Cate Campbell intervistata da La Stampa. “Il nuoto è maschilista come la società”

Il quotidiano nazionale La Stampa ha pubblicato su IG un post dedicato a Cate Campbell tratto da una intervista di Giulia Zonca dove la campionessa australiana racconta cosa farà nella lunga pausa post-olimpica e del libro «Sister Secrets» scritto insieme alla sorella Bronte.

Proprio nelle scorse ore la nuotatrice aussies, neo eletta alla guida della Commissione Atleti del Comitato Olimpico Australiano, si è fatta portavoce della petizione #PADUPPublicHealth di  Share the Dignity per garantire la dignità di base alle donne mentre si trovano in ospedale (segue sotto).

Australia Swimming è molto attenta e in prima linea per l’inclusione, il rispetto e la parità di genere, ha pubblicato negli scorsi messi un documento ufficiale contenente 46 raccomandazioni emerse da una indagine indipendente commissionata per verificare la qualità dell’esperienza vissuta dalle donne del nuoto australiano: nuotatrici, giudici di gara, allenatrici, un lavoro davvero importante, realizzato non da qualche attivista su posizioni estreme, ma dall’ente che governa un movimento natatorio di élite, per qualità e profondità secondo solo agli Stati Uniti e che ha sempre fatto da apripista verso la modernità: nella tecnica, nella metodologia, e da oggi anche nell’inclusività, parola con la quale anche i più strenui difensori dell’ordine costituito sono ormai costretti a fare i conti. Soprattutto, si tratta di quella che gli avvocati definirebbero una “piena confessione” da parte di Swimming Australia che non nega, non minimizza e garantisce della propria volontà di cambiamento. Vedremo quali atti concreti seguiranno a queste dichiarazioni, ma la franchezza degli australiani è sbalorditiva.

Estratto dall’intervista di La Stampa – Cate Campbell saluta il suo Oceano: “Il nuoto è maschilista come la società”

[…]

Campbell, il nuoto è uno sport maschilista?
«Ha la struttura della società. È abituato a un punto di vista maschile il che ha portato a delle storture. Fino a qui, nelle migliori delle ipotesi, abbiamo curato i sintomi, è ora di affrontare la complessità di un sistema che così come è non funziona più».

Nel libro parlate a lungo di come le nuotatrici vengano valutate in base al loro aspetto. Essere in forma, rispettare certi canoni, non è una prerogativa dell’alto livello?
«Sì, ma in moltissimi casi sono parametri male interpretati e usati solo al femminile. Dovrebbe essere la performance a stabilire che cosa c’è e che cosa manca, invece è semplicemente il colpo d’occhio o peggio il calcolo della massa grassa o di una serie di dati superati».

Succede solo con le donne?
«Purtroppo sì. Se un uomo non rende come potrebbe gli si possono far notare eccessi di peso, magari. Per una donna il controllo scatta pure se sei appena diventata campionessa mondiale. Attenta non sei come dovresti. Si sono mai chiesti se a volte delle controprestazioni siano legate al fatto che l’atleta mangia poco invece che troppo?» .

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