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Dopo la guerra, miracolosamente, ricominciò tutto. Anche il nuoto. La spaccatura tra il prima e il dopo fu convalidata anche dalla scelta della formula dei campionati nazionali. Finiva la stagione del miglio, dello stadio e degli stili artistici e cominciava un programma moderno, simile all’Olimpiade, come nei paesi natatoriamente più sviluppati. Le gare diventavano quindi 100, 400, 1500 e 4x200 stile libero, oltre a 100 dorso e 200 rana. Restava il miglio, ma come campionato di fondo. A dire il vero rispetto a Stoccolma, mancavano 400 rana e gare femminili. Ma era un inizio. Questo primo Campionato moderno si sarebbero svolto a Como. Lo aveva stabilito il primo congresso della Federazione dei Rari Nantes che si era svolto a Genova nel palazzo San Giorgio, il 31 Maggio 1919.
I campionati della rinascita ebbero luogo il 15, il 16 e il 17 agosto 1919. L’organizzazione fu affidata, come si conveniva, alla Canottieri Lario, i padroni di casa. Nel lago allestirono un campo gara da cento metri. Praticamente era un rettangolo d’acqua delimitato da travi galleggianti, che avrebbero dovuto consentire la virata. La mancanza di testate fisse però rendeva velleitaria questa prospettiva. Quindi niente virate. Per iscriversi si pagava una tassa di cinque lire, per le staffette di dieci. Non era poco, se si pensa che un giornale quotidiano si acquistava con dieci centesimi.
La mancata partecipazione dei nuotatori fiumani, causata da un incidente stradale, lasciò il campo libero ai liguri, che si imposero in tutte le gare dello stile libero, grazie anche alla tecnica trudgen che adottavano ormai da un pezzo. Molti, infatti, usavano ancora il vecchio stile “alla marinara” versione casereccia dell’over sul petto, un modo di nuotare dispendioso e poco redditizio.
Nel fondo vinse Antonio Sachner, un ligure di ponente tesserato per l’Acquila Laigueglia, che impiegò 32’15” a completare la distanza. Dietro arrivò il levantino Luigi Bacigalupo. Terzo fu Gilio Bisagno, sempre ligure ma della Sampierdarenese. Dal cognome si capisce che Sachner, detto “il siluro umano” aveva il padre austriaco. Italiana era la mamma. La sua superiorità veniva dal crawl. Era infatti il primo italiano che lo usava e questo colpì subito i cronisti di allora che annotarono la respirazione ogni bracciata e lo stile impeccabile. In gara c’era anche Mario Massa1, il supercampione di Nervi, quello che di solito vinceva tutto, che sorpreso nel vedersi fuori gara si era ritirato prima della fine.
Nei cento stile libero invece fu proprio Massa a vincere. Il suo successo però andò ai lombardi, perché quell’anno era tesserato per la Unione Sportiva Milanese. Il tempo che fece, 1’08.0, era lontano dall’1’03.4 che Duke Kahanamoku aveva fatto per arrivare primo a Stoccolma nel 1912, ma non così tanto dall’1’05,6 di Kenneth Uzagh, l’americano che in quell’occasione s’era piazzato terzo. Secondo giunse Agostino Frassinetti2, sampierdarenese della Pro Liguria, la società nata in quell’anno per mettere insieme i migliori liguri e fare lo “squadrone”. Frassinetti nuotò in 1’09,0 e si piazzò davanti a Carletto Drepama, altro ligure che arrivò in 1’10.0. Drepama nuotava per l’Ardita Juventus Nervi, la compagine che aveva visto iniziare la carriera di Mario Massa.
Mario Massa vinse anche i quattrocento. Il suo 6’34.0, però, era anni luce dal 5’24.4 con cui George Hodgson aveva vinto a Stoccolma e anche dal 5’31,2 dell’australiano Hardwick arrivato terzo. Secondo fu di nuovo Frassinetti, che impiegò 6’34.8. Terzo fu il “vecchio” Davide Baiardo3, anche lui in quell’anno assoldato dalla pro Liguria.
