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Argento olimpico a Parigi e atleta dell’anno del fondo per World Aquatics dopo i due ori ai Mondiali di Singapore.
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Quando l’australiana Moesha Johnson è salita sul podio dei Giochi Olimpici di Parigi 2024 conquistando la medaglia d’argento nella 10 km di nuoto in acque libere, quel risultato ha rappresentato il culmine di un percorso iniziato molto lontano dai grandi palcoscenici internazionali. Johnson è cresciuta infatti in una fattoria tra Gold Coast e Tweed Heads, immersa nella natura e in una quotidianità fatta di animali e vita all’aria aperta. Il suo legame con l’acqua è nato molto presto: la madre lavorava in una scuola nuoto gestita da alcuni parenti e, fin da bambina, Moesha ha trascorso gran parte del suo tempo proprio in piscina.
La strada verso l’élite non è stata semplice. Crescere in una zona regionale significava lunghi viaggi per allenarsi, orari scolastici adattati e molti sacrifici familiari. Il primo vero punto di svolta arrivò con la convocazione nella nazionale giovanile australiana, momento che le fece capire che il nuoto poteva diventare qualcosa di molto più grande di una semplice passione. Negli anni successivi la sua carriera ha preso forma fino al debutto olimpico di Parigi, dove ha conquistato la prima medaglia internazionale individuale.
Il suo valore nel nuoto di fondo si è confermato anche a livello mondiale. La 28enne australiana, che in carriera ha raccolto 18 medaglie internazionali, è stata nominata Open Water Swimming Athlete of the Year 2025 da World Aquatics dopo una stagione straordinaria ai Mondiali di Singapore, dove ha conquistato l’oro nei 5 km e nei 10 km, firmando anche il primo titolo mondiale australiano nella distanza olimpica. Nella stessa stagione è stato premiato anche il tedesco Florian Wellbrock, autore di una storica tripletta individuale (5 km, 10 km e 3 km knockout sprint) e protagonista anche dell’oro della Germania nella staffetta mista.
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Dietro i successi, però, si nasconde anche una fase complessa. Nei mesi precedenti ai Giochi olimpici Johnson ha dovuto gestire un problema alla schiena che ha reso più difficile la preparazione. Allenarsi in quelle condizioni, racconta, significa cambiare approccio, affidarsi molto alla forza mentale e trovare nuovi modi per continuare a migliorare.
La specialità che l’ha resa famosa, la 10 chilometri in acque libere, è una disciplina completamente diversa dalla piscina: non esistono corsie, le condizioni ambientali cambiano continuamente e la gara è una lunga battaglia tra correnti, strategie e contatti fisici. Johnson stessa non era nata come fondista. Dopo aver mancato la qualificazione olimpica in piscina per Tokyo 2020, aveva deciso quasi per gioco di provare alcune gare di fondo prima di lasciare l’oceano. Alla terza gara, disputata su un palcoscenico internazionale, si rese conto però di essersi innamorata di quella disciplina, attratta dalla combinazione di resistenza, tattica e capacità di adattamento.
Per Johnson lo sport ha anche un significato più ampio. Cresciuta in una famiglia di agricoltori, è molto sensibile ai temi della sostenibilità e della tutela dell’ambiente marino. Ha promosso iniziative di pulizia delle spiagge durante le gare di fondo e sostiene campagne per incoraggiare uno stile di vita più attivo.
Guardando al nuovo ciclo olimpico, l’obiettivo è arrivare ai Giochi di Los Angeles 2028 continuando a crescere come atleta e come figura di riferimento fuori dall’acqua. Per Johnson, però, il nuoto resta soprattutto una sensazione personale: quando si immerge, racconta, il rumore del mondo scompare e rimane solo il silenzio dell’acqua, il luogo in cui si sente davvero a casa.
GIOCHI OLIMPICI PARIGI 2024

PH: DeepBlueMedia
PODIO 10 KM