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Il paradosso Cameron McEvoy. Record del mondo senza premio
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WR Cameron McEvoy : "Quest’anno sono riuscito ad applicare bene il nuovo metodo"
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Trofeo BPER Città di Livorno. Riguarda la prima giornata
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“Il mio superpotere è la felicità”: Kaylee McKeown si racconta
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arena. Quattro domande a Summer McIntosh
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Thomas Ceccon: “Australia esperienza utile, ma conclusa”. L'intervista di La Repubblica
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Il ministro Andrea Abodi ospite di Restivo e Zazzeri per Sportiva-Mente Podcast
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Il libro di Federico Vanelli: "Domani ci sarà bel tempo. La mia storia"
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Cina. Giovani, campioni affermati e una generazione intermedia che punta a confermarsi.
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Nel cuore dei campioni
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Attività motoria adattata, dalla teoria alla pratica
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La Gazzetta dello Sport intervista Chiara Tarantino
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L'iniziativa della Federvolley. I Docu-Film "Nati per vincere". Il trailer
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Michael Phelps e i suoi leggendari 41 giorni nei 200 misti
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«Voglio vincere l’oro, ma se nuoto un tempo di cui sono davvero orgogliosa, non voglio considerarmi un fallimento.». Sul canale YouTube di Usa Swimming
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È stato messo on line il documentario "I Am Regan" dedicato a Regan Smith, è disponibile sul canale youtube di Usa Swimming . Il docu-film approfondisce il percorso umano e sportivo della fuoriclasse americana: la gestione delle aspettative, le rivalità, le pressioni dell’élite internazionale e il tema della salute mentale, elementi centrali della sua crescita, con lo sguardo già rivolto alle Olimpiadi di Los Angeles 2028.
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La nuova Reagan Smith: nuotare senza dipendere dal risultato
Sintesi del documentario "I Am Regan"
Reagan Smith, otto volte medagliata olimpica e primatista mondiale, racconta una carriera costruita non solo sul talento, ma soprattutto su un lungo e complesso percorso di crescita interiore. Il suo rapporto con l’acqua nasce prestissimo: «Ero ossessionata dall’essere in acqua letteralmente da quando ho memoria», ricorda. I genitori la iscrissero ai corsi di nuoto a soli due anni per sicurezza, ma per lei e la sorella divenne subito una passione autentica.
Fin dalle prime gare, Smith capì di avere qualcosa di speciale. La sua prima competizione, un piccolo meeting organizzato durante le lezioni, la vide vincere i 50 farfalla con circa venti secondi di vantaggio sulle avversarie. Poco dopo, a soli dieci anni, arrivarono quattro record nazionali giovanili, segnali precoci di un talento fuori dal comune. Tuttavia, il successo precoce portò con sé anche una pressione difficile da gestire.
Smith ammette apertamente di aver sofferto molto dal punto di vista psicologico:
«Sono una persona che ha davvero faticato con la pressione. Ma crescendo ho capito che tutto deve venire da dentro di me.»
Per anni ha cercato conferme all’esterno, ma col tempo ha compreso che in gara non esiste alcun sostegno esterno:
«Durante la gara non posso sentire nessuno. Non voglio dipendere da qualcuno fuori dall’acqua, perché quando sono in acqua non ho scelta.»
Questa consapevolezza è arrivata anche attraverso il lavoro con la psicologa sportiva. Smith ha imparato che il valore di un atleta non dipende solo dal risultato, ma dalla capacità di restare fedele a sé stessa:
«Devo ricordarmi ogni giorno che la motivazione deve venire da dentro. Non deve venire da nessun altro."
Il confronto costante con rivali come l’australiana Kaylee McKeown, capace di batterla più volte anche quando Smith nuotava tempi straordinari, è stato una sfida fondamentale. Smith ha imparato ad accettare ciò che non può controllare:
«Non ho alcun controllo su quanto veloce nuoti Kaylee. Non sarò mai frustrata per aver nuotato il mio terzo miglior tempo di sempre.»
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Questo cambiamento rappresenta una svolta nella sua filosofia sportiva: non nuota più solo per vincere, ma per esprimere il proprio potenziale. In passato, ammette, il suo equilibrio emotivo dipendeva esclusivamente dal risultato:
«Prima, se vincevo ero felice, se perdevo ero devastata. Ora trovo motivazione nei progressi quotidiani.»
Smith rivela di aver attraversato periodi molto difficili, arrivando persino a non amare più il nuoto:
«Per molti anni ero poco motivata. Non mi piaceva gareggiare, non mi piaceva allenarmi.»
La svolta è arrivata quando ha capito di avere il controllo sui propri pensieri:
«Ho capito che posso decidere come sentirmi. Posso scegliere come vivere questa esperienza.»
Oggi, la sua più grande soddisfazione non è solo nelle medaglie, ma nella crescita personale:
«Sono più orgogliosa della crescita emotiva che ho trovato nello sport. Non credo che sarei ancora qui senza di essa.»
Nonostante una carriera già straordinaria, Smith conserva un obiettivo chiaro: vincere l’oro olimpico individuale, possibilmente ai Giochi di Los Angeles 2028. Tuttavia, ha ridefinito il significato di successo:
«Voglio vincere l’oro, ma se nuoto un tempo di cui sono davvero orgogliosa, non voglio considerarmi un fallimento.»
Il suo desiderio più profondo resta quello di esprimere pienamente il proprio potenziale:
«Amo essere la migliore. Amo essere la migliore di sempre in qualcosa. Per me, questo è il successo.»