Nei 1500 il gruppo dei vincitori cambiò, anche se i primi posti restarono liguri. Vinse infatti Luigi Bacigalupo4, rapallino della pro Liguria che nuotò 30’11”8 davanti a Gilio Bisagno, che ci mise 30’12.0. Ad infrangere l’en plein dei rivieraschi fu il toscano Bruno Nannelli, targato Rari Nantes Florentia, terzo con 31’00.0. Anche Hudgson aveva usato il trudgen per vincere a Stoccolma, ma aveva nuotato in 22’00.0, un tempo che in Italia sembrava irraggiungibile.
La 4x200 sostituiva la vecchia 3x200 e come si poteva immaginare andò alla Pro Liguria. In squadra c’erano infatti tre medagliati, Baiardo, Frassinetti e Bacigalupo e il quarto, un certo Lungavia, pur non essendo tra i più forti non era per niente male. Al secondo posto si classificò la Forti e Veloci con Olivari, Crovetto, Mantero e Lupi che impiegò 12’43.0. Terza fu la Sampierdarenese di Profumo, Morselli, Quintarelli e Bisagno in 12’50.0. l’Australia, che aveva vinto a Stoccolma grazie al crawl a due colpi di piedi, aveva portato il record del mondo a 10’11.6.
Il dorso, decisamente snobbato dai liguri fu una questione lombarda. Primo arrivò Roberto Davoglio della Rari Nantes Milano, secondo Virgilio Bellezza della Sc Italia, terzo E. Mariani ancora della Rari Nantes Milano. I tempi non li sappiamo. Sappiamo però che nuotavano la rana rovesciata e che quindi erano ben lontani dal 1’21.2 con cui Hebner aveva vinto l’ultima Olimpiade. Hebner, va ricordato, aveva introdotto il crawl sul dorso, la tecnica che aveva stravolto le prestazioni dello stile, non ancora arrivata dappertutto.
Anche la rana fu una questione lombarda. Essendo un dorso ribaltato molti dei primi erano gli stessi, ma a vincere fu Cova Angelo del Sc Italia, in 3’18.0. Cova, prima della guerra, aveva già vinto il titolo sul petto ai campionati del 1911 e del 1912. Dietro di lui arrivò Mariani, il bronzo del dorso, in 3’20.0. Terzo fu un nuotatore del Como, un certo Bianchi che nuotò in 3’35.0.

Atleti liguri: ai lati Mario Massa e Davide Baiardo. Al centro a sinistra Bisagno e Bacigalupo. A destra Frassinetti e Sachner.
1 Mario Massa era stato il campionissimo del nuoto italiano. 35 volte campione italiano prima del 1919, era quello che si vendeva le medaglie prima di gareggiare, sicuro che sarebbero state sue. Figlio del popolo, era nato a Nervi il 29 Maggio del 1892. A dieci anni, in collegio, aveva imparato l’over. Solo più tardi era passato al trudgen, continuando a vincere come prima. Fu atleta dell’Ardita Juventus, la squadra della sua città. La sua carriera fu la più lunga e movimentata della sua generazione: vent’anni di nuoto e 610 vittorie, sebbene il suo modo di nuotare fosse un po’ approssimato e d’allenamento sistematico non avesse mai sentito parlare. Nel 1907 quando vinse il primo titolo nazionale sul miglio, fu contestato perché troppo giovane. Il 4 novembre 1913 invece lasciò tutti sgomenti da un suo tentato suicidio. Si sparò un colpo di pistola al petto. Per fortuna il proiettile uscì senza toccare organi vitali. Il gesto sembrò a tutti inspiegabile. Recuperò in fretta e tornò a vincere. Nel ’14, forse per guarire il suo male di vivere, si trasferì in Sudamerica. Lì fu subito adottato dai nuotatori italiani emigrati prima di lui che lo portarono a gareggiare. Inutile dire che vinse titoli sudamericani in diverse gare oltre ad imparare come fare le virate. Naturalmente andò alle Olimpiadi. A Londra nel 1908 arrivò alla semifinale nei 1500, mentre a Stoccolma fu in batteria con Kahanamoku. Batté persino il favorito Healy. Andò anche ad Anversa dove fu eliminato in batteria nei cento metri ma ottenne uno storico quinto posto con la staffetta quattro per due. Morì nel 1956.
