ENTRA NEL NOSTRO CANALE TELEGRAM PER AVERE COSTANTI AGGIORNAMENTI
UNISCITINON PERDERTI NESSUNA NOTIZIA SUL NUOTO ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER
Affrontare le sfide, assumersi le responsabilità e rispettare gli avversari: l’eredità educativa dello sport
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/hand_1280x720_UEXGlYf_jpg-1920x1080_O63pO6j.png)
Amarcord
La consacrazione dell’American Crawl
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_05_25_alle_14_21_55-1792x958.png)
Amarcord
1914: la Popolare di nuoto
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_05_13_alle_10_08_58-1632x948.png)
Amarcord
1913: l’Olimpiade Russa
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/KIEV_1913-800x495.jpg)
Amarcord
1912: Hebner e il Backcrawl stroke.
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_04_21_alle_10_52_59-1674x1272.png)
Amarcord
Simposio del crawl, ultima questione: “respirare”.
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_04_06_alle_15_32_00-1664x874.png)
Amarcord
Simposio del crawl punto quattro: “Legs”
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_03_23_alle_09_49_08-1692x606.png)
Amarcord
Simposio del crawl punto tre: “Arms”
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_03_08_alle_20_55_22-1194x694.png)
Amarcord
1918. Simposio punto due: “the position”
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_02_17_alle_15_14_34-1970x1104.png)
Amarcord
Un Simposio per l’american Crawl
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_02_05_alle_11_33_04-1596x826.png)
Amarcord
1911: Uno strano Campionato Europeo a Roma
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_01_07_alle_11_08_34-1680x856.png)
Amarcord
1910: un campionato nazionale sui 200 misti
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2025/resized/Screenshot_2025_12_16_alle_11_09_35-1626x1030.png)
Amarcord
1909: Uno strano Campionato del mondo sulla Senna
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2025/resized/Screenshot_2025_12_03_alle_10_59_30-1720x960.png)
Amarcord
Arriva il “Duca” e salva l’american crawl
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2025/resized/Screenshot_2025_11_21_alle_15_49_50_vTokZXM-1690x978.png)
Amarcord
1908: una federazione mondiale per gli Amateur
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2025/resized/Screenshot_2025_11_05_alle_16_55_38-1650x928.png)
Ai primi del Novecento un editore sportivo americano, Hugh Fullerton, pubblicò i comandamenti dello sport , ripresi diversi anni dopo da Luigi De Breda Handley (nella foto) , uno dei più grandi maestri del nuoto di tutti i tempi.
Il primo comandamento dice: non abbandonare la prova.
Si tratta di una posizione esistenziale, mentale ma anche morale, non solo di una condotta comportamentale.
La prova, qualunque essa sia è un elemento della vita ineludibile. I padri del deserto dicevano questa massim a: leva la tentazione dalla vita e avrai la condanna. La prova è la condizione della vita, il momento della chiarificazione, della scoperta di noi stessi e di quello che vale la pena o meno raggiungere. Abbiamo però bisogno di qualcuno che ci accompagni nella prova, che sia presenta e pronto ad accogliere come non determinanti al fine ultimo le inevitabili cadute.
Il secondo comandamento dice: non cercare alibi.
La tentazione di trovare una causa esterna che giustifica quello che non faccio è tipico dello sportivo, soprattutto latino.
non mi sono allenato in vasca da cinquanta, ho solo la vasca da cinquanta, ho gareggiato al mattino, non ho nessuno che mi tira, sono tutti più forti, sono tutti più deboli, sono come me quindi non so se vado bene, non sento l'acqua, non ho le sensazioni giuste, non ci sono grandi, nessuno fa il mio stile, non ho la scia, ho troppa scia, vado a vuoto, la vasca non è scorrevole, la corsia esterna ha l'onda, la corsia centrale mi espone troppo, gli altri non si impegnano, sarà colpa dell'allenatore, ho mangiato troppo, non ho mangiato abbastanza, l'acqua è troppo calda per me, non riesco a nuotare con l'acqua fredda, non ho fatto abbastanza aerobico, mi sono mancati i lavori lattacidi, ho aspettato troppo, non ho avuto il tempo di prepararmi, c'era troppa confusione, ero da solo, l'allenatore non mi da istruzioni, l'allenatore mi da troppe istruzioni, ho fatto poco riscaldamento, ho tirato troppo il riscaldamento... Quello che funziona è fare quello che si può nella condizione in cui si è. Solo quello che spetta a me è utile a raggiungere un obiettivo. Tutto il resto è puro disturbo. Ci si accorge allora che quello che si può è moltissimo.
Il terzo comandamento dice: non esultare troppo per la vittoria.
Il vero comandamento sta nel troppo , nell'esaltazione senza freno, nella superbia, nell'idea malsana di essere superiori all'altro.
È un'idea che rimbalza prima o poi contro di noi non appena si ribalta la situazione e ci troviamo depressi, umiliati e schiacciati dall'idea di essere inferiori e falliti. Altra cosa è la gioia, la soddisfazione e l'appagamento per un desiderio compiuto che si realizza, compreso il battere l'altro in quella prova, espresso dalla gioia di vivere.
Il quarto comandamento dice: Non sentirti mai perdente.
