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Dall'anonimato olimpico al dominio di Los Angeles 1932: come il Giappone rivoluzionò il crawl e cambiò per sempre la tecnica del nuoto mondiale.. Nella foto (Yasuji Miyazaki)
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I giapponesi all’Olimpiade
Il nuoto giapponese era partito in ritardo per l’olimpiade. Assente prima di Anversa, a quell’olimpiade s’era presentato col solo Kenkichi Saito1, eliminato in batteria nei 100 stile libero. A Parigi i nuotatori del sol levante erano diventati sei e Katzuo Takaishi2 era approdato a due finali dello stile libero (100 e 1500), un risultato ritenuto eccezionale in patria. Ad Amsterdam, nel ‘28, c’era stato il salto di qualità. Erano arrivate tre medaglie: un oro nei 200 rana con Yoshiyuki Tsuruta, un argento con la staffetta e un bronzo nei cento stile libero. Il campione di riferimento era ancora Takaishi, vincitore del bronzo e membro più autorevole della staffetta. Invece a Los Angeles nel 1932, il nuoto giapponese aveva spaccato. Cinque ori, cinque argenti e due bronzi e un dominio totale nel nuoto maschile: undici medaglie ottenute su diciotto messe in palio.
Dominio
La superiorità giapponese non era stata un caso. C’era un progetto e una realizzazione rigorosa. Per la tecnica i giapponesi avevano pensato di invitare negli anni precedenti l’olimpiade i migliori nuotatori del mondo, come Rademacher, Weissmuller e Borg. Li avevano guardati, filmati, analizzati e poi avevano corretto tutti i dettagli che avevano ritenuto opportuni. Il prodotto finale era stato qualcosa di davvero innovativo. I progressi sensazionali. Avevano anche un’idea nuova che guidava il lavoro tecnico: lo stile doveva adattarsi all’atleta e non l’atleta allo stile. Sorprendente era anche il numero di atleti capaci di eccellere. America e Australia, i paesi del crawl, infatti, avevano sempre affidato i loro successi ad un paio di atleti formidabili. Ora spadroneggiava una squadra molto numerosa e decisamente eterogenea. Tra l’altro molto giovane. Era la prova della superiorità di una scuola.
Supremazia nel crawl
Nel crawl il dominio dei giapponesi a Los Angeles fu quasi assoluto. Nei cento metri si piazzarono al primo, al secondo e al quinto posto con Yasuji Miyazaki3 capace di nuotare 58.2, Tatsugo Kawaishi (58.6) e Zenjiro Takahashi (59.2). Nei quattrocento furono terzi con Tsutomu Ōyokota (4’52.3), quarti con Takashi Yokoyama (4’52.3) e quinti con Noboru Sugimoto, (4’56.1). Kusuo Kitamura4 (19’12.4) e Shozo Makino (19’14.1) avevano invece occupato i primi due posti nei millecinquecento e la staffetta si era dimostrata imbattibile. Gli americani erano arrivati dopo dodici secondi e il record mondiale ottenuto migliorava il tempo precedente di trentasette secondi. Lo stile giapponese era diverso da tutto quello che si era visto in precedenza. Moltissime erano le innovazioni. Il rigido protocollo Weissmuller, che aveva inchiodato gli americani su una forma unica, era stato del tutto smantellato.
La posizione
Il miglioramento cominciava con la posizione. L’american crawl, aveva insistito su un corpo inclinato e piatto, identificato dalla posizione “a idroplano”. Per i giapponesi bisognava invece stare bassi, con la fronte immersa e con i piedi quasi in superficie. La loro posizione fu subito battezzata “posizione a barca”. Il punto più basso infatti, erano le ginocchia e non i piedi, suggerendo l’arco tipico della chiglia di una barca. Le braccia andavano stese, i palmi girati in basso, gambe e caviglie dovevano galleggiare in posizione orizzontale, senza “irrigidire il corpo, ma rilassando i muscoli per rimanere in linea retta”.
