ENTRA NEL NOSTRO CANALE TELEGRAM PER AVERE COSTANTI AGGIORNAMENTI
UNISCITINON PERDERTI NESSUNA NOTIZIA SUL NUOTO ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER
Da Berlino 1936 alla guerra: il crawl cambia assetto e prepara la nascita del modello americano moderno. Nella copertina il crawl di Ferenc Csick
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_09_10_alle_14_31_29-1646x812.png)
Dopo Los Angeles 1932, i giapponesi mantennero la loro superiorità nel crawl, nonostante i tentativi degli altri di colmare il gap. A Berlino 1936 su ventun posti sul podio nello stile libero, i giapponesi ne occuparono sei, tutti con gli uomini. Gli americani cinque, ma due con le donne. Naturalmente all’epoca, uomini e donne non facevano lo stesso percorso. La separazione, anche nella preparazione, era netta. In Giappone, proprio per l’impostazione mistico religiosa che si dava allo sport, questa divisione era ancora più marcata rispetto agli Stati Uniti. In quelle Olimpiadi nei cento metri vinse a sorpresa un’ungherese, Ferenc Csik, nuotando 57,6, dopo una batteria da 58.1 e una semifinale da 58.0. Dietro di lui si piazzarono Masanori Yusa con 57.9 e Shigeo Arai con 58.0. Il fatto era che in semifinale Yusa aveva nuotato il record olimpico di 57.5 e Arai aveva fatto 57.7 in batteria, quindi nessuno si aspettava qualcosa di diverso da una conferma nipponica. Anche l’americano Jack Medica, si rivelò oppositore dei giapponesi, vincendo i 400 metri in 4’44.5, davanti a Shunpei Uto, che restò vicinissimo fino all’ultimo e finì in 4’45.6 e a Shozo Makino, che arrivò subito dopocon 4’48.1. Nei 1500, a dimostrazione che i giapponesi erano una scuola, mentre gli altri dei singoli competitivi, arrivò all’oro un altro stileliberista, Noboru Terada, in 19’13.7, staccando Medica rimasto a 19’34.0 e Shunpei Uto a 19’34.5. Nel crawl femminile, si dimostrarono competitive le olandesi, vincitrici della staffetta e delle gare individuali, ma soprattutto grazie ad un’atleta, Rie Mastenbroek, prima nei cento e nei quattrocento, con i record olimpici di 1’05.9 e 5’26,4.
In Europa, negli anni '30, quindi, un po’ di movimento c’era stato. S’erano portati avanti soprattutto quei nuotatori che avevano cercato una posizione più bassa e piatta e avevano allungato la bracciata in avanti, seguendo i giapponesi. L’ungherese Ferenc Csik1 era invece uno sprinter che combinava una pronunciata convessità della schiena e un sollevamento molto alto delle spalle, tipici della nuotata alla Weissmuller. Nel recupero, però faceva diversamente. Usava una specie di slancio in avanti della mano, coi gomiti moderatamente piegati, che la portava ad entrare proprio davanti alla testa. Una volta in acqua le mani facevano una trazione praticamente dritta, che passava sotto al corpo sulla linea centrale. La respirazione era irregolare e non cadenzata. Pur essendo ungherese, non aveva seguito la strada della respirazione bilaterale ogni tre bracciate, che aveva caratterizzato lo stile di Istvan Barany e del francese Jean Taris, denominato crawl all’”ungherese”. Barany era stato il più importante velocista di quella tecnica. Nel 24 aveva fatto la prima olimpiade. Nel 1928 aveva vinto l’argento olimpico dietro a Jhonny Weissmuller. Nel 1929 era stato il secondo nuotatore della storia a scendere sotto al minuto nei cento metri.
Le olandesi avevano costruito una storia importante con Willy den Ouden, la nuotatrice che nel 1932 a Los Angeles era stata seconda nei cento metri. La den Ouden nuotava come Weissmuller: posizione concava e parte superiore del corpo alta. A Berlino s’era presentata con il record del mondo di 1’04,6, ma aveva ceduto la supremazia alla compagna Rie Mastenbroek 2 e aveva dovuto accontentarsi, se si può dire, dell’oro in staffetta. La sua compagna seguiva i nuovi orientamenti degli europei: una posizione del corpo piatta, col viso più immerso. Avendo buona flessibilità, poteva sollevare le spalle durante il recupero, pur facendo poco rollio. Il recupero lo faceva coi gomiti alti e l'avambraccio davanti, mentre la mano veniva spinta in avanti. Le braccia erano quasi tese e arrivavano all’entrata con scioltezza e rapidità. Le mani appena entrate iniziavano a premere in basso sulla linea centrale, mentre l'altro braccio spingeva dietro. Le gambe davano una spinta potente verso l’alto, come faceva Jean Taris. Era una cosa che gli allenatori olandesi insegnavano da anni.