2 Agostino Frassinetti, di Sampierdarena, era più giovane di Massa, essendo nato il 20 ottobre 1897. Cresciuto sulla spiaggia, dato che i genitori erano marinai, iniziò a vincere alle elementari. Da adolescente fu iniziato a gare più serie dai fratelli, che da tempo partecipavano agli incontri federali. Iscritto alla Società Ginnastica Sampierdarenese, storica polisportiva genovese, fu specialista della velocità. Tra i numerosi piazzamenti della sua carriera spiccano quattro titoli italiani assoluti. Nel 1923, a Pavia, nell’incontro internazionale Italia Ungheria, ottenne un secondo posto nei 100 metri stile libero dietro al famoso Eperjessy, nuotando un prestigioso 1’07”3/5. Nel 1920 partecipò alla prima selezione olimpica autorevole, che si svolse a Millesimo, in provincia di Savona. Selezionato per Anversa vinse la sua batteria e fu anche nella staffetta del quinto posto, primo inserimento del nuoto italiano nel livello internazionale. Morì nel 1967.
3 Davide Baiardo era il più vecchio dei liguri, essendo nato a Voltri il 13 Febbraio del 1888. Anche lui veniva dal popolo, operaio nelle ferriere. Nato come ginnasta iniziò a gareggiare a nuoto nel 1906, nelle gare di nuoto dei concorsi ginnastici. Allora militava nella “Giovane Voltri”. Nel 1907 passò alla Nicola Mameli, e conquistò il primo titolo italiano federale a Salò nella prova dello stadio. Da atleta portò a perfezione prima l’“over arm”, lo stile di Jhon Jarvis, poi il trudgen, dimostrandosi sempre un maestro di stile. Famoso per aver vinto le più prestigiose traversate d’Italia e d’Europa gareggiò con chiunque e su ogni distanza. Fu Campione del Mediterraneo e Campione Italiano (più volte) e partecipò a due Olimpiadi. A Londra, nel 1908, fu sesto nella batteria dei cento dove gareggiava Zoltan De Halmay. A Stoccolma, nel 1912, nella stessa gara, fu quarto in batteria. Nel 1924 ai Giochi di Parigi partecipò invece come direttore tecnico della nazionale. Da allenatore si impegnò profondamente per ridurre la distanza che divideva l’Italia dal resto del mondo. Morì nel 1977.
4 Luigi Bacigalupo era un sopravvissuto della guerra, ma era ancora giovane, essendo nato a Rapallo il 19 dicembre del 1894. Si parlò di lui la prima volta ai campionati di lago di Stresa del 1911 quando la “Lettura sportiva” del 16 settembre 1911, scrisse che “nell’entusiasmo del momento avesse abbandonato il Collegio per darsi al nuoto”. Nel 1913, sul lago d’Albano, per la Ruentes di Rapallo, fu primo degli Juniores, la categoria nella quale gareggiavano non i più giovani, ma coloro che non avevano ancora vinto titoli nazionali. Nel 1914 si aggiudicò i primi titoli a Stresa, per la Ligure Waterpolo, nei 1500 metri e nella 3x200 stile libero. Divenne famoso per aver battuto Massa, una volta sul naviglio, poi ai campionati di Como del 1914 e quindi ancora a Rapallo, nella traversata del Tigullio. Tra le sue imprese si ricorda particolarmente la vittoria nel 1920 della traversata di Parigi. Si ritirò per allenare il fratello Renato che stava ricalcando le sue orme. Nel secondo dopoguerra, a Rapallo, mise insieme un gruppo di nuotatori dispersi al tempo del regime, mettendosi alla loro guida. Era il nucleo della nascente “Rapallo Nuoto”. Morì nel 1979.
In copertina: Gli atleti Massa, Bacigalupo, Costa e Frassinetti, partecipanti ad una gara internazionale in rappresentanza dell'Italia nel 1919.
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Simposio del crawl punto quattro: “Legs”
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Simposio del crawl punto tre: “Arms”
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1910: un campionato nazionale sui 200 misti
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