Il mondo non è diviso in vincenti e perdenti. Nella vita si perde e si vince. Probabilmente si perde più facilmente di quanto si vinca, ma se è così è un presupposto che dobbiamo accettare. A volte si vince senza aver fatto un granché, spesso si perde avendo fatto tutto quello che era in nostro potere. Il valore sta nella perseveranza. L'uomo atleta che sa, non è determinato dalle sconfitte ma dalla volontà di continuare a perseguire il fine che lo anima, la soddisfazione che lo attende, l'esaurimento momentaneo delle forze che intimamente lo appaga.
Il quinto comandamento dice: non cercare vantaggi illeciti.
Non si tratta solo dello scontato ricorso al doping. Si tratta di una questione più centrale: che dobbiamo sì fare tutto quello che possiamo per essere meglio degli altri, ma non a tutti i costi. Ci sono costi che non si possono pagare senza perdere tutto. Il primo costo da non pagare è la negazione dell'altro, che è la fonte del mio beneficio; è dall'altro che verrà la mia soddisfazione, dalla sua bravura, dalla sua stima, dalla sua affezione o per lo meno dalla sua presenza. Pertanto non scavalcherò la sua realtà ingannandolo (anche quando lui mi inganna) o distruggendolo (anche se lui vuole distruggermi). Le regole che lo sport si dà hanno questo senso, che dico prima dove intendo arrivare e dove non andrò e lì mi fermo. Chi infrange questo patto infrange tutto.
Il sesto comandamento dello sport dice: non chiedere pronostici e non essere propenso a darne.
È correzione del voler determinare prima un risultato anziché prepararsi per l'azione, col risultato dell'arroganza nel momento della dichiarazione e della inibizione con angoscia quando la previsione non si realizza. La virtù dell'atleta è sempre il confronto con la realtà e quindi il realismo. In questa posizione rimangono sempre possibilità di agire.
Il settimo comandamento dice: sii sempre attento a non mettere in ombra il tuo avversario.
È un pensiero, tenere in onore l'avversario, che viene dalla cavalleria. L'uomo che può togliere la vita deve essere considerato con tutto il rispetto che merita il condividere lo stesso rischio. È riconoscimento di parità ma anche testimonianza di tutto l'impegno, il lavoro, la fatica, la tensione, l'intelligenza, il coraggio e l'energia che saranno necessari per vincere l'incontro.
L'ottavo comandamento dice: Non sottovalutare l'avversario e non stimare troppo te stesso.
Si tratta di un richiamo all'umiltà, la virtù principe dell'atleta amateur . L'umiltà non consiste nel mettersi in basso per farsi omaggiare, ma nel sapere esattamente quanto la nostra fragilità sia causa di disastri. Da dove viene allora la nostra capacità di vincere? Da quello che abbiamo ricevuto, quindi non è nostro e non ne disponiamo per sempre. Per questo è realista essere umili. Nostro è il lavoro necessario per avere a disposizione tutto ciò che abbiamo preso nel momento della prova e il lavoro per usarlo con precisione, decisione, forza d'animo nel raggiungere lo scopo.
Il nono comandamento dice testualmente: ricorda che lo sport è un gioco e chi pensa altrimenti è uno stupido non uno sportivo.
Prima questione: il gioco, però, soprattutto nei bambini, è una cosa serissima. Niente a che vedere con una cosa fatta pressappoco, magari ridacchiando. Questo è il gioco malato degli adulti. Seconda questione: il comandamento ricorda invece la leggerezza che il vero sportivo deve avere, la capacità di chiudere quando finisce l'incontro (il saluto nella pallanuoto ha questo senso, come il terzo tempo nel rugby), la capacità di prendersi anche un po' in giro e di vedere il lato comico presente in ogni questione umana. Memorabile in certi momenti, il menaggio voltrese post partita della mia generazione. C'erano persone capaci di rendere buffissima ogni apparente tragedia sportiva. Non cito per non dimenticare nessuno.
L'ultimo comandamento dello sport li richiama tutti. Recita: onora sempre la competizione fatta, chi si è battuto lealmente e con tutte le forze vince anche quando perde .
La questione finale è quindi cosa sia la vittoria. È l'ordine di arrivo? Il riconoscimento di un piazzamento rispetto ad un altro? La constatazione di un punteggio? La vittoria come riscontro di un dato è un evento che può accadere come no. Onorare la competizione non è nel cogliere questa vittoria, che può anche essere fortuna senza merito, superiorità senza competizione o ingiustizia, ma cercarla con tutte le forze (lo diceva anche il poeta Orazio). In un evento ci sono tante vittorie. La più grande vittoria è la riuscita nell'intento di onorare, amare e stare nella competizione senza perdere se stessi e ciò che ci fa uomini ammirabili. é saperci stare lealmente, nel rispetto della verità (la situazione, come sono andate le cose, cosa ho fatto, cosa ha fatto l'altro) e senza superare i limiti accettati (usare le abilità, l'esperienza, il coraggio, l'intelligenza e non la scaltrezza, la menzogna, l'inganno e l'offesa).
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_05_13_alle_10_08_58-1632x948.png)
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_05_25_alle_14_21_55-1792x958.png)