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Corre come un vigile del fuoco, legge il mare come un meteorologo, ma il suo lavoro migliore è quello che non si vede: prevenire. Giorgio Quintavalle, vicepresidente di International Life Saving, racconta chi sono davvero i 95.000 assistenti bagnanti italiani e perché l'Italia è il Paese balneare più sicuro d'Europa. La videointervista di Luca Rasi
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Gretchen Walsh. Dal vlog al record del mondo. «Spero di continuare a migliorare a Roma». Detto, fatto.
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La corsa contro il tempo di Mollie O'Callaghan: da uno stop annunciato al via libera per Glasgow
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L'impatto della Russia cambia gli equilibri del nuoto europeo giovanile, in attesa di Parigi.
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Marco Pedoja relatore al convegno degli allenatori spagnoli (AETN).
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Thomas Ceccon in Messico con Adam Peaty e Kyle Chalmers
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Australia. Bronte Campbell annuncia il ritiro: “Sono orgogliosa di essere arrivata fino a Parigi”
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Anita Bottazzo si trasferisce all' Indiana University.
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European Aquatics. Ginevra Taddeucci guarda a Parigi: «Voglio divertirmi e dare il massimo»
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Tempi potenziati? Il 20.81 di Gkolomeev sotto osservazione: le analisi video alimentano il dibattito
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FIN Sardegna. Golfo Aranci, il fondo si confronta con vento e temperature.
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Giappone. Fair play a rischio: la federazione giapponese sotto accusa per una regola interna
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CdM Golfo Aranci. Forfait di Florian Wellbrock. Condizioni non ottimali della preparazione.
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Alle origini del nuoto moderno giapponese.
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USA SWIMMING. I 52 convocati per i Campionati Pan Pacific 2026.
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C'è una frase, in questa intervista, che vale da sola la visione, e Giorgio Quintavalle, vicepresidente della International Life Saving Federation, l'organizzazione mondiale del salvamento, la ripete due volte come un manifesto: «Il nuoto è uno sport, ma saper nuotare non è uno sport. È una competenza di sopravvivenza», qualcosa che ogni persona dovrebbe avere nel proprio bagaglio come una lingua straniera o le nozioni di primo soccorso.
La prima parte dell'intervista è dedicata proprio all'ILS: nata nel 1993 dalla fusione tra un'organizzazione europea con sede a Parigi, orientata alle piscine, e una australiana di vocazione oceanica, ha oggi sede in Belgio, riunisce oltre cento federazioni nazionali e vede la FIN tra i membri fondatori. Il suo lavoro va dalla diffusione della cultura della sicurezza acquatica nei Paesi che ne sono privi alla formazione degli assistenti bagnanti, fino all'organizzazione, ogni due anni, della conferenza mondiale sulla prevenzione degli annegamenti: l'edizione 2027 si terrà per la prima volta in Italia.
Poi c'è il quadro italiano, e Quintavalle lo spiega con un'analisi che va oltre le formule celebrative. L'Italia, considerati gli abitanti, gli ottomila chilometri di coste, la lunghezza della stagione e un turismo balneare che non ha paragoni, è il Paese con l'indice di annegamento più basso d'Europa tra le nazioni con vocazione balneare. Un risultato costruito su due pilastri: da un lato la peculiarità del modello italiano delle concessioni demaniali, che imponendo ai gestori degli stabilimenti l'obbligo dell'assistente bagnanti ha fatto crescere, insieme all'impresa balneare, una rete di sorveglianza delle coste unica al mondo; dall'altro la diffusione capillare delle scuole nuoto dal dopoguerra a oggi, che ha insegnato agli italiani — se non sempre a nuotare bene — almeno a cavarsela in acqua. Con un'avvertenza che è la parte più delicata e attuale della conversazione: il trend virtuoso rischia oggi una risalita, legata in modo particolare agli incidenti che coinvolgono persone arrivate in Italia senza alcuna educazione acquatica alle spalle — non solo senza saper nuotare, ma senza la percezione stessa del pericolo dell'acqua. È un problema di alfabetizzazione, dice in sostanza Quintavalle, e si affronta come tale: portando la cultura dell'acqua dove non c'è.
