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Il CIO punta su sviluppo degli atleti, sostenibilità e tutela dell’identità olimpica.
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Istituzioni sportive
Da Parigi a Parigi: Lukas Märtens cerca un nuovo oro europeo
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Athlete 365. Anthony Ervin: “Gli atleti devono costruire il futuro dello sport”
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Istituzioni sportive
Il nord dell’Inghilterra sogna le Olimpiadi. UK Sport analizzerà costi, benefici e fattibilità di una candidatura per il 2040.
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Istituzioni sportive
Terza edizione “Sport e innovazione Made in Italy”. Greg Paltrinieri: "Siamo una realtà che sta funzionando."
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ISHOF. Hall of Fame 2026: celebrate le leggende del nuoto mondiale
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Darwin capitale del nuoto australiano verso Brisbane 2032
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il CIO assegna le massime onorificenze olimpiche all’Italia.
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USA Swimming e Speedo rinnovano la partnership fino al 2028
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L'Inghilterra per i Commonwealth Games di Glasgow con 28 atleti.
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Fin Trentino. Joy of Swimming, iniziata l’edizione 2026
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Sarah Wellbrock vice-presidente del Comitato federale dello stato dell’Assia
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Il CIO frena l’espansione olimpica: meno discipline verso Brisbane 2032
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Swiss Aquatics rinuncia ai Giochi Olimpici Giovanili di Dakar
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Istituzioni sportive
Fit for the Future, il CIO cambia direzione.
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La presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Kirsty Coventry, ha ribadito la propria visione sul futuro dei Giochi Olimpici: nessun pagamento diretto agli atleti per la partecipazione o per le medaglie, ma un rafforzamento del sostegno lungo tutto il percorso sportivo e umano dell’atleta.
Durante un’intervista rilasciata in Nuova Zelanda, Coventry ha spiegato che il CIO sta lavorando per rendere i Giochi “fit for the future”, cioè più adatti alle sfide future, attraverso una fase di riflessione sul modello olimpico.
Tra le dichiarazioni più significative:
«Avevamo bisogno di fermarci per un momento e riflettere davvero, capire meglio dove siamo oggi, cosa stiamo facendo e chiederci: è ancora rilevante? Sono ancora queste le cose che dobbiamo fare? Come possiamo evolverci?»
Sul tema dei compensi agli atleti, Coventry è rimasta molto netta:
«Non credo nel pagare gli atleti. Vengo da un piccolo Paese, da uno sport che non remunera necessariamente molto gli atleti e continuo a pensare che non dovremmo pagare gli atleti ai Giochi Olimpici.»
«Dobbiamo trovare più modi per incidere direttamente sugli atleti e aiutarli nel loro percorso per diventare olimpici e durante la loro carriera olimpica. Anch’io ho beneficiato di una borsa di Solidarietà Olimpica e senza quel sostegno non sono sicura che avrei avuto lo stesso successo.»
Rispondendo alle critiche sul fatto che gli atleti non ricevano compensi per l’utilizzo della propria immagine ai Giochi, Coventry ha difeso il modello attuale:
«Gli atleti ricevono impianti straordinari, villaggi olimpici straordinari e un’esperienza straordinaria. Tutto questo nasce dalle risorse che raccogliamo. Se tutto il Movimento volesse cambiare, avremmo meno Paesi, meno sport e criteri molto più selettivi. Non credo che questo rappresenti i Giochi Olimpici.
LA RIFLESSIONE DI STATE OF SWIMMING (Craig Lord) - Time For Fight Not Flight If You Want A Swimmers' Pay Day
Il puntuale editoriale di State Of Swimming – Time For Fight Not Flight If You Want A Swimmers’ Pay Day – entra nel dibattito aperto dalle recenti dichiarazioni della presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Kirsty Coventry, che ha ribadito la propria contrarietà al pagamento diretto degli atleti ai Giochi Olimpici. Da qui prende forma una riflessione più ampia sulla sostenibilità economica del nuoto moderno, sul divario rispetto agli sport professionistici e sulla necessità di costruire un modello capace di garantire maggior valore e opportunità ai nuotatori.
L’autore parte dal confronto tra il nuoto e il tennis: mentre un giocatore eliminato al primo turno del Open di Francia può incassare decine di migliaia di euro, molti finalisti e medagliati olimpici del nuoto continuano a dipendere da famiglie, sponsor e finanziamenti pubblici.
Secondo l’articolo, il problema non è solo il premio economico, ma l’assenza di una vera economia professionistica del nuoto tra un’Olimpiade e l’altra, aggravata dal calo di attenzione dei media generalisti. Prestazioni di altissimo livello ricevono oggi una visibilità molto inferiore rispetto ad altri sport.
Vengono richiamate le parole di Coventry:
«Non credo nel pagare gli atleti… ma credo che dobbiamo trovare più modi per avere un impatto diretto sugli atleti e aiutarli nel loro percorso verso l’Olimpiade, durante la carriera olimpica e nella transizione verso quella successiva.»
L’autore non sostiene modelli alternativi come gli Enhanced Games, ma invita i nuotatori a organizzarsi e chiedere cambiamenti strutturali: maggiore rappresentanza degli atleti, nuove formule di competizione, più valore commerciale e una crescita reale dell’economia del nuoto.
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