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La mononucleosi ha interrotto la stagione della campionessa australiana. Ora il ritorno graduale in acqua e una riflessione sul modello di allenamento di Cameron McEvoy.
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La fuoriclasse australiana Kaylee McKeown sta provando a ripartire dopo un 2026 particolarmente complicato. Prima la frattura al polso, che l'ha tenuta fuori dall'acqua per le prime sei settimane dell'anno, poi una lunga fase di malessere culminata nella diagnosi di mononucleosi, arrivata dopo diversi esami. La malattia l'ha costretta a rinunciare ai Commonwealth Games e ai Pan Pacific Championships.
La campionessa australiana è tornata ad allenarsi, ma con volumi lontanissimi dalla normalità: tre sedute settimanali da circa 2 km, contro le abituali nove sessioni da circa 6 km. E anche questo carico ridotto, racconta, è ancora difficile da sostenere.
«Il mio corpo non riesce ancora a gestirlo. Devo davvero tornare alle basi».
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McKeown spiega di essere alle prese con la malattia da circa un mese e che il suo organismo ha reagito in maniera particolarmente pesante. La priorità è quindi recuperare completamente prima di ricostruire il lavoro. La parte tecnicamente più interessante dell'intervista riguarda però il connazionale Cameron McEvoy. McKeown osserva con attenzione il modello utilizzato dal campione olimpico dei 50 stile, che negli ultimi anni ha drasticamente ridotto i chilometri in acqua aumentando il peso di qualità, forza e recupero.
«È davvero interessante quello che ha fatto Cam, riuscendo a cambiare il modo di pensare il nuoto».
Secondo McKeown, il nuoto conserva ancora una cultura molto tradizionale, nella quale spesso si tende ad accumulare chilometri e a spingere gli atleti continuamente verso il limite. Lei stessa sta cercando di prendere qualcosa dall'esperienza di McEvoy, pur riconoscendo una differenza fondamentale: preparare i 200 dorso richiede inevitabilmente un lavoro diverso rispetto ai 50 stile.
«Sto cercando di trovare un equilibrio tra allenarmi troppo poco e allenarmi troppo».
La riflessione potrebbe diventare particolarmente importante nella costruzione del prossimo ciclo olimpico. Il grande obiettivo dichiarato rimane infatti Los Angeles 2028, dove McKeown vuole difendere il proprio ruolo nei 100 e 200 dorso.
«Mi piacerebbe partecipare alla mia terza Olimpiade. Sarà davvero difficile, ma sono pronta alla sfida».
Nel breve periodo l'australiana punta invece a rientrare per i Mondiali in vasca corta di Pechino, prima di affrontare la stagione che porterà ai Mondiali di Budapest 2027. Il rientro, tuttavia, dipenderà soprattutto dalla risposta del suo organismo nelle prossime settimane.
McKeown non esclude nemmeno Brisbane 2032, quando avrebbe 31 anni, ma immagina eventualmente un programma differente, maggiormente orientato verso 50 e 100 dorso o staffette, piuttosto che verso i molto più impegnativi 200. Prima, però, vuole lasciare spazio anche alla propria vita fuori dalla piscina.
La vera notizia dell'intervista, quindi, va oltre il semplice ritorno in acqua: la malattia potrebbe accelerare una revisione del modello di allenamento di una delle migliori nuotatrici del mondo. La ricerca di un punto d'equilibrio tra il tradizionale lavoro necessario per i 200 e l'approccio a basso volume sperimentato con successo da McEvoy potrebbe diventare uno dei temi più interessanti del percorso di Kaylee McKeown verso Los Angeles.