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«Il mio è un sogno ungherese, non americano». Ph: DeepBlueMedia.
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Cesare Butini guarda oltre Parigi: «Buone prospettive verso le Olimpiadi»
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Editoria
Paolo Barelli: «Le medaglie di Parigi sono figlie di un miracolo italiano»
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Kristof Milák oltre Parigi. Il tecnico Szabó: «I grandi risultati li aspettiamo nei prossimi anni»
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Camera di chiamata. Simona Quadarella ospite di Luca Dotto.
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Charlotte Bonnet commenta il nuoto per la radio
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Camera di chiamata. Carlos D'Ambrosio ospite di Luca Dotto.
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Germania. Johannes Liebmann non si nasconde: «Il mio obiettivo è la medaglia d'oro»
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La Traversata dello Stretto diventa un libro: oltre 70 anni di storia tra sport e leggenda
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Michael Phelps. "Non voglio che i miei figli facciano nuoto"
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USA. Anna Moesch: «Mentirei se dicessi che non sto inseguendo quel record del mondo.»
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«Bob Bowman, le magicien d’eau », disponibile sul sito de L'Équipe
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I Believe In You. La piattaforma svizzera di crowdfunding interamente dedicata allo sport
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Gregorio Paltrinieri ospite di Jeantoneria Podcast: "La vera sfida è battere se stessi"
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Thomas Ceccon dal collegiale di Sierra Nevada.
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Ph: DeepBlueMedia.
Nell’intervista concessa al quotidiano ungherese Nemzeti Sport, il campione olimpico Hubert Kos racconta un momento di svolta della sua carriera, quello in cui il talento si è definitivamente trasformato in status internazionale. Dopo un 2025 da protagonista assoluto – oro e bronzo ai Mondiali di Singapore e doppio record del mondo in vasca corta nei 100 e 200 dorso – il 22enne ungherese parla con la calma di chi sa dove sta andando.
«Ora vedo, e oso dire, che ho la possibilità di ottenere risultati ancora più grandi», ammette senza enfasi, spiegando come il successo olimpico non abbia rappresentato un punto di arrivo, ma una conferma. «So perché lavoro, ha senso fare tutta questa fatica».
Alla base della sua crescita c’è una visione molto chiara del percorso. Kós non nasconde l’ambizione, ma la tiene sempre ancorata alla concretezza del lavoro quotidiano:
«Prima c’è il traguardo, poi il percorso e la tattica per raggiungerlo. Sognare senza fare nulla non ha senso».
Determinante, in questo percorso, l’incontro con Bob Bowman, un allenatore che non concede scorciatoie mentali. Il rapporto è diretto, esigente, a tratti spigoloso. «Se qualcosa non va, devi capire da solo come diventare migliore», racconta Kós, spiegando come Bowman non ami ripetere concetti già affrontati: “I already told you how to be better”. («Ti ho già detto come essere migliore.»). Un metodo che responsabilizza e che, nel tempo, ha rafforzato la sua autonomia.
Nonostante i successi e l’esperienza maturata negli Stati Uniti, Kós mantiene un legame fortissimo con le proprie radici. Centrale, nel suo racconto, è la figura dell'icona del nuoto ungherese e mondiale László Cseh , suo punto di riferimento che va oltre le medaglie:
«Non è il mio esempio solo per quello che ha vinto, ma per l’uomo che è stato, dentro e fuori dalla piscina».
Ed è proprio l’identità a emergere come tema ricorrente. Alla domanda su cosa conti di più, tra l’oro e l’inno, la risposta è immediata:
«L’inno è la cosa più importante. Non riesco a immaginarmi sul gradino più alto con un altro inno che non sia quello ungherese».
Un concetto ribadito anche parlando del suo percorso internazionale: «È un sogno ungherese, non americano», chiarisce, sottolineando come l’esperienza all’estero sia stata uno strumento di crescita, non una fuga.
L’intervista restituisce il ritratto di un atleta già maturo, capace di tenere insieme ambizione e disciplina, emozione e controllo. Un campione che non si limita a vivere il presente, ma lo utilizza come base solida per ciò che verrà.