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Europei Juniores di fondo 2027: la Svizzera raccoglie il testimone dell'Ungheria
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OMS. Oggi si celebra la Giornata Mondiale per la Prevenzione dell'Annegamento. L'impegno di Federnuoto
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Leonie Beck ambasciatrice di "Discover Water" per World Aquatics
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Sicurezza in piscina, nuove regole e più tutele: svolta dal Parlamento
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Europei in contemporanea: nuoto e atletica si dividono la scena. Stessi giorni e stessi orari.
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Emma McKeon dà il via al conto alla rovescia per Brisbane 2032
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Adam Peaty torna a Glasgow: "Non gareggio per l'argento"
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EYOF Lignano 2027, scatta il conto alla rovescia
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Il bollettino del Mondiale Open Water juniores in Argentina
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European Aquatics lancia il primo workshop europeo dedicato al nuoto paralimpico
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Swimming Australia dichiara guerra alle fake news: nasce "Flickbait"
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Come si inquadra un'atleta: le nuove linee guida per l'atletica leggera. Le altre discipline si adegueranno?
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Australia. Brisbane 2032 è solo l'inizio: il piano di Swimming Australia per il futuro
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Germania. "Deutschland lernt Schwimmen": il Bundestag punta sull'educazione acquatica
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Il CIO punta su sviluppo degli atleti, sostenibilità e tutela dell’identità olimpica.
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La presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Kirsty Coventry, ha ribadito la propria visione sul futuro dei Giochi Olimpici: nessun pagamento diretto agli atleti per la partecipazione o per le medaglie, ma un rafforzamento del sostegno lungo tutto il percorso sportivo e umano dell’atleta.
Durante un’intervista rilasciata in Nuova Zelanda, Coventry ha spiegato che il CIO sta lavorando per rendere i Giochi “fit for the future”, cioè più adatti alle sfide future, attraverso una fase di riflessione sul modello olimpico.
Tra le dichiarazioni più significative:
«Avevamo bisogno di fermarci per un momento e riflettere davvero, capire meglio dove siamo oggi, cosa stiamo facendo e chiederci: è ancora rilevante? Sono ancora queste le cose che dobbiamo fare? Come possiamo evolverci?»
Sul tema dei compensi agli atleti, Coventry è rimasta molto netta:
«Non credo nel pagare gli atleti. Vengo da un piccolo Paese, da uno sport che non remunera necessariamente molto gli atleti e continuo a pensare che non dovremmo pagare gli atleti ai Giochi Olimpici.»
«Dobbiamo trovare più modi per incidere direttamente sugli atleti e aiutarli nel loro percorso per diventare olimpici e durante la loro carriera olimpica. Anch’io ho beneficiato di una borsa di Solidarietà Olimpica e senza quel sostegno non sono sicura che avrei avuto lo stesso successo.»
Rispondendo alle critiche sul fatto che gli atleti non ricevano compensi per l’utilizzo della propria immagine ai Giochi, Coventry ha difeso il modello attuale:
«Gli atleti ricevono impianti straordinari, villaggi olimpici straordinari e un’esperienza straordinaria. Tutto questo nasce dalle risorse che raccogliamo. Se tutto il Movimento volesse cambiare, avremmo meno Paesi, meno sport e criteri molto più selettivi. Non credo che questo rappresenti i Giochi Olimpici.
LA RIFLESSIONE DI STATE OF SWIMMING (Craig Lord) - Time For Fight Not Flight If You Want A Swimmers' Pay Day
Il puntuale editoriale di State Of Swimming – Time For Fight Not Flight If You Want A Swimmers’ Pay Day – entra nel dibattito aperto dalle recenti dichiarazioni della presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Kirsty Coventry, che ha ribadito la propria contrarietà al pagamento diretto degli atleti ai Giochi Olimpici. Da qui prende forma una riflessione più ampia sulla sostenibilità economica del nuoto moderno, sul divario rispetto agli sport professionistici e sulla necessità di costruire un modello capace di garantire maggior valore e opportunità ai nuotatori.
L’autore parte dal confronto tra il nuoto e il tennis: mentre un giocatore eliminato al primo turno del Open di Francia può incassare decine di migliaia di euro, molti finalisti e medagliati olimpici del nuoto continuano a dipendere da famiglie, sponsor e finanziamenti pubblici.
Secondo l’articolo, il problema non è solo il premio economico, ma l’assenza di una vera economia professionistica del nuoto tra un’Olimpiade e l’altra, aggravata dal calo di attenzione dei media generalisti. Prestazioni di altissimo livello ricevono oggi una visibilità molto inferiore rispetto ad altri sport.
Vengono richiamate le parole di Coventry:
«Non credo nel pagare gli atleti… ma credo che dobbiamo trovare più modi per avere un impatto diretto sugli atleti e aiutarli nel loro percorso verso l’Olimpiade, durante la carriera olimpica e nella transizione verso quella successiva.»
L’autore non sostiene modelli alternativi come gli Enhanced Games, ma invita i nuotatori a organizzarsi e chiedere cambiamenti strutturali: maggiore rappresentanza degli atleti, nuove formule di competizione, più valore commerciale e una crescita reale dell’economia del nuoto.
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