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«Ho osservato la tecnica degli atleti americani, italiani e russi e ho rivoluzionato sia la mia tecnica sia il mio programma di allenamento»
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ph: DeepBlueMedia
A 31 anni Xu Jiayu non sembra intenzionato a limitarsi a gestire quanto costruito in una carriera che lo ha portato per oltre un decennio ai vertici mondiali del dorso. Il cinese sta attraversando una profonda revisione del proprio modello di allenamento, cercando nuove soluzioni tecniche per adattarsi all’evoluzione internazionale della specialità e prolungare la propria competitività fino a Los Angeles 2028. Il segnale più evidente è arrivato ai recenti Campionati cinesi, dove Xu ha nuotato i 50 dorso in 23.92, nuovo record asiatico. Un risultato che, secondo il dorsista cinese, conferma la validità della strada intrapresa: meno volume, maggiore recupero e soprattutto più attenzione alla velocità, al controllo neuromuscolare e alla qualità del gesto.
Alla vigilia degli Asian Games, Xu ha riassunto il momento con una frase.
«Per migliorare devo necessariamente intervenire sui dettagli tecnici. Sto, in un certo senso, evolvendo in silenzio».
È un cambiamento significativo rispetto alla tradizionale impostazione cinese, storicamente costruita su quantità di lavoro elevate e sullo sviluppo della capacità di sostenere la velocità. Con l’avanzare dell’età, Xu e il suo staff hanno progressivamente ridotto questa componente, eliminando ciò che l’atleta ha definito senza mezzi termini «tempo di allenamento spazzatura».
Il lavoro si è spostato sulla capacità di percepire meglio il movimento, controllare l’attivazione muscolare e produrre forza senza perdere efficienza. Anche il recupero occupa oggi uno spazio maggiore nella programmazione. Xu considera ogni competizione una sorta di esperimento: una soluzione viene provata in allenamento e verificata in gara; se funziona viene sviluppata, altrimenti viene modificata.
Una parte importante di questa trasformazione nasce dall’osservazione degli avversari. Xu ha studiato in maniera approfondita le principali scuole internazionali e, secondo il suo allenatore Cai Li, è arrivato ad analizzare fotogramma per fotogramma le gare dei migliori dorsisti. Tra i riferimenti ci sono soprattutto Thomas Ceccon e Ryan Murphy.
Il confronto ha evidenziato uno dei limiti sul quale lo staff cinese ha deciso di intervenire: la velocità assoluta. Xu possedeva già una notevole capacità di mantenere velocità e un’eccellente tecnica di partenza, ma soprattutto nei 50 metri il confronto con Ceccon e Murphy mostrava la necessità di aumentare esplosività e rapidità.
Da qui la scelta di mettere parzialmente in discussione il tradizionale modello cinese del “dal lungo al corto”, nel quale la velocità viene costruita partendo da una grande base di lavoro, osservando invece ciò che avviene in diversi sistemi occidentali, maggiormente orientati al principio “dal corto al lungo” e quindi allo sviluppo precoce della velocità.
Non si tratta però di copiare Ceccon o Murphy. È proprio questo uno degli aspetti sui quali Xu insiste maggiormente: studiare gli altri per individuare soluzioni utili e adattarle alle proprie caratteristiche biomeccaniche.
«Nessuna tecnica è perfetta. Tutte hanno vantaggi e svantaggi».
Il cinese ha spiegato di osservare continuamente la tecnica degli atleti stranieri per individuare gli elementi trasferibili alla propria nuotata. Dopo i Mondiali di Singapore 2025 aveva ammesso:
«Ho osservato la tecnica degli atleti americani, italiani e russi e ho rivoluzionato sia la mia tecnica sia il mio programma di allenamento».
Fase di transizione Xu Jiayu . ph:DeepBlueMedia
La trasformazione inizialmente non era stata semplice. Xu aveva raccontato di non avere ancora assimilato completamente i nuovi movimenti e di non riuscire a esprimere in gara tutta la potenza disponibile, attraversando una fase di transizione necessaria per costruire un nuovo equilibrio tecnico.
Il concetto è molto diverso da quello seguito all’inizio della carriera. Da giovane Xu aveva come riferimento Ryosuke Irie e cercava quasi di riprodurre la raffinata tecnica del giapponese. Fu il suo storico allenatore Xu Guoyi a convincerlo che una tecnica efficace per Irie non poteva essere automaticamente la soluzione migliore per un atleta con caratteristiche differenti. Oggi l’approccio è quindi rovesciato: non esiste più un modello ideale da copiare, ma diversi modelli da osservare, scomporre e reinterpretare.
Alcuni elementi sono invece rimasti centrali durante tutta la carriera. Partenza, virate e subacquee sono da tempo fra i punti di forza di Xu, che in passato aveva spiegato:
«Ho sfruttato sempre la partenza e le virate e le subacquee».
Anche il lavoro sul core viene interpretato principalmente in funzione tecnica: non semplicemente forza, ma stabilità del tronco per mantenere un assetto più efficace, limitare le resistenze e trasferire meglio la forza alla propulsione. Particolare attenzione viene dedicata inoltre alle transizioni: ingresso nella virata, spinta, fase subacquea, emersione e ripresa della nuotata devono costituire una sequenza continua, senza perdita di velocità.
Con l’età è cambiata anche la gestione quotidiana dell’allenamento:
«Abbiamo ridotto il volume e aumentato il controllo neuromuscolare durante l’allenamento».
Un’impostazione che punta quindi meno sull’accumulo di lavoro chilometrico e maggiormente sulla qualità dell’attivazione, sulla percezione del gesto e sulla capacità di produrre velocità.
PALMARES INTERNAZIONALE

Fonte World Aquatics
Il 23.92 nei 50 dorso rappresenta una prima importante conferma. Xu ha spiegato che il risultato dimostra come la direzione scelta e la nuova filosofia di allenamento stiano funzionando.
Il contesto internazionale continua però a spostare in avanti i riferimenti della specialità. Nei 100 dorso i migliori atleti mondiali hanno ormai portato stabilmente il confronto sotto i 52 secondi e per Xu non è più sufficiente affidarsi all’efficienza e alla capacità di sostenere la seconda parte di gara. Servono maggiore velocità, esplosività e capacità di produrre forza mantenendo la qualità tecnica.
È probabilmente questo l’aspetto più interessante dell’ultima fase della sua carriera: Xu Jiayu non sta semplicemente cercando di rallentare il declino fisiologico di un atleta oltre i trent’anni, ma sta provando a diventare un dorsista diverso.
Il confronto con Thomas Ceccon, Ryan Murphy e la nuova generazione internazionale lo ha spinto a mettere in discussione principi consolidati per oltre un decennio: meno volume, più recupero, maggiore controllo neuromuscolare, velocità ed esplosività, senza rinunciare all’efficienza tecnica che ha sempre caratterizzato il suo dorso.
Gli Asian Games di Aichi-Nagoya saranno il prossimo banco di prova per capire fino a che punto questa evoluzione possa trasferirsi anche sui 100 metri e quanto Xu possa ancora avvicinarsi ai riferimenti del dorso mondiale verso Los Angeles 2028. Il dorsista cinese riconosce che le probabilità di successo della trasformazione tecnica potrebbero anche essere molto basse, ma sostiene che, arrivato a questa età, deve comunque provare; anche se il tentativo dovesse fallire, non avrebbe rimpianti.
FONTI: Xinhua, CCTV Sports, People’s Daily, Chinese Olympic Committee e Tide News.