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Ad Abbazia debuttano la staffetta 3×100 mista e il crawl rovesciato, mentre la Triestina inizia il suo dominio nel nuoto italiano. In copertina: Il bagno militare nato nel 1908 a Trieste, che divenne Bagni Savoia, dove nacque l'esperienza iniziale della Trestina Nuoto
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1921: arrivano le donne
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1920: mezzofondo senza il trudgen
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1919 primi Campionati Italiani moderni
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Il crawl dei giapponesi
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'14-'18: il nuoto in guerra
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I dieci comandamenti dello sport. Un secolo dopo sono ancora attuali
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La consacrazione dell’American Crawl
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1914: la Popolare di nuoto
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1913: l’Olimpiade Russa
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1912: Hebner e il Backcrawl stroke.
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Simposio del crawl, ultima questione: “respirare”.
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Simposio del crawl punto quattro: “Legs”
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Simposio del crawl punto tre: “Arms”
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1918. Simposio punto due: “the position”
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I Campionati Italiani del 1922 si svolsero nel mese di settembre, ad Abbazia, in Istria. Motivi patriottici legati all’irredentismo, avevano sostenuto la scelta. L’organizzazione fu affidata all’Unione Sportiva Triestina, la società di casa. Pur essendo relativamente giovane, ereditava un patrimonio sportivo saldamente radicato nel secolo precedente. I giornali scrissero di un’organizzazione perfetta. “Magnifico e ricco il trattamento ai partecipanti, alloggiati in alberghi di prim’ordine” recitava ammirata la Gazzetta dello Sport. Il campo gara era quello che ci voleva: gli abituali cento metri, ma un “capolavoro di saldezza e perfezione”. Tradotto voleva dire che si potevano fare le virate. I premi erano diversi e originali: oltre alle solite medaglie furono consegnate coppe, targhe, un orologio e due portasigarette d’argento. Molti nuotatori erano assenti, soprattutto fondisti, ma erano presenti alcune interessanti novità.
Una singolarità di Abbazia fu la staffetta 3x100 mista maschile o 3x100 artistica, una gara che non faceva parte del programma olimpico. La staffetta, sparita nel programma dell’anno successivo, sarebbe ricomparsa nel 1930 e mantenuta per 17 edizioni, fino all’introduzione della farfalla che la trasformò in 4x100 mista. Nel programma femminile arrivò nel 1935. Il primo titolo fu vinto dall’Unione Sportiva Triestina, che fece 4'28.6, mettendo in acqua Emerico Biach, Ottone Andreacich e un certo Turcich. Seconda fu l’Esperia Fiume con Tripold, Tomish e Hlaich, che nuotò 4’31.4, terza l’Esperia B, con 4’37.0.
La seconda novità dei campionati 1922 fu la prima volta del crawl rovesciato nel dorso per un italiano. Lo sperimentò Giordano Bravin, anche lui della Triestina. Bravin salì più volte sul podio dei campionati italiani, ma quella volta non risultò tra i primi. Il podio fu comunque tutto istriano, dato che primo fu Gino Tripolddell’Esperia Fiume, secondo Loris Mohovic sempre dell’Esperia e terzo Emerico Biach della Triestina. I tempi, 1’38.4, 1’40.2 e 1’40.4, sono molto lontani dal 1’21,2 fatto da Harry Hebner all’Olimpiade presentando il crawl sul dorso.
La Triestina era dunque la squadra emergente. S’era già vista competitiva nei campionati precedenti di Spezia e Passignano. Proprio a Passignano, aveva vinto sei titoli su dieci e il primo posto nella classifica delle Società. In campo femminile avrebbe dominato per due decenni, arrivando ad avere ad un certo punto praticamente il novanta per cento delle atlete della nazionale. La società, nata nel 1918, era “Unione” perché originata dalla fusione di due squadre di calcio, il Ponziana e il Trieste Football Club, che condividevano la Piazza d'Armi della caserma austro ungarica di Piazza Dalmazia, come campo di gioco. La sezione nuoto era nata l’anno dopo, per dar vita a una componente che facesse qualcosa nei mesi estivi. Il suo simbolo era l'alabarda di Trieste sormontata da una stella. Il tutto campeggiava in un campo rosso. Il primo campione della società fu Emerico Biach che vinse il titolo italiano dei 100 rana ai Campionati Italiani del 1920. La squadra femminile, quella che tutti avrebbero invidiato, avrebbe visto moltissime nuotatrici aggiudicarsi un titolo italiano: Maria e Nerina Bravin, Bianca Lokar, Armida Ippaviz, Lucia Comisso, Silvia Strukel, Giovanna Scherl, Maria Bertuzzi, Hilde e Mafalda Prekop, Narcisa Foscati, Sara Scipioni, Grazia Ruzzier, Gamacchio Finc e Romana Calligaris.
Il nuoto triestino era nato nelle acque dell’ex bagno militare asburgico della città, diventato prima bagni Savoia e poi Bagni Ausonia. Il Bagno Ausonia negli anni trenta aveva una grande struttura in cemento, piattaforme e trampolini per i tuffi e una vasca da 50 metri di acqua di mare. Furono queste le strutture che sostennero i sogni olimpici dei nuotatori triestini, iniziati ad Anversa con Antonio Quarantotto, passati per Parigi grazie a Emerico Biach e Ottone Andreacich e continuati ad Amsterdam con Sante Omero e Giuseppe Perentin. Quest’ultimo, presente anche a Los Angeles, vinse anche due argenti nei 1500 stile libero nelle edizioni dei campionati europei del 1927 e del 1931.
La Scuola Militare di nuoto era stata inaugurata nel 1830. Era un tipico “Bagno Galleggiante”, come quelli costruiti un po’ dappertutto alla fine dell’ottocento. Solitamente questi bagni erano ancorati vicino ai moli e destinati alla classe borghese. In questo caso erano invece punto di ritrovo dei soldati dell’esercito di Cecco Beppe. Ad inizio ‘900, nell’area vicina, la spiaggia veniva spesso requisita dall’esercito per alloggiarvi interi reparti. Così nel 1908 fu costruito un nuovo Bagno Militare, al servizio di cadetti e veterani. Era un’area di una quarantina di metri, dotata di 120 cabine, posta su palafitte e collegata alla terraferma da un pontile. Aveva vasche per il nuoto, un reparto per le mogli degli ufficiali e una terrazza che faceva da solarium. La struttura era completamente in legno. Comprendeva un piccolo trampolino e delle tende, oltre all’immancabile buffet coi tavolini. Una particolarità era il colore nero, dovuto alla soluzione di “carbolineum”, usata per proteggere il legno dall’erosione. Col sole diventava bollente.
Col passaggio di Trieste all’Italia nel 1920, il Genio Militare aveva messo la struttura all’asta. Così l’aveva comprata il cavalier Bartolomeo Vigini, che ne cambiò subito il nome nel più patriottico “Bagno Savoia”. Dodici anni dopo lo stabilimento fu rifatto. Nel 1935 fu aperta al pubblico una nuova struttura, il Bagno Ausonia, dotato di cabine, guardaroba, ristorante e cinque vasche, due per bambini e principianti e una da 50 metri, per nuotatori e competizioni. Quell’impianto vide il momento magico dei nuotatori dell’Unione Sportiva Triestina, che oggi vanta oltre duecento titoli italiani conquistati in oltre cent’anni di vita.

Antonio Quarantotto, Emerico Biach, Sante Omero e Giuseppe Perentin, olimpionici Triestini.
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