrati poi nel vivo dell’allenamento, chiedendo loro i punti chiave sulla conduzione tecnica della nuotata, sulle loro priorità. Sicuramente la tecnica la fa da padrona, per entrambi ha un ruolo fondamentale, perchè solo lavorando sulla tecnica si riescono a ridurre gli attriti e a rendere la nuotata efficace. Inoltre, diventa di fondamentale importanza sviluppare i punti di forza del singolo atleta, adattando quindi la tecnica di nuotata alle caratteristiche fisiche della persona. Le due atlete seguite dai nostri ospiti interpretano la nuotata a rana in modo sicuramente differente, ma comunque in maniera efficace. E nel tempo, la stessa Arianna Castiglioni ha rivisto la sua nuotata. Per Benedetta Pilato invece, essendo ancora molto giovane, bisogna tenere conto che è in una fase di grande evoluzione, pertanto il suo stile va costantemente monitorato e adattato nel tempo a quelli che sono i suoi cambiamenti dovuti alla crescita.

Abbiamo voluto chiedere quali sono, secondo i loro allenatori, le caratteristiche vincenti di queste due straordinarie ragazze.

Gianni Leoni

In Arianna ho scoperto una caratteristica fondamentale: una grande resilienza. Nonostante i suoi problemi, lei non ha mollato. Altri atleti avrebbero mollato o cambiato stile. Sicuramente questa è una grande dote. Ci sono stati momenti in cui io stesso avrei mollato, e paradossalmente lei mi ha aiutato a non cedere. Prima era aggressiva in acqua, determinata. Con i problemi che ha avuto, ha perso un po’ di questa sana aggressività, ma si sta allenando con grande impegno, e sempre meglio, perciò mi auguro che ritrovi presto anche questa particolarità che la caratterizzava.

Vito D’Onghia

Benedetta è super competitiva. La alleno praticamente da sempre e ho imparato a conoscerla. Con la ISL lei è stata stuzzicata a pieno. Sono contesti che la esaltano, quando c’è la gara lei si trasforma: magari per due ore in allenamento era annoiata, e poi per gioco la si sfida, magari contro un ragazzo, in pochi minuti è trasformata. Bisogna sempre stuzzicarla, e lei tira fuori il massimo.

Continuando a parlare di allenamento, abbiamo curiosato sulle loro metodologie, analizzando quindi quelli che possono essere i condizionamenti metabolici. Entrambi i tecnici non hanno fatto mistero delle loro strategie, esemplificando i lavori svolti e contestualizzandoli in base al periodo di preparazione analizzato. Hanno spiegato il loro modo di allenare, facendo emergere come, pur trattandosi dello stesso stile, la biodiversità dell’atleta richiede approcci completamente diversi. Inoltre, hanno spiegato quali lavori le atlete prediligono, proprio in virtù delle loro diversità caratteriali.

Per quanto riguarda la preparazione a secco, per entrambi è imprescindibile, anche se viene interpretata in maniera molto differente, proprio in virtù della differenza di età delle due atlete. L’uso di attrezzatura è presente, sempre finalizzato, ma non esasperato.

Pensando a Benedetta Pilato, abbiamo voluto chiedere un suggerimento a Walter Bolognani per tutti quei giovani allenatori che si trovano a seguire atleti promettenti, al fine di evitare grandi errori che potrebbero compromettere il futuro dell’atleta.

È capitato anche a me di trovare persone abbastanza forti ma molto giovani. Il rischio è di essere travolti dai successi, perdendo di vista l’obiettivo a lungo termine. Suggerirei di confrontarsi molto di più con chi è più “vecchio”, con chi ha più esperienza, ascoltare ciò che fanno, non tanto per copiarlo, ma perchè attraverso queste riflessioni si può imparare e crescere. Si rischia di compromettere un percorso sportivo, è fondamentale avere pazienza e non farsi travolgere da un successo troppo precoce. Perchè poi si casca nell’abbandono della pratica sportiva.

Anche questa sera abbiamo chiesto ai due tecnici quali caratteristiche prenderebbero dell’atleta del collega, e anche questa volta, per la risposta vi rimandiamo alla visione della puntata che proponiamo qui sotto

Qui sotto il video integrale “Ai vertici della rana (parte 2)”

 

Qui sotto “Ai vertici della rana (parte 1)”

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