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Il neocapitano delle Fiamme Oro ci racconta i suoi quaranta giorni sull'isola di Margherita in occasione della International Swimming League.
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L'isola di Margherita, una piccola bolla sul Danubio, situata proprio tra Buda e Pest: sembra questa essere la soluzione per salvare lo sport dal Covid-19. A dimostrarcelo è stata la International Swimming League , l'unica manifestazione di alto livello di questo inizio di stagione 2020-202one il cui culmine sarà l'Olimpiade di Tokyo, virus permettendo. Ad aprire le porte agli atleti dei vari team è stata la bellissima Duna Arena , palcoscenico di prestazioni da record del mondo. E proprio dalla bolla, al riparo dal Covid, a raccontarci la sua esperienza è il neocapitano delle Fiamme Oro e velocista del Team Iron, Marco Orsi.
Com’è stata l’esperienza nella bolla ISL dal punto di vista tecnico, logistico, ambientale e umano?
Fantastico, semplicemente fantastico. Ero un pochino titubante all'inizio, non sapendo a cosa andassi incontro. Tuttavia l'organizzazione è stata impeccabile e nulla è stato lasciato al caso: firmato il contratto, siamo stati forniti di manuali di istruzioni e regole da seguire, pertanto era tutto ben stabilito; è stata un'esperienza che ha rispecchiato alla perfezione quello che dovrebbe essere il mondo professionistico. Il limite della bolla era chiaramente l'isolamento. Tolte le competizioni, non si poteva assolutamente uscire, era necessario rimanere nella propria camera d'albergo. L'unico svago consentito era trascorrere un po' di tempo all'aria aperta nel bellissimo parco dell'isola di Margherita: tutt'altro rispetto a vivere a pieno una città. Sfido chiunque a trascorrere un mese e mezzo in questo stato, è stata davvero dura psicologicamente e mentalmente, ma fortunatamente c'erano le gare e gli allenamenti. Le distrazioni? Play station, giochi di gruppo e le lunghissime riunioni.
Come vede il proseguo di questa stagione?
Bella domanda. Diciamo che il mio obiettivo era proprio la International Swimming League. In accordo con il mio allenatore ho preparato bene queste gare, in particolare le qualificazioni, e sono arrivato a Budapest abbastanza scarico, proprio perché non sapevamo cosa ci avrebbe aspettato successivamente. Siamo arrivati in semifinale, ma purtroppo ero già abbastanza stanco. Essere in forma ottimale per più di trenta giorni non è umanamente possibile. Chi è andato forte nelle fasi finali, inizialmente, in occasione dei primi appuntamenti aveva dei tempi più alti, come ad esempio Dressel o Peaty in forte crescita. Io sono molto soddisfatto, ma piuttosto stanco. Ora affronterò in tutta tranquillità i Campionati italiani assoluti se saranno confermati, ma senza ambire a risultati particolari. L'obiettivo principale resta marzo: la qualificazione alla mia terza Olimpiade. Se non sarà così mi concentrerò su Campionati europei e mondiali, il calendario è piuttosto ricco di appuntamenti.
La sua opinione in merito alle polemiche sorte questa settimana tra Grigorishin contro il CIO e gli ex collaboratori contro Grigorishin stesso?
Ho ricevuto questa mail e l'ho letta. Credo che sia una disputa tra di loro, noi atleti non centriamo nulla. Si tratta di una querelle che devono risolvere tra loro stessi senza includere terzi. Noi atleti dobbiamo solo dire grazie a Grigorishin e alla Isl, perché abbiamo potuto nuotare e allenarci in questo periodo così delicato. Molti miei colleghi sono a casa, non si allenano e hanno addirittura contratto il Covid. Io rimarrò qui fino al 23 novembre ad allenarmi sia in acqua che a secco, poiché in Italia nuotano in quattordici per corsia, essendo queste le regole. Lato mio, preferisco stare qui e avere spazio acqua e una palestra a disposizione. Ribadisco: posso dire solo grazie. Ho vissuto un'esperienza unica, ho portato a casa dei premi e disputato una competizione di alto livello.