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Amarcord
Simposio del crawl, ultima questione: “respirare”.
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Simposio del crawl punto quattro: “Legs”
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Simposio del crawl punto tre: “Arms”
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1918. Simposio punto due: “the position”
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Un Simposio per l’american Crawl
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1911: Uno strano Campionato Europeo a Roma
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1910: un campionato nazionale sui 200 misti
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1909: Uno strano Campionato del mondo sulla Senna
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Arriva il “Duca” e salva l’american crawl
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1908: una federazione mondiale per gli Amateur
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Daniels e il “Six Beat American Crawl”
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1907: anche in Spagna un campionato di nuoto.
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La tristezza degli Enhanced Games
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Gus Sundstrom e lo Swordfish Glide
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Un’Olimpiade tra mare e innovazione. Condizioni estreme e nuovi scenari per il nuoto olimpico
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In copertina. La Squadra dell'Illinois Athletic Club del 1914. Hebner è il primo nuotatore in alto da sinistra. Gli altri sono E.W Mc Gillivary, Wohfeld, Mott e Raithel. In basso Evers, Roth, Perry Mc Gillivray e Mc Dermott.
Alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912 furono molte le novità. Si gareggiava in mare, in cento metri delimitati da tubi galleggianti, dove correnti fredde e forti maree disturbavano gli atleti. Eppure furono battuti tutti i record olimpici e quattro record del mondo. Era un segno che nel nuoto c’era stato molto fermento negli anni precedenti.
A Stoccolma arrivarono le donne e finì il dominio europeo. Solo la rana rimase vecchio continente, grazie ai tedeschi. Nello stile libero trionfò il crawl australiano, che si aggiudicò gare femminili e staffette, ma divenne leggenda un americano delle isole Hawaii, Duke Kahanamoku, che vinse la gara veloce con uno stile tutto gambe, parente di quello di Charlie Daniels, il grande campione dell’American Crawl ritiratosi l’anno prima.
Il dorso presentò un’atra sorprendente novità americana. Era il “Backcrawl stroke”, nuotato da Harry Hebnerdi Chicago. Naturalmente con la sua variazione, l’americano rischiò la squalifica, perché nessuno aveva mai visto nuotare all’indietro con movimenti alternati di braccia e gambe. Tutti, infatti, usavano muoverli in maniera simultanea e simmetrica, come nella rana. Ma andò bene perché i giudici non trovarono appigli sul regolamento. Una gambata simile a una pedalata ed un recupero alternato ad arto flesso, come un crawl ribaltato, avevano portato Hebner a dominare tutte le fasi della gara. Il record mondiale però era lontano. Nell’ultimo anno l’1’18.8 di András Baronyi, nuotato il 17 luglio 1911, era diventato prima l’1’18.4 di Oskar Schiele, fatto a Bruxelles il 6 aprile e poi l’1’15,6 nuotato da Otto Fahr a Magdeburgo il 29 dello stesso mese. Ma forse erano le condizioni a tener lontano Hebner dal record, infatti nella lista dei partenti messi dietro, c’erano sia Baronyi, che Schiele, che Fahr e tutti arrivarono ad una certa distanza.
Come importanza, a Stoccolma, il dorso era roba da poco. Lo stile libero, infatti, si esprimeva con tre gare e una staffetta per gli uomini e una gara e una staffetta per le donne, la rana con due gare (200 e 400) anche se solo per gli uomini, mentre il dorso aveva una gara sola (i 100) e solo per gli uomini. Era la seconda volta che si facevano i cento all’Olimpiade e la quarta che si nuotava a dorso. Si gareggiava in tre turni: da martedì 9 luglio a sabato 13 luglio. Gli atleti in acqua erano diciotto e venivano da sette nazioni. Il record olimpico del 1908 (1’24.6) cadde subito in prima batteria, ad opera di Hebner, che fece 1’21.0. In semifinale fu ritoccato ancora da Hebner e portato a 1’20.8. In finale restò inalterato, data la necessità di vincere rispetto all’andar forte. Dopo una partenza falsa, Hebner prese subito il comando e resistette fino alla fine ai tentativi di Otto Fahr di andargli addosso. Il suo tempo fu 1’21.2, più di un secondo di distanza da Fahr che arrivò secondo. Il rapporto ufficiale dice che andò così: "Hebner, che teneva la testa ben fuori dall'acqua e riusciva a osservare gli avversari in tutta la gara, vinse senza alcuna difficoltà."
Harry Joseph Hebner (1891/1968) non era solo un dorsista. Aveva primeggiato anche a stile libero, essendo uno dei ragazzi dell’esperimento sul Trudgen Crawl di Franck Sullivan. Harry era di Chicago, nato il 15 giugno 1891. Aveva cominciato a gareggiare a 15 anni, nella squadra del Central YMCA e a sedici era stato preso da Sullivan all’Illinois Athletic Club. L’anno dopo, col trudgen crawl, aveva vinto il bronzo olimpico con la staffetta americana alle Olimpiadi di Londra. A Stoccolma, oltre all’oro del dorso, vinse anche l’argento in quella stessa staffetta. Nell'Illinois Athletic Club fu contemporaneo di Jamison Handy, Perry McGillivray, Michael "Turk" McDermott, A. C. Raithel, e poi sotto Bill Bachrach, il favoloso allenatore che sostituìSullivan nel 1911, di Ethel Lackie, Bob Skelton, Johnny Weissmuller, Norman Ross, Sybil Bauer e Arne Borg. Tutti grandi campioni che trovarono in lui un leader da ammirare, per la gradevolezza del carattere e per la particolare determinazione.
Si dice da tutte le parti che detenne tutti i record mondiali di dorso, ma non risulta il suo nome negli elenchi della Fina. Probabilmente si tratta di record ottenuti in yard, o con formule non ritenute valide nell’evoluzione dei regolamenti federali. Si sa però che a quell’epoca in America non si disputava un campionato all’aperto del dorso, e quindi non faceva praticamente mai la gara dei cento metri. Si sa anche, però, che era forte, per non dire imbattibile. Vinse infatti titoli nazionali dell’Amateur Athletic Union del dorso per sette anni consecutivi, per un totale di 35 titoli, divisi in tutte le distanze disputate, che andavano dalle 50 alle 500 yard. Nel 1914 batté sei record individuali nello stile libero e nel dorso e fu acclamato dal Luigi de Breda Handley, uno che di nuoto ne sapeva parecchio, come “il più grande nuotatore completo del mondo."
Dopo le Olimpiadi di Londra e Stoccolma, fu chiamato ad una terza olimpiade nel 1920 per giocare a pallanuoto. Gli americani si classificarono quarti in quei Giochi e gli europei lo ritennero il miglior giocatore di quella squadra. Nell’occasione fu anche portabandiera nella cerimonia di apertura. Morì per infarto a Michigan City, nell’ Indiana, il 12 ottobre 1968 e fu sepolto nel cimitero cattolico di St. Boniface, nella sua città natale.
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