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«Voglio vincere l’oro, ma se nuoto un tempo di cui sono davvero orgogliosa, non voglio considerarmi un fallimento.». Sul canale YouTube di Usa Swimming
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Sarah Sjöström e Therese Alshammar in gara nella serie "Physical 100” di Netflix
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Docu-film. The Last Gold: la verità dietro Montreal 1976
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Tatjana Smith: “Volevo dimostrare che si può vincere restando in Sudafrica”
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Un italiano su quattro abbandona lo sport
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Alessia Filippi: " Il nuoto mi ha aiutato nella vita"
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Thomas Ceccon ospite di Sportiva-Mente Podcast di Lorenzo Zazzeri e Matteo Restivo
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Thomas Ceccon per la Gazzetta dello Sport: "Ho bisogno di stare a casa e fare l’atleta".
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Allison Schmitt: “Ho imparato a conoscere il mio corpo solo a 30 anni”
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Come eravamo nel 1976. Quando nuotava solo l’1% degli italiani.
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Bielorussia. Il DT Andrei Lipnitsky "Agli Europei di Parigi probabilmente gareggeremo ancora da neutrali."
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Il DT Sergey Fesikov lancia la Russia: “Pronti a tornare protagonisti in Europa”
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È stato messo on line il documentario "I Am Regan" dedicato a Regan Smith, è disponibile sul canale youtube di Usa Swimming . Il docu-film approfondisce il percorso umano e sportivo della fuoriclasse americana: la gestione delle aspettative, le rivalità, le pressioni dell’élite internazionale e il tema della salute mentale, elementi centrali della sua crescita, con lo sguardo già rivolto alle Olimpiadi di Los Angeles 2028.
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La nuova Reagan Smith: nuotare senza dipendere dal risultato
Sintesi del documentario "I Am Regan"
Reagan Smith, otto volte medagliata olimpica e primatista mondiale, racconta una carriera costruita non solo sul talento, ma soprattutto su un lungo e complesso percorso di crescita interiore. Il suo rapporto con l’acqua nasce prestissimo: «Ero ossessionata dall’essere in acqua letteralmente da quando ho memoria», ricorda. I genitori la iscrissero ai corsi di nuoto a soli due anni per sicurezza, ma per lei e la sorella divenne subito una passione autentica.
Fin dalle prime gare, Smith capì di avere qualcosa di speciale. La sua prima competizione, un piccolo meeting organizzato durante le lezioni, la vide vincere i 50 farfalla con circa venti secondi di vantaggio sulle avversarie. Poco dopo, a soli dieci anni, arrivarono quattro record nazionali giovanili, segnali precoci di un talento fuori dal comune. Tuttavia, il successo precoce portò con sé anche una pressione difficile da gestire.
Smith ammette apertamente di aver sofferto molto dal punto di vista psicologico:
«Sono una persona che ha davvero faticato con la pressione. Ma crescendo ho capito che tutto deve venire da dentro di me.»
Per anni ha cercato conferme all’esterno, ma col tempo ha compreso che in gara non esiste alcun sostegno esterno:
«Durante la gara non posso sentire nessuno. Non voglio dipendere da qualcuno fuori dall’acqua, perché quando sono in acqua non ho scelta.»
Questa consapevolezza è arrivata anche attraverso il lavoro con la psicologa sportiva. Smith ha imparato che il valore di un atleta non dipende solo dal risultato, ma dalla capacità di restare fedele a sé stessa:
«Devo ricordarmi ogni giorno che la motivazione deve venire da dentro. Non deve venire da nessun altro."
Il confronto costante con rivali come l’australiana Kaylee McKeown, capace di batterla più volte anche quando Smith nuotava tempi straordinari, è stato una sfida fondamentale. Smith ha imparato ad accettare ciò che non può controllare:
«Non ho alcun controllo su quanto veloce nuoti Kaylee. Non sarò mai frustrata per aver nuotato il mio terzo miglior tempo di sempre.»
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Questo cambiamento rappresenta una svolta nella sua filosofia sportiva: non nuota più solo per vincere, ma per esprimere il proprio potenziale. In passato, ammette, il suo equilibrio emotivo dipendeva esclusivamente dal risultato:
«Prima, se vincevo ero felice, se perdevo ero devastata. Ora trovo motivazione nei progressi quotidiani.»
Smith rivela di aver attraversato periodi molto difficili, arrivando persino a non amare più il nuoto:
«Per molti anni ero poco motivata. Non mi piaceva gareggiare, non mi piaceva allenarmi.»
La svolta è arrivata quando ha capito di avere il controllo sui propri pensieri:
«Ho capito che posso decidere come sentirmi. Posso scegliere come vivere questa esperienza.»
Oggi, la sua più grande soddisfazione non è solo nelle medaglie, ma nella crescita personale:
«Sono più orgogliosa della crescita emotiva che ho trovato nello sport. Non credo che sarei ancora qui senza di essa.»
Nonostante una carriera già straordinaria, Smith conserva un obiettivo chiaro: vincere l’oro olimpico individuale, possibilmente ai Giochi di Los Angeles 2028. Tuttavia, ha ridefinito il significato di successo:
«Voglio vincere l’oro, ma se nuoto un tempo di cui sono davvero orgogliosa, non voglio considerarmi un fallimento.»
Il suo desiderio più profondo resta quello di esprimere pienamente il proprio potenziale:
«Amo essere la migliore. Amo essere la migliore di sempre in qualcosa. Per me, questo è il successo.»