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La Gazzetta dello Sport intervista Chiara Tarantino
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I Am Regan. On line il documentario su Regan Smith.
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L'iniziativa della Federvolley. I Docu-Film "Nati per vincere". Il trailer
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Michael Phelps e i suoi leggendari 41 giorni nei 200 misti
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“La fatale coincidenza. Il nuoto azzurro nel cielo di Brema ’66”.
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SkySport. Il trailer del docufilm “La fatale coincidenza. Il nuoto azzurro nel cielo di Brema ’66”.
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Sara Curtis in lizza per il titolo di “Piemontese dell’Anno 2025”
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Made of Water: Nicolò Martinenghi si racconta a L’Officiel
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Il Tevere e la sfida della balneabilità
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Kristóf Milák è tornato ad allenarsi
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Dalla Cina con furore, gioventù e ambizione. Yu Zidi e Zhang Zhanshuo il futuro.
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Il documentario ARD "Being Franziska Van Almisck"
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Adam Peaty sposa Holly Ramsay
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Il bilancio del Presidente Barelli: «Il 2026 sarà un anno di ulteriore crescita ...»
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Il campione russo tra amore, identità sportiva, geopolitica, ambizioni olimpiche e sogni materiali.
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È un racconto personale, diretto e sorprendentemente sincero quello che Kliment Kolesnikov, due volte medagliato olimpico e campione del mondo, affida ai microfoni di Match TV. Un’intervista che parte dall’amore, ma finisce per toccare identità sportiva, geopolitica, ambizioni olimpiche e persino sogni materiali. Il campione russo, in una precedente intervista, ha dichiarato che sarà presente in estate al 62° Trofeo Settecolli di Roma.
Al centro del servizio dell'emittente russa c’è la relazione con la nuotatrice Anastasia Kirpichnikova, oggi in forza alla Francia. Una storia che, nelle parole di Kolesnikov, nasce “al momento giusto”:
«Il destino ci ha rimesso sulla stessa strada. Sono davvero felice che Nastja sia con me. Lei vive le mie gare molto più intensamente di me. Io nuoto con piacere, lei soffre, tifa, si emoziona. Mi sostiene tantissimo».
I due si conoscevano già dal 2016, ma per anni si erano persi di vista. «Dal 2016 al 2021 praticamente non abbiamo avuto contatti», spiega Kolesnikov. «Poi ai Mondiali 2025 di Singapore ci siamo conosciuti di nuovo, come se fosse la prima volta. Da agosto abbiamo iniziato a frequentarci».
Una relazione moderna, divisa tra Paesi diversi, ma senza drammi né progetti di fuga.
«In federazione scherzano dicendo che potrei trasferirmi in Francia. ma è solo una battuta. Io resto dove sono, e anche Nastja. Ognuno ha scelto il proprio percorso sportivo. La carriera non è finita, adesso pensiamo solo ad allenarci e gareggiare. Il resto verrà dopo».
Il Campionato Europeo 2026 di Parigi, inevitabilmente, avrà un sapore particolare. Ma Kolesnikov smorza subito ogni romanticismo:
«Sì, almeno mi farà vedere dove vive. Parliamo di gare. Ho visto il campo gara dove nuoteremo. Onestamente, al momento non è un granché. Forse lo sistemeranno, ma oggi non è l’ideale»
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Il discorso si allarga rapidamente al ritorno degli atleti russi sulla scena internazionale. Su questo punto, Kolesnikov è netto e riconoscente: «La nostra federazione sta dando un esempio straordinario di diplomazia morbida nello sport». E spiega: «Se non rispondono alle lettere, vanno direttamente da chi prende le decisioni. Difendono i nostri diritti in modo intelligente. Per questo oggi possiamo tornare a gareggiare».
Il tema della bandiera e dell’inno resta centrale: «Non è una concessione, non è un privilegio. È un diritto fondamentale dell’atleta», afferma. «Spero davvero che torneremo a competere con bandiera e inno. È la base».
Fuori dall’acqua, Kolesnikov non nasconde di avere sogni molto concreti. La famosa Porsche 911, diventata virale sui social, non è una provocazione: «Costa circa 29 milioni di rubli», dice senza giri di parole. «Per permettersela bisogna vincere due Olimpiadi. Ho fatto i conti». Quando gli chiedono se questo significhi nuotare fino al 2032, corregge: «No, due ori a Los Angeles 2028. E allora sì, si può comprare». E conclude, con ironia: «Non solo per la Porsche, ovviamente».
Quando si parla di icone sportive russe non ha esitazioni sul migliore di tutti: Alexander Ovechkin, star dell'Hockey.
«È il più grande sportivo russo della storia. Questo è indiscutibile. Non basta vincere medaglie. Devi diventare un simbolo. Quando senti “Ovečkin”, sai subito che è hockey. Se dici Alexander Popov, non tutti sanno cosa abbia fatto», osserva. Ovečkin ha costruito qualcosa che succede una volta ogni generazione».
L'intervista di March TV si chiude inevitabilmente sull’Olimpiade: «Per arrivare a quel livello servono ori olimpici. Come Michael Phelps», dice. «Non capita per caso. Serve una squadra intorno, serve tempo, serve un sistema. Se un giorno anche un nuotatore russo diventerà così riconoscibile, sarà perché avrà vinto tanto.».
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