Un’altra sorprendente nuotatrice di crawl di quel momento fu la danese Ranghild Hveger. Seconda a Berlino dietro a Rie Mastenbroek nei 400, nei tre anni successivi conquistò tutti i record mondiali dello stile libero. Portò il limite dei 400 della den Ouden di 5’16.0, ottenuto nel 1934, a 5’00.1, nuotato a Copenhagen nel 1940, dopo averlo migliorato otto volte. Il record degli 800, invece, 11’34.4 che appartenente all’americana Knight, lo portò a 10’52,5. La posizione del suo crawl prevedeva un incavo leggero della schiena e un sollevamento elevato della cintura scapolare a ogni recupero del braccio. A differenza di Mastenbroek i gomiti non erano però in alto e il suo recupero era molto vicino all'acqua. Il braccio era piegato e la mano tenuta davanti al gomito durante tutto il recupero, che effettuava con un movimento rapido. La mano entrava in acqua appena davanti alla spalla e si allungava in avanti. Poi agiva direttamente verso il basso come facevano i giapponesi. L'azione delle gambe era identificabile come “flutter kick” verso l’alto, indipendente dai movimenti delle braccia. Come Mastenbroek teneva le gambe dritte e le dita dei piedi rivolte verso l'interno.
L’America giocava il suo riscatto praticamente con il solo Jack Medica3. Anche lui nuotava in una posizione molto orizzontale. Medica stesso nel 1937, aveva raccontato che quando aveva visitato l'Australia, s’era reso conto che era meglio "nuotare in discesa" piuttosto che tenere le spalle alte, come voleva lo stile Weissmuller. Anche James Christy e l’australiano Noel Ryan, terzo e quarto nei 1.500 a Los Angeles, nuotavano bassi con una posizione piuttosto piatta. Entrambi allungavano le braccia per aumentare la spinta iniziale verso il basso.
Dopo i Giochi di Berlino arrivò la seconda guerra mondiale a fermare tutto. La transizione sarebbe stata lunghissima. Sarebbero finite molte carriere ed interrotta ogni innovazione. Ci vollero dodici anni per riavere i Giochi olimpici. Nel frattempo, nel 1942, i record mondiali dello stile libero dai 200 agli 880 yard passarono nelle mani di un robusto nuotatore hawaiano che si chiamava Bill Smith. Nuotava uno stile che sarebbe stato conosciuto come “Modern American Crawl”, uno stile che avrebbe monopolizzato i quindici anni successivi.

Csik, Mastenbroek e Medica a Berlino.
1 Ferenc Csik (1913/1945) fu nuotatore e uomo di grande valore. Calmo, serissimo, capace di mettere in soggezione, era noto per modestia e pacatezza. Evitava i riflettori, anche quando il suo successo lo rendeva inevitabile. Silenzioso, quasi inosservato, saliva sul blocco di partenza, nuotava, e poi lasciava il piano vasca con la stessa disinvoltura. Così lo descriveva chi lo conosceva. Gli amici invece lo dicevano simpatico, affabile, raffinato, un gentiluomo capace di superare in una settimana tutti gli esami di dottorato con tanto di lode. Da bambino era stato adottato dallo zio materno, László Csík, medico capo delle Ferrovie Ungheresi. Da lui aveva preso il cognome (il suo era Lengvári). Quando la madre aprì una tabaccheria a Keszthely nel 1924, la seguì. Dato che la sua nuova casa era sulle rive del lago Balaton, la culla del nuoto ungherese, divenne nuotatore. In estate nuotava in continuazione. D’inverno pattinava, giocava a tennis, faceva sci e danza popolare. Nel 1930 entrò nel Keszthelyi Törekvéshely e cominciò a gareggiare. Quando si iscrisse a Medicina a Budapest, divenne membro del Budapest University Athletic Club (BEAC), la squadra del salto di qualità. Il club in quel momento era allenato da István Bârâny. Nel 1932 passò a Jozsef Vértesy, un allenatore innovativo, con un programma molto rigoroso, tra quelli che gettarono le basi dei metodi moderni, fatti da livelli elevati di prestazione, periodi legati alla stagione e aumento dell'intensità. L‘efficacia del suo approccio fu evidente negli ultimi 20 metri della finale olimpica, quando Csik fece la differenza sugli avversari. Nel 1932 Csik fu campione universitario. Nel 1933 membro della nazionale. Ai Campionati Europei del 1934 vinse 100 stile libero e 4×200. Nel 1935 batté in gara il detentore del record mondiale Peter Ficke e fece 57,8, che era record europeo. La popolarità olimpica non cambiò il suo carattere, continuò a essere modesto e riservato. I suoi compagni dicevano che in piscina non si notava nemmeno. Chi non lo conosceva era colto di sorpresa quando scopriva che era il campione olimpico. Nel 1937 fece due volte il record mondiale della 4x100, insieme a Gyula Zólyomi, István Kőrösi e Ödön Gróf. l’anno dopo lasciò il nuoto, ma dal 1939 continuò ad occuparsi del suo sport come membro della redazione di Képes Sport, una rivista sportiva fondata da István Bárány, e come allenatore capo della nazionale ungherese. Arruolato nell'esercito nell'ottobre 1944 servì il suo paese come medico. Mentre il fronte si ritirava ad ovest, l'ospedale militare dove faceva servizio fu trasferito a Sopron, dove la situazione era disperata, per il numero dei feriti. Nel marzo 1945 finì la guerra e tutti scapparono. Lui rimase per non abbandonare i suoi malati. La scelta fu fatale. Il giorno 29 dello stesso mese fu ucciso da un'esplosione. Trovato accanto a un cespuglio fu sepolto in una fossa comune. Nel 1947 il suo corpo fu riesumato e portato nel Cimitero di San Nicola a Keszthely.
