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Si è conclusa la 58ma edizione degli Internazionali di Nuoto - Trofeo Sette Colli. il Direttore Tecnico Cesare Butini fa un bilancio della manifestazione e descrive lo stato attuale della Nazionale Assoluta in vista di Tokyo 2020
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Si sono spente le luci sulla 58° edizione degli Internazionali di Nuoto – Trofeo Sette Colli. Una manifestazione sicuramente desiderata da tutti gli atleti e gli addetti ai lavori. Finalmente con un po' di pubblico, perché le tribune vuote erano qualcosa di veramente surreale.
Abbiamo raggiunto Cesare Butini , il Direttore Tecnico della Nazionale Assoluta, per un resoconto finale sulle gare disputate fino a ieri presso la meravigliosa piscina del Foro Italico.
Il Sette Colli è stato sicuramente il coronamento di una stagione importante che chiude la parte di qualificazione olimpica, ma che manda anche un messaggio importante relativamente a un movimento che si è dimostrato attivo e puntuale nel presentarsi agli appuntamenti che contano. Per questo dico che, pur essendo un Sette Colli che aveva la valenza di completamento della squadra olimpica, è stata una manifestazione che aveva due velocità: chi aveva già in tasca il passo olimpico e chi si giocava la qualificazione. I primi hanno onorato con ottime prestazioni, alcuni davvero eccezionali, questa tappa che è un viatico verso Tokyo. I secondi hanno dimostrato il massimo impegno per dimostrare la loro valenza all’interno della squadra.
C’era sicuramente rammarico da parte di tutti per l’assenza di Gregorio Paltrinieri : è una situazione che stiamo monitorando costantemente e ci stiamo adoperando per fornirgli il massimo supporto, augurandoci di vedere il costante miglioramento.
Le prestazioni sono state eccezionali da parte di tutti. I record italiani sono stati importanti: Martinenghi, Castiglioni, Fangio , a dimostrazione che è una rana che "spinge" negli ultimi anni. Ma le indicazioni buone sono state molte, anche legate a risultati di crescita dei più giovani. Per esempio, Ceccon , che arriva a 48”1 e qui dobbiamo indirizzare le nostre energie in chiave olimpica anche in base al programma e al format dell’Olimpiade. Altro esempio, la giovanissima Pilato , che gestisce la gara in un altro modo e comunque anche lei va sotto il vecchio record italiano. Quadarella che dà degli ottimi segnali, perché ha gareggiato tutti i giorni, ha fatto anche la gara dei 400 stile e ha dimostrato che si sta focalizzando bene sulla gara dei 1500 che è quella in cui ha più aspirazioni. Ottime le gare di Pellegrini, Panziera, di tutti quegli atleti che comunque hanno delle aspirazioni in chiave olimpica. Eccezionali, comunque, anche i completamenti delle staffette, dove mi fa piacere ricordare che anche nella 4x200 delle ragazze abbiamo finalmente di nuovo due giovanissime, che ci fanno ben sperare nell’Eurojunior imminente e nelle gare olimpiche. Per le altre staffette il completamento è stato di ottimo livello perché nella 4x100 stile abbiamo il quarto che è a 48”54, quindi possiamo ipotizzare una staffetta di buona qualità. La somma delle ipotesi da intorno a un 3’10” circa che è un tempo di tutto rispetto. E la stessa cosa si può dire per la somma degli staffettisti della 4x200 dove tutti sono migliorati.
A dimostrazione che atleti, tecnici e società sono stati puntuali nell’appuntamento importante.
Ora bisognerà portare avanti la squadra, dando le corrette indicazioni per una partecipazione olimpica efficace, dove l’impegno sarà sicuramente notevole e dove dovremmo confrontarci con un panorama che conosciamo bene e che non lascia spazio all’improvvisazione o altro.
Dobbiamo anche dire che questa manifestazione ci dà lo slancio per capire che nei prossimi tre anni l’obiettivo sarà anche quello di far integrare i nuovi giovani in quelli che sono gli appuntamenti più importanti dell’anno prossimo, e cioè Mondiali e gli Europei di Roma, inoltre è importante tenere in considerazione che mancano tre anni alla prossima Olimpiade. Possono sembrare tanti ma in realtà è molto poco. Attivare un ricambio generazionale, che sicuramente avremo perché alcuni atleti lasceranno l'attività, giustamente, che favorisca l’inserimento degli atleti più giovani. Mi sento di dire che questo approccio è la forza di questa nazionale: avere la possibilità di coniugare ciò che caratterizza i giovani con l’esperienza dei grandi. La forbice che attualmente abbiamo è fra i nati nel 1988 e il 2005. Parliamo quindi di 17 anni di differenza in una Nazionale. Questo dimostra che i ragazzi sono professionali e professionisti, sanno cercare e trovare l’integrazione tra di loro e i giovani sanno far tesoro dell’esperienza dei grandi.
Ph. © A.Staccioli/Deepbluemedia