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Amarcord
1914: la Popolare di nuoto
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1913: l’Olimpiade Russa
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1912: Hebner e il Backcrawl stroke.
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Simposio del crawl, ultima questione: “respirare”.
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Simposio del crawl punto quattro: “Legs”
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Simposio del crawl punto tre: “Arms”
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1918. Simposio punto due: “the position”
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Un Simposio per l’american Crawl
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1911: Uno strano Campionato Europeo a Roma
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1910: un campionato nazionale sui 200 misti
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1909: Uno strano Campionato del mondo sulla Senna
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Arriva il “Duca” e salva l’american crawl
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1908: una federazione mondiale per gli Amateur
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Daniels e il “Six Beat American Crawl”
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Johnny Weissmuller e la costruzione di uno stile rivoluzionario
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L’American crawl era stato il frutto di un’esperienza del crawl tra le tante, quella di New York, elaborata ed interpretata da un fenomeno come Charles Daniels. Successivamente s’era affermato sfruttando le doti naturali di Duke Kahanamoku e la fisicità di Norman Ross, due soggetti tutt’altro che canonici. Solo in campo femminile si poteva parlare di scuola, dato che tutte le migliori, da Ethelda Bleibtrey a Gertrude Ederle,erano allieve di LdB Handley. Ma le donne in quegli anni del novecento, non avevano lo stesso impatto degli uomini nell’affermare un successo tecnico. Per cui fu un altro outsider a consacrare definitivamente lo stile a sei battute e la superiorità americana, anche lui decisamente eterodosso. Si trattava dell’immigrato dalla Romania Johnny Weissmuller, divenuto l’incarnazione dello stile americano per almeno quarant’anni.
Weissmuller
Giunto in America nel 1905, ad un anno, e approdato al nuoto praticamente da solo, Johnny Weissmuller aveva penato prima di finire in una squadra importante, l’Illinois Athletic Club. C’era arrivato grandicello nel 1920, dopo aver gareggiato a modo suo nella squadra YMCA di Chicago. Per entrare in squadra aveva molestato un compagno di scuola che ci nuotava, Hooks Miller, insistendo perché trovasse qualcuno disposto a valutarlo. La sua fortuna fu che quel qualcuno fu “Big Bill” Bachrach, il gran capo in persona, che nonostante considerasse la sua tecnica imbarazzante, si rese conto subito delle sue possibilità. Bill Bachrach fu geniale nel mettere da parte tutte le sue idee sul crawl e trovare un modo di aggiustare lo stile di quel ragazzo, senza reinventarlo. Fu così che nacque quella cosa mai vista, che divenne in poco tempo il sigillo dell’American Crawl.
Il Crawl alla Weissmuller
Chi lo guardava non vedeva riferimenti da “Simposio del crawl” o spiegazioni razionali tipo “LdB”. Vedeva un uomo spostarsi in acqua quasi che ne vanisse fuori, con una facilità e una leggerezza che facevano pensare a qualcosa di assolutamente naturale. Invece quel risultato era il frutto di un lavoro di aggiustamento macchinoso e insistente. La facilità era solo apparente, perchè nuotare come faceva Johnny Weissmuller doveva essere davvero dispendioso.
La posizione
La posizione del corpo, infatti, era molto alta, esagerata, anche per i canoni del crawl di allora. Il tronco stava quasi sopra la superficie, mentre le anche e le gambe erano sommerse. Si trattava della “posizione a idroplano”, molto suggestiva ma decisamente poco pratica. Era una versione dell’idrovolante evocato da Harry H. Hindman, l’allenatore dell'Università del Wisconsin, che l’aveva richiamata nel simposio del crawl. Per rimanere così Weissmuller inarcava la schiena e si sosteneva grazie ad una spinta prodigiosa delle gambe. Una spinta così intensa che consumava rapidamente tutte le energie. Nel nuotare non faceva nessun rollio, a parte il minimo che serviva a far uscire le spalle per il recupero. Cercava invece una posizione più piatta possibile, una cosa pensata e ritenuta buona, con l’intento di non perdere l’assetto a idroplano.
Whiplash action
Il colpo di piedi di Jhonny era un “flutter kick”, ma diverso da quello di Kahanamoku. Non somigliava neanche alla battuta “indipendente”, di Charles Daniels che era più calciata. I suoi movimenti erano molto sciolti. Teneva i piedi rigorosamente “a piccione” e articolava moltissimo la caviglia. L’azione nasceva dalle anche, con le ginocchia in leggera flessione, ma dava una notevole spinta verso l’alto. I piedi eseguivano un movimento di schiaffo laterale dentro/fuori, che gli veniva spontaneo. Il movimento forniva una spinta propulsiva decisiva e sosteneva l'arco della schiena e del torace. I piedi scendevano sotto la superficie tra i 40 e i 45 centimetri. Bachrach chiamava questo colpo, "Whiplash action”, “colpo di frusta". Naturalmente Weissmuller non nuotava solo così. Infatti per affrontare le distanze più lunghe e le gare di fondo sapeva anche usare la tecnica a due battute.
Braccia
La trazione agiva direttamente davanti alla spalla. Iniziava con il gomito piegato a quarantacinque gradi, e cercava di concentrarsi su una “backward pull” che passava direttamente sotto la pancia. A fine bracciata dava un piccolo slancio con le mani che arrivavano alle cosce che fletteva il polso, un vezzo che divenne caratteristico di molti nuotatori. Quando una mano entrava in acqua l’altra stava ancora spingendo, passando per un momento in cui raddoppiava la spinta. Questo tratto personale, divenne famoso come “doppia bracciata” e fu considerato da tutti come un elemento fondamentale. Il recupero di Weissmuller era una rotazione a braccio sciolto che somigliava al movimento di una falce. Il gomito era moderatamente elevato e si abbassava nel tragitto. Dall’inizio alla fine teneva il braccio piegato a 90 gradi. Il movimento era molto rilassato e non batteva eccessivamente sulla superficie. Anche questo contribuiva a dare l’impressione di una scioltezza estrema.
Respirazione
A differenza di Kahanamoku, Weissmuller respirava ogni ciclo di bracciata. Era convinto che l'inspirazione andasse fatta con decisione dalla bocca, mentre l’espirazione doveva essere graduale ed eseguita dal naso. Quando respirava la testa era in avanti, con occhi e naso sopra la superficie. L’espirazione durava quattro o cinque tempi, l’inspirazione uno. Respirava ogni volta che la mano sinistra usciva, dando un colpo laterale con la testa da quella parte. Quindi riportava lo sguardo in avanti. Se doveva accelerare, però, abbassava il capo temporaneamente e aumentava la frequenza per qualche bracciata. Poi riprendeva la tecnica consueta.

L’American crawl di Johnny Weissmuller in sequenza
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Il simposio del 1918 chiarisce il ruolo della respirazione nel crawl, tra lateralità, ritmo e relazione con la distanza. In copertina Crawl. 1912 circa