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Meeting di Halloween 2026: Il saluto del Presidente del Team Veneto
Davide Pontarin, presidente del Team Veneto
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Un percorso sportivo è qualcosa di complesso, che va oltre la medaglie oltre il cronometro. Ne abbiamo parlato con Alberto Burlina durante la ventunesima edizione del Meeting di Halloween.
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Alberto Burlina e la sua società Leosport Nice Footwear sono una presenza fissa al Meeting di Halloween. E anche in questa ventunesima edizione non hanno mancato.
Alberto è sicuramente uno degli allenatori presenti a Rosà, nella Piscina delle Rose, con maggiore esperienza, non solo in ambito assoluto, ma anche in ambito giovanile. In acqua a fatto scendere ben 91 ragazzi, per un totale di 226 gare.
Abbiamo voluto condividere con lui qualche riflessione su ciò che va oltre il cronometro e la medaglia. Perché si sa, il podio è fatto di tre gradini e non di più, ma non è l'unico metro di misura di una prestazione. Anzi.
Sono anni che presenzi al Meeting di Halloween con i tuoi ragazzi. È una competizione molto ben organizzata che in Veneto apre ufficialmente la stagione agonistica. C'è qualcosa che un evento come questo può insegnare ai tuoi ragazzi meglio di come glielo potresti insegnare tu?
Mancare al Meeting di Halloween non è un opzione da prendere in considerazione. Tutti i più grandi talenti veneti sono passati da qua; un evento come questo, a inizio stagione, è necessario per proseguire con la preparazione.
La gara è allenante, ma questa manifestazione rappresenta un tassello fondamentale per la consapevolezza dell'atleta. In questo momento della stagione una gara andata male non è un grosso problema, una gara andata bene ti conferma che quanto fatto fino ad ora è la strada giusta. Non hai la pressione di dover fare il tempo per qualificarsi, hai la giusta leggerezza per misurarti. La consapevolezza del percorso e del proprio stato, in un atleta giovane, non è qualcosa di scontato. Molto spesso i ragazzi si esaltano per un risultato che magari è frutto del caso, oppure si abbattono per una controprestazione che è parte del percorso. È molto difficile durante gli allenamenti far interiorizzare il livello di preparazione, e per quanto il tecnico possa parlare ai ragazzi e fare loro un quadro preciso della situazione, fintanto che non lo sperimentano, non riescono a farlo proprio. Questi eventi sono importanti da vivere proprio per questo. È un momento di confronto con sé stessi che da consapevolezza. Noi allenatori non ci possiamo sostituire ai ragazzi, e non è cercando di convincerli che li facciamo crescere: sono cose che devono essere sentite, provate, sperimentate.
Ecco perché è importante far gareggiare gli atleti, soprattutti i giovani. Solo così si rendono conto di dove sono e di dove possono andare, di cosa va bene e di dove bisogna migliorare.
E poi è un momento di aggregazione incredibile e i ragazzi hanno bisogno di questo.
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Alberto Burlina- Ph: DeepBlueMedia
Hai una notevole esperienza con i ragazzi, sia in termini di tempo passato a bordo vasca, sia in termini di tipologie di atleti che hai seguito, dalle prime gare di un esordiente fino a un'Olimpiade. Qual è il segnale che ti fa capire che un atleta sta comunque crescendo anche se il riscontro cronometrico non migliora?
La risposta può sembrare banale, ma il segnale è proprio quando l'atleta accetta che il riscontro cronometrico non migliora. Capire e accettare che ci possono essere dei momenti di stasi e che questi sono comunque parte del percorso di crescita è il trampolino di lancio per andare avanti e migliorarsi. È importante che lo capisca l'atleta e la famiglia. Solo comprendendo, accettando e gestendo quello che accade puoi crescere.
Un allenatore cresce con i suoi atleti, così come un genitore cresce con i suoi figli. Ai tuoi nuotatori hai sicuramente dato molto, qual è la cosa che loro ti hanno insegnato e che oggi fanno di te un allenatore migliore rispetto a qualche tempo fa?
Mi hanno insegnato che tutto è possibile. Mi hanno insegnato che non bisogna trarre conclusioni affrettate, perché c'è dell'altro. A volte i genitori mi domandano se "vale la pena". La mia risposta è che sempre ne vale la pena! Se punti all'Olimpiade e sei disposto a fare sacrifici solo per quello, la statistica non ti conforta: le probabilità sono così risicate che forse potrebbe non valerne la pena. Ma se mettiamo nel piatto tutti i virtuosismi che caratterizzano lo sport agonistico, allora ne vale sempre la pena. Cresciamo atleti, ma soprattutto cresciamo uomini e donne del domani. Ecco perché ne vale sempre la pena. E poi succede che quel ragazzino e quella ragazzina che non ti convinceva tanto, un bel giorno ti stupisce e ti fa vedere che si può andare oltre alle apparenze.
C'è qualcosa che i tuoi atleti possono dimostrare durante una gare che non ha nulla a che vedere con il cronometro o la tecnica?
La maturità con cui affrontano le cose: che si tratti di una vittoria, di una sconfitta, di un evento esterno che può avere ricadute sulla prestazione. Quello va oltre il cronometro e oltre la tecnica. E solitamente, quando i ragazzi maturano in questo senso, il cronometro e la tecnica parlano da soli, e parlano bene. È importante dare loro tempo, senza fretta, senza pressione, e poi accade. Ma la cosa importante è che non accade per il podio, ma accade per la vita. In quel caso, abbiamo vinto tutti.
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