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Il campione statunitense racconta perché diritti e responsabilità saranno centrali per il futuro dei Giochi.
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Il nord dell’Inghilterra sogna le Olimpiadi. UK Sport analizzerà costi, benefici e fattibilità di una candidatura per il 2040.
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Istituzioni sportive
Terza edizione “Sport e innovazione Made in Italy”. Greg Paltrinieri: "Siamo una realtà che sta funzionando."
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ISHOF. Hall of Fame 2026: celebrate le leggende del nuoto mondiale
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Darwin capitale del nuoto australiano verso Brisbane 2032
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il CIO assegna le massime onorificenze olimpiche all’Italia.
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USA Swimming e Speedo rinnovano la partnership fino al 2028
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L'Inghilterra per i Commonwealth Games di Glasgow con 28 atleti.
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Fin Trentino. Joy of Swimming, iniziata l’edizione 2026
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Sarah Wellbrock vice-presidente del Comitato federale dello stato dell’Assia
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Il CIO frena l’espansione olimpica: meno discipline verso Brisbane 2032
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Swiss Aquatics rinuncia ai Giochi Olimpici Giovanili di Dakar
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Fit for the Future, il CIO cambia direzione.
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European Aquatics: il safeguarding diventa priorità assoluta per lo sport europeo
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European Aquatics e Fluidra insieme per rilanciare le piscine europee
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Per molti appassionati di nuoto il nome di Anthony Ervin (44) richiama immediatamente una delle storie più particolari e affascinanti della storia olimpica. Campione nei 50 stile libero ai Giochi Olimpici di Sydney 2000, capace di lasciare il nuoto a soli 22 anni e poi di tornare sedici anni dopo sul gradino più alto del podio ai Giochi Olimpici di Rio 2016, Ervin oggi ha scelto una nuovo ruolo: quello di rappresentanza e tutela degli atleti.
L’ex nuotatore statunitense è infatti membro dello Steering Committee della Athletes’ Declaration, il gruppo incaricato di accompagnare l’applicazione della Dichiarazione dei Diritti e delle Responsabilità degli Atleti, un progetto nato attraverso il confronto con oltre 4.000 atleti d’élite di tutto il mondo e pensato per rafforzare il ruolo degli sportivi nel futuro del movimento olimpico.
«Dopo una lunga carriera da atleta, nella quale ho ottenuto molto, sento il desiderio di restituire qualcosa alla prossima generazione»,.
Palmares di Anthony Ervin

Le sue parole assumono un peso particolare se si considera il percorso che lo ha portato fino a qui. Dopo il successo olimpico di Sydney, Ervin si allontanò dalle competizioni e attraversò anni difficili, segnati dalla depressione e dall’alcolismo. Il ritorno nel 2011 e il trionfo di Rio 2016 rappresentarono una delle più celebri storie di rinascita dello sport moderno. Oggi quella esperienza personale è diventata uno strumento per accompagnare altri atleti.
Secondo Ervin, il movimento olimpico sta attraversando un cambiamento culturale importante: gli atleti non devono più essere soltanto protagonisti in gara, ma anche partecipanti attivi nelle decisioni che riguardano il loro ambiente.
«Sono gli atleti, il cuore del movimento olimpico, che devono definire i propri diritti e le proprie responsabilità. Ogni dirigente sportivo dovrebbe conoscere ciò che gli atleti hanno da dire. È il modo migliore per far progredire lo sport.»
Nel suo racconto emerge anche un cambiamento rispetto al passato. All’inizio della sua carriera la voce degli atleti aveva meno spazio; oggi, invece, cresce l’aspettativa che siano loro stessi ad assumere ruoli di responsabilità e guida. Per questo Ervin sostiene che serva investire nella formazione degli atleti anche oltre l’aspetto tecnico, sviluppando competenze organizzative, capacità decisionali e conoscenza delle strutture che governano lo sport.
L’esperienza nel comitato gli ha inoltre permesso di confrontarsi con persone provenienti da discipline e contesti differenti, unite dalla stessa ambizione: lasciare lo sport migliore rispetto a come lo hanno trovato.
«Più affrontiamo domande difficili nello sport e nella società, più ci rendiamo conto di quanta complessità ci sia ancora da comprendere.»
Per lui è proprio questa disponibilità continua ad ascoltare e imparare che distingue la vera leadership. Non quella costruita sulle medaglie, ma quella che prova a creare opportunità per chi arriverà dopo.