Le gambe
L'azione delle gambe era continua, a sei battute "indipendenti", senza accento. Il modello era Kusuo Kitamura, il più giovane dell’Olimpiade che interpretava alla perfezione un movimento continuo di un-due-tre/un due tre. Il movimento si basava sulla posizione bassa dell'anca. Le ginocchia, durante il calcio, andavano piegate moderatamente. Il piede spingeva chiaramente verso dietro e poi in basso e non scendeva sotto il livello delle ginocchia, in modo che il calcio fosse relativamente poco profondo. Questo movimento che i giapponesi chiamavano “Bata-ashi”, equivalente dell’inglese “flutter kick”, andava eseguito con le dita vicine e i talloni separati da una distanza di tre, quattro pollici (circa 10 cm). I piedi dovevano stare sotto la superficie e seguire la sensazione di spingere l'acqua, mentre le gambe dovevano stare vicine, senza toccarsi.
Rollio
Contraddicendo il dogma americano i giapponesi rivalutavano il rollio. “Se si nuota senza ruotare il corpo sull’asse longitudinale” diceva Takaishi nelle sue spiegazioni riportate da “Swimming in Japan”, il testo che raccontò il miracolo giapponese al mondo, “si deve nuotare in una posizione molto innaturale, … affondando profondamente le gambe per respirare facilmente”. Se si cerca di entrare decisi senza ruotare il corpo, la potenza richiesta è prodotta solo dai muscoli delle braccia e delle spalle, ma quando la potenza della rotazione del corpo viene aggiunta a quella delle braccia, la forza sarà notevolmente aumentata. Tuttavia bisogna capire che esiste un limite al rollio, poiché quando eccede, rovina la forma o rallenta la bracciata. Il rollio è necessario e la potenza che produce rafforza notevolmente la trazione quando è combinata coi movimenti del braccio. Questa forza è aumentata in funzione del grado di rotazione, di conseguenza è naturale che più ruota il corpo, maggiore sarà il movimento del braccio e più lento sarà il tempo della bracciata. Il metodo migliore per nuotare in velocità per una distanza fissa è quello di nuotare con la bracciata più grande e più forte e con il ritmo più alto possibile. Tuttavia è difficile per un nuotatore di potenza limitata aumentare la bracciata senza abbassare il ritmo. Quindi dobbiamo considerare i limiti del rollio. Nel considerare questo aspetto è importante decidere se il rollio è adatta ad un nuotatore... Non può essere deciso allo stesso modo per ogni persona”.
Braccia
Anche le braccia riservavano novità. L’entrata doveva avvenire davanti alla spalla, prima che il braccio fosse completamente esteso. L’azione doveva portare subito l’avambraccio e la mano in posizione inclinata verso il basso, per essere immediatamente in presa. Il braccio completamente disteso avrebbe allungato il tempo della presa, con interferenze negative sul ritmo. La trazione andava fatta col gomito leggermente piegato, sotto le spalle, lungo due linee parallele alla spina dorsale. L’interpretazione della traiettoria rivedeva l’idea diffusa che prevedeva il passaggio delle mani sotto la pancia. La mano interrompeva la sua corsa in posizione perpendicolare. L’uscita era quindi relativamente più corta rispetto all’american crawl. Questo consentiva un aumento della frequenza nello sprint, risorsa che i giapponesi sfruttavano nella parte finale della gara. Avevano infatti la consegna di cercare la vittoria e non il record, mantenendo un controllo degli avversari fino ad un certo punto e scatenando il cambio di ritmo nel momento concordato. Questa scelta metteva in crisi gli avversari, abituati a partire al massimo e ad arrivare spesso come potevano. Molti finivano la bracciata con uno “snap”, da farsi rapidamente e con forza, poco prima che il braccio uscisse dall’acqua. La mano finiva a uno o due centimetri dalla coscia e tirata fuori in maniera molto leggera.