2 Hendrika Wilhelmina "Rie" Mastenbroek (1919/2003) era di Rotterdam. Aveva iniziato sotto la guida di 'Ma' Braun, la famosa allenatrice chiamata così per aver portato all’oro olimpico di Amsterdam la figlia Marie, prima medaglia d’oro del nuoto olandese. Nel 1934, Rie aveva vinto tre medaglie d'oro e una d'argento ai Campionati Europei di Magdeburgo. A Berlino quando vinse tutto, aveva 17 anni. Per quei successi fu chiamata “l'imperatrice” dei Giochi. Dopo Berlino, litigò con l’allenatrice e smise di nuotare. Poi cominciò a lavorare come istruttrice, perdendo lo status di dilettante. Durante la carriera aveva migliorato nove record mondiali: sei a dorso e tre a stile libero. Ci si ricordò di lei nel 1997 quando fu premiata dal Comitato Olimpico con l'Ordine Olimpico, il massimo onore riservato ad un atleta. Nel 1962 però aveva dato prova del suo carattere, vendendo all'asta una delle sue medaglie olimpiche per aiutare una campagna benefica. Morì nella sua città a 84 anni.
3 Jack Chapman Medica (1914/1985) dovette la carriera all’Università di Washington. Nato a Seattle, aveva frequentato la Lincoln High School, ma si sviluppò come nuotatore con il Washington Athletic Club, allenato da Ray Daughters. Passato nel 1934 all’Università di Washington, trovò alla guida Jack Torney, l’uomo che aveva fondato quella squadra, che lo portò al successo internazionale. Medica fu il primo nuotatore All American dell'università, con cui vinse nove campionati nazionali, con titoli nei 220, 440 e 1500 metri stile libero. Fece anche undici record mondiali in varie distanze. Il suo record dei 200 stile libero stabilito nel 1935, rimase valido nove anni, e quello dei 400 fatto nel 1934, sette anni, una vera rarità in periodi di grandi cambiamenti. Completati gli studi universitari, gareggiò a livello internazionale in diverse parti del mondo: Cina, Giappone, Nuova Zelanda, Cuba, Filippine ed Europa. Si ritirò per la guerra ma sfruttò la sua esperienza, insegnando sopravvivenza in acqua per la Marina degli Stati Uniti. Dal 1942 al 1944 fu allenatore alla Columbia University, dal 1944 al 1958 allenatore capo all'Università della Pennsylvania. A Penn fu professore ordinario di educazione fisica fino al pensionamento. Morì per un attacco di cuore a Carson City, il 15 aprile 1985.
Amarcord
1923: Campionati Italiani a Roma
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_08_26_alle_22_38_53-1664x646.png)
Amarcord
European Crawl
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_08_18_alle_16_00_16-1650x928.png)
Amarcord
1922: novità ai campionati italiani
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_07_31_alle_12_20_05-1794x886.png)
Amarcord
1921: arrivano le donne
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_07_24_alle_08_56_29-1652x1046.png)
Amarcord
1920: mezzofondo senza il trudgen
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_07_15_alle_14_28_48-1632x952.png)
Amarcord
1919 primi Campionati Italiani moderni
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_07_07_alle_15_47_26-1638x956.png)
Amarcord
Il crawl dei giapponesi
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_06_24_alle_14_40_14-1684x822.png)
Amarcord
'14-'18: il nuoto in guerra
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_06_14_alle_08_44_05-1652x868.png)
Amarcord
I dieci comandamenti dello sport. Un secolo dopo sono ancora attuali
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/hand_1280x720_UEXGlYf_jpg-1920x1080_O63pO6j.png)
Amarcord
La consacrazione dell’American Crawl
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_05_25_alle_14_21_55-1792x958.png)
Amarcord
1914: la Popolare di nuoto
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_05_13_alle_10_08_58-1632x948.png)
Amarcord
1913: l’Olimpiade Russa
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/KIEV_1913-800x495.jpg)
Amarcord
1912: Hebner e il Backcrawl stroke.
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_04_21_alle_10_52_59-1674x1272.png)
Amarcord
Simposio del crawl, ultima questione: “respirare”.
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_04_06_alle_15_32_00-1664x874.png)
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_08_18_alle_16_00_16-1650x928.png)
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2024/resized/webb-1280x720_dFNQdrT.jpg)
Amarcord