Il cuore dell'intervista è dedicato all'assistente bagnanti, che Quintavalle definisce con una formula destinata a restare: l'atleta tattico. Non è un'invenzione federale, spiega, ma una categoria internazionale che accomuna vigili del fuoco, soccorso alpino e operatori della sicurezza: professioni che richiedono competenze trasversali — primo soccorso, meteorologia, lettura dell'ambiente, capacità di operare sotto stress — sostenute da una condizione fisico-atletica reale. Fino al 2024 in Italia non esisteva una legge che definisse i requisiti minimi di un assistente bagnanti — ogni ente formatore stabiliva i propri. È stato il decreto ministeriale 85 del 2024 a fissare gli standard nazionali, incluse le prove natatorie: cento metri in un minuto e quaranta, venticinque metri in subacquea, il trasporto del pericolante. Tempi che un buon esordiente B consegue con facilità, riconosce Quintavalle, e la scelta è consapevole: il soccorso moderno non si fa a nuoto ma con le attrezzature — la tavola, il pattino, dove possibile la moto d'acqua — e il nuoto in autonomia è l'ultima risorsa. Ma la padronanza dell'acqua resta imprescindibile, perché la letteratura scientifica equipara lo sforzo fisiologico di un soccorso a una prestazione atletica di alta intensità, e chi si sente a casa nell'acqua opera con uno stress percepito enormemente inferiore.
Sui numeri, una precisazione utile: i 95.000 assistenti bagnanti sono quelli con licenza attiva oggi, ma i brevettati dalla Federazione negli anni sono stati molti di più — persone che hanno acquisito la qualifica come bagaglio personale e poi non l'hanno rinnovata. Ed è proprio questa, per Quintavalle, la prospettiva a cui tendere, sul modello dei Paesi del Nord Europa: famiglie che considerano il brevetto di assistente bagnanti non solo l'accesso a una professione, ma il compimento naturale del percorso di educazione acquatica dei propri figli. La formazione, oggi, passa dalle circa 750 piscine accreditate sul territorio nazionale, con almeno venti ore obbligatorie in vasca e la successiva specializzazione per le acque marine.
L'ultima parte è dedicata alla campagna della Sezione Salvamento, "La sicurezza acquatica in 7 messaggi", che Quintavalle percorre uno per uno. Ne segnaliamo tre che parlano direttamente a chi gestisce. Il terzo: l'assistente bagnanti è un professionista della sicurezza e va retribuito come tale — con un riconoscimento esplicito alle molte realtà virtuose e un richiamo altrettanto esplicito a quelle che ancora non lo sono. Il quarto: l'assistente bagnanti previene il pericolo prima che diventi emergenza, e non è il tuttofare — né di qualche gestore che lo impiega per spostare lettini, né dei genitori che lo scambiano per un babysitter. E il settimo: un impianto sicuro è il primo alleato — dai sistemi di aspirazione al trattamento dell'acqua, dalle pavimentazioni all'infermeria, la sicurezza comincia prima del tuffo. In mezzo, il messaggio rivolto alle famiglie che Quintavalle pronuncia con più forza di tutti: i bambini in acqua non vanno mai lasciati soli, mai, neanche un istante — e le piscine private vanno recintate o coperte con coperture rigide, non con teli, che possono trasformarsi in una trappola peggiore.
La chiusura non può che essere il messaggio da cui l'intervista era partita: imparare a nuotare salva la vita. L'intervista è condotta come sempre dal nostro Luca Rasi e dura circa 30 minuti. Buona visione.
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Attività sul territorio, formazione e campagne di sensibilizzazione per diffondere la cultura della sicurezza in acqua.