Recupero
Per il recupero i giapponesi consideravano importante non aumentare la velocità di movimento e tenere il braccio rilassato. Cercavano di sollevare il gomito usando i muscoli della spalla. La forma della bracciata era variabile, ma giudicavano migliore sollevare il gomito facendolo uscire dall’acqua, dopo che il braccio aveva finito il movimento. Il gomito avrebbe tirato dietro la mano. I tecnici consigliavano di portare la mano avanti disegnando un cerchio con la spalla, ed estendere poi il braccio quando era parallelo alla linea del corpo. In questo modo la mano tracciava una linea parallela all’asse centrale senza spostarlo. Alcuni usavano una marcata azione di "over- lapping" delle braccia, a causa della rapida ripresa dell’uscita della mano. Durante il recupero anticipato un lavoro continuo e potente delle gambe spingeva il corpo in avanti sulla mano principale.
La cosa migliore: mantenere il ritmo
Shozo Makino, argento a Los Angeles, faceva queste osservazioni: "Estraggo la mano prima di aver completato la bracciata e allungo immediatamente, non passando vicino al fianco. In gare lunghe questa è la cosa migliore per mantenere un ritmo veloce senza stancarsi, anche se la tecnica usata dal detentore dei record giapponesi e mondiali sui 1000 metri del 1934, il nuotatore Soichiro Honda, non è usare un ritmo elevato, ma una nuotata ampia a tratti lunghi. Non so quale sia la forma migliore, ma ogni nuotatore deve scegliere quello che gli si adatta di più. Il punto più importante è spingere l'acqua saldamente, non appena si mette la mano in acqua, senza perder tempo".
Respirazione
La respirazione dei giapponesi era laterale e più bassa di quella americana. Andava coordinata alla rotazione del corpo. L'inspirazione doveva iniziare sollevando gradualmente la faccia lateralmente quando il rollio era all’apice, con il braccio vicino al termine della trazione e finiva quando il braccio faceva il suo ultimo scatto. Poi il volto tornava nella posizione precedente, mentre il braccio era portato avanti. La bocca doveva stare sopra la superficie dell'acqua per il più breve tempo possibile e bisognava inspirare in quel breve periodo. Quindi occorreva tenere l'aria ed espirare a poco a poco, fino a quando la bocca appariva nuovamente sopra l'acqua.


Katsuo Takaishi, Yasuji Miyazaki,, Tatsugo Kawaishi, Takashi Yokoyama e Kusuo Kitamura
1 Kanekichi Saito veniva dal villaggio di Takachi, oggi città di Sado. Era nato il 2 gennaio 1895 e come molti atleti del suo tempo, praticava vari sport. Si ricordano il sumo, il judo, il kendo, l’atletica leggera, il nuoto, il baseball e la canoa. Dato che sapeva l’inglese, voleva fare il diplomatico, ma la sua famiglia era povera, per cui dovette optare per la carriera di insegnante. Entrò alla Scuola Normale Takada di Niigata e poiché nessuno riusciva a batterlo a nuoto finì per entrare anche in quella squadra. Nel 1916 vinse i 50 stile libero ai Campionati Nazionali. Nel 1917 fu selezionato per i Campionati dell'Estremo Oriente di Tokyo. Nel 1920 alle Olimpiadi di Anversa, rappresentò il suo paese sia nell'atletica leggera che nel nuoto e imparò il crawl guardando Duke Kahanamoku. Dopo le gare rimase in Europa un anno per osservare cosa facevano nello sport i paesi sviluppati. Quando tornò a fare l’insegnante di educazione fisica insegnò il crawl ai suoi studenti. Dopo una lunga permanenza in Manciuria, tornò nella sua città e riprese ad insegnare. Fu professore capo presso la sezione Takada della Facoltà di Educazione dell'Università di Niigata e presso la Facoltà di Educazione dell'Università di Kanazawa, concentrandosi sull'educazione giovanile con particolare attenzione all'educazione fisica. Nel 1959 divenne il primo preside della Facoltà di Educazione Fisica dell'Università di Chukyo. Morì di cancro il 26 ottobre del 1960.
