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Ariarne Titmus racconta il ritiro, la rivalità con Ledecky e il rapporto con Dean Boxall
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Cameron McEvoy, dentro il laboratorio della velocità: la rivoluzione dell'allenamento raccontata in un documentario
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Surviving The Chaos. Ep.4: Siobhan Haughey, tra infortuni e futuro: «La mia carriera si avvicina alla conclusione»
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Nuoto.com nella ricerca universitaria di Costanza Cocconcelli sugli Enhanced Games
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Ariarne Titmus: «Ho fatto la scelta giusta. Non rimpiango il ritiro»
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USA. College Swimming League: Anita Bottazzo vince i 100 rana
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Summer McIntosh racconta il flop ai Pan Pacific: «Ero troppo scarica, non riuscivo a cambiare ritmo»
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Australia. The Pool, la piscina più fotografata del mondo arriva su Netflix
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USA. College Swimming League: Sara Curtis: 49.74 nei 100 dorso e 21.06 nei 50 stile libero, tre primati CLS.
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Claire Curzan racconta il lavoro in Virginia: allenamento aerobico, subacquee e il talento di Sara Curtis
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Forza, dati e velocità: il metodo McEvoy
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Lani Pallister: «Il cambiamento più grande è stato mentale»
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USA. College Swimming League: Venerdi torna in gara Sara Curtis.
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Ian Thorpe e Simona Quadarella a Trento: storie di talento, coraggio e cambiamento
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Il campione russo tra amore, identità sportiva, geopolitica, ambizioni olimpiche e sogni materiali.
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È un racconto personale, diretto e sorprendentemente sincero quello che Kliment Kolesnikov, due volte medagliato olimpico e campione del mondo, affida ai microfoni di Match TV. Un’intervista che parte dall’amore, ma finisce per toccare identità sportiva, geopolitica, ambizioni olimpiche e persino sogni materiali. Il campione russo, in una precedente intervista, ha dichiarato che sarà presente in estate al 62° Trofeo Settecolli di Roma.
Al centro del servizio dell'emittente russa c’è la relazione con la nuotatrice Anastasia Kirpichnikova, oggi in forza alla Francia. Una storia che, nelle parole di Kolesnikov, nasce “al momento giusto”:
«Il destino ci ha rimesso sulla stessa strada. Sono davvero felice che Nastja sia con me. Lei vive le mie gare molto più intensamente di me. Io nuoto con piacere, lei soffre, tifa, si emoziona. Mi sostiene tantissimo».
I due si conoscevano già dal 2016, ma per anni si erano persi di vista. «Dal 2016 al 2021 praticamente non abbiamo avuto contatti», spiega Kolesnikov. «Poi ai Mondiali 2025 di Singapore ci siamo conosciuti di nuovo, come se fosse la prima volta. Da agosto abbiamo iniziato a frequentarci».
Una relazione moderna, divisa tra Paesi diversi, ma senza drammi né progetti di fuga.
«In federazione scherzano dicendo che potrei trasferirmi in Francia. ma è solo una battuta. Io resto dove sono, e anche Nastja. Ognuno ha scelto il proprio percorso sportivo. La carriera non è finita, adesso pensiamo solo ad allenarci e gareggiare. Il resto verrà dopo».
Il Campionato Europeo 2026 di Parigi, inevitabilmente, avrà un sapore particolare. Ma Kolesnikov smorza subito ogni romanticismo:
«Sì, almeno mi farà vedere dove vive. Parliamo di gare. Ho visto il campo gara dove nuoteremo. Onestamente, al momento non è un granché. Forse lo sistemeranno, ma oggi non è l’ideale»
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Il discorso si allarga rapidamente al ritorno degli atleti russi sulla scena internazionale. Su questo punto, Kolesnikov è netto e riconoscente: «La nostra federazione sta dando un esempio straordinario di diplomazia morbida nello sport». E spiega: «Se non rispondono alle lettere, vanno direttamente da chi prende le decisioni. Difendono i nostri diritti in modo intelligente. Per questo oggi possiamo tornare a gareggiare».
Il tema della bandiera e dell’inno resta centrale: «Non è una concessione, non è un privilegio. È un diritto fondamentale dell’atleta», afferma. «Spero davvero che torneremo a competere con bandiera e inno. È la base».
Fuori dall’acqua, Kolesnikov non nasconde di avere sogni molto concreti. La famosa Porsche 911, diventata virale sui social, non è una provocazione: «Costa circa 29 milioni di rubli», dice senza giri di parole. «Per permettersela bisogna vincere due Olimpiadi. Ho fatto i conti». Quando gli chiedono se questo significhi nuotare fino al 2032, corregge: «No, due ori a Los Angeles 2028. E allora sì, si può comprare». E conclude, con ironia: «Non solo per la Porsche, ovviamente».
Quando si parla di icone sportive russe non ha esitazioni sul migliore di tutti: Alexander Ovechkin, star dell'Hockey.
«È il più grande sportivo russo della storia. Questo è indiscutibile. Non basta vincere medaglie. Devi diventare un simbolo. Quando senti “Ovečkin”, sai subito che è hockey. Se dici Alexander Popov, non tutti sanno cosa abbia fatto», osserva. Ovečkin ha costruito qualcosa che succede una volta ogni generazione».
L'intervista di March TV si chiude inevitabilmente sull’Olimpiade: «Per arrivare a quel livello servono ori olimpici. Come Michael Phelps», dice. «Non capita per caso. Serve una squadra intorno, serve tempo, serve un sistema. Se un giorno anche un nuotatore russo diventerà così riconoscibile, sarà perché avrà vinto tanto.».