2 Katsuo Takaishi è stato il primo grande campione del nuoto giapponese. Nato nel 1906, aveva 18 anni quando entrò in una finale olimpica e 22 quando vinse due medaglie alle Olimpiadi di Amsterdam. Essendo della prefettura di Osaka, frequentò la Ibaraki Middle School sotto la guida di Den Sugimoto, che probabilmente fu il primo allenatore giapponese a promuovere l’insegnamento del crawl occidentale, rispetto alle tecniche tradizionali di Suijutsu. Fu uno degli studenti che costruì la famosa piscina della scuola, utilizzando acqua proveniente dai canali di irrigazione usati per coltivare. Nel 1923, mentre frequentava ancora la Ibaraki Middle School, emerse come uno dei principali talenti della nazione, vincendo diversi titoli ai Giochi dell'Estremo Oriente di Osaka. Tra il 1924 e il 1928 vinse tutte le sfide a livello internazionale a cui partecipò, ad eccezione degli scontri con Johnny Weissmuller. Sposò Mineko Nagai, detentrice del record giapponese dei 200 e 400 stile libero e lui stesso detenne i record di tutte le distanze dello stile libero del suo paese. Fu scelto come capitano anche dello squadrone olimpico per Los Angeles del 1932, ma non riuscì a qualificarsi come atleta. Nel 1961 divenne presidente della Federazione Giapponese e nel 1964 direttore generale della squadra giapponese alle Olimpiadi di Tokyo. Morì il 13 aprile 1966 a soli 59 anni.
3 Koji Miyazaki fu tra i più giovani a Los Angeles, essendo nato il 15 ottobre 1916 nel Villaggio di Yoshizu. Sfruttando il fisico da un metro e settantanove per 66 chili, decisamente significativo per un giapponese, alle Olimpiadi fece il record nazionale in batteria (58.7) e quello olimpico in semifinale, battendo il tempo di Johnny Weissmüller (58,0). In finale prese l’oro, interrompendo la striscia di sei vittorie consecutive degli Stati Uniti in quella gara. Due giorni dopo sostituì il compagno Tsutomu Ohyokota, che non stava bene, nella staffetta, guidando la squadra che fece l’oro e il record mondiale da primo frazionista. Dopo essersi diplomato entrò nella Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Keio, grazie al suo legame con Tatsugo Kawaishi, quello arrivato dopo di lui a Los Angeles, e ricoprì il ruolo di capitano della squadra di nuoto. Dal 1954 visse a Nishinomiya, nella prefettura di Hyogo, facendo il direttore della Federazione Giapponese di Nuoto. Morì nel 1989.
4 Kusuo Kitamura fu famoso come il più giovane vincitore di un oro olimpico della storia. Infatti quando vinse i 1500 stile libero a Los Angeles aveva solo 14 anni. Era nato infatti il 9 ottobre 1917 a Kochi. Allenato da Jisuke Mizobuchi, per esercitarsi, aveva nuotato nel fiume Kagami. Era studente superiore al terzo anno, quando vinse l’oro facendo 19’ 12,4, quasi 40 secondi meno del precedente record olimpico. Dopo le Olimpiadi si ritirò dal nuoto competitivo. Nel 1941 si laureò in Giurisprudenza. Durante la guerra fu tenente in servizio sul fronte birmano, dove svolse un ruolo chiave nelle ricognizioni fluviali e nell'istruzione al nuoto dei soldati che dovevano attraversare il fiume Sittang. Dopo la guerra fu Segretario Generale della Commissione Pubblica del Lavoro e Primo Segretario della Missione Permanente del Giappone presso l'Organizzazione Internazionale del Lavoro. Fu anche allenatore capo della squadra giapponese di nuoto ai 3° Giochi Asiatici e direttore esecutivo della Federazione Giapponese di Nuoto. Morì il 6 giugno 1996.
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