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Nel podcast Unfiltered di Katie Hoff, il direttore tecnico presenta un modello fondato su cultura di squadra, dati, programmazione anticipata ed esperienza internazionale.
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Beyond The Stopwatch Ep.3: Siobhan Haughey tra Roma e gli Asian Games. VIDEO.
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Sudafrica. Tatjana Smith torna in gara: rientro a fine settembre
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Russia, Egor Kornev guarda ai record mondiali: «Ormai manca davvero poco»
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Mollie O’Callaghan, Pechino resta in dubbio: «Il rientro sarà graduale»
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USA. McKenzie Siroky, dall’hockey al sogno olimpico nel nuoto
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Nell’intervista rilasciata al podcast Unfiltered di Katie Hoff, Greg Meehan, direttore tecnico della nazionale statunitense e responsabile del settore agonistico di USA Swimming, ha delineato con chiarezza la strategia americana verso Los Angeles 2028. Al centro del progetto c’è la costruzione di un sistema sempre più orientato alla performance, fondato su una cultura di squadra condivisa, sull’analisi dei dati, su una maggiore esperienza internazionale e su una programmazione avviata con largo anticipo.
Ricostruire la cultura della Nazionale
Uno dei primi obiettivi è stato ricostruire un'autentica cultura di squadra. Meehan racconta di aver percepito, soprattutto dopo Parigi, una Nazionale poco coesa. Da qui la volontà di moltiplicare le occasioni di incontro e confronto tra atleti e tecnici, facendo sentire parte del progetto anche chi si trova immediatamente alle spalle delle stelle.
«Volevamo semplicemente far sentire le persone parte della Nazionale. Abbiamo sentito atleti dire: “È la prima volta che mi sento davvero parte della squadra nazionale, e sono in Nazionale da dieci anni”.»
Secondo Meehan, proprio questa seconda fascia può diventare determinante ai Giochi: gli atleti di vertice continueranno a essere protagonisti, ma sono quelli subito dietro che possono aggiungere bronzi, finali e contributi decisivi nelle staffette.
«Gli élite saranno sempre élite. È il gruppo immediatamente successivo che può trasformare un’Olimpiade in qualcosa di speciale, perché sono gli atleti che possono vincere un bronzo o contribuire a una staffetta da medaglia d’oro.»
Più gare per diventare più forti
Uno degli aspetti più interessanti riguarda l'utilizzo dei dati. USA Swimming ha analizzato la frequenza con cui gareggiano gli atleti di maggiore successo, trovando una relazione molto evidente tra numero di esperienze competitive e risultati internazionali.
«I vincitori delle medaglie d’oro gareggiano più dei non vincitori; i medagliati, in generale, gareggiano più degli altri finalisti e chi raggiunge la finale gareggia più di chi si ferma in semifinale. I dati lo confermano quasi perfettamente.»
Da qui l'indicazione di ampliare il programma gare, evitando di concentrarsi esclusivamente sulle proprie specialità.
«Torniamo ad ampliare il nostro profilo di gare. Andiamo alle competizioni e gareggiamo. Non è necessario disputare sempre le proprie gare migliori.»
Contro la specializzazione precoce
Sul confronto tra grandi volumi di allenamento e modelli moderni basati su volumi molto ridotti e alta intensità, Meehan non sceglie un modello unico. Ritiene che programmi estremamente specifici possano funzionare con atleti maturi e già costruiti, ma mette in guardia dall'applicarli troppo presto.
Osservando la storia dei migliori nuotatori americani, individua una caratteristica comune nella preparazione svolta tra 13 e 18 anni: sviluppo aerobico, lavoro di gambe, capacità di nuotare più stili e una preparazione generale consistente.
«Se guardiamo ai nostri migliori atleti statunitensi della storia, dai velocisti ai fondisti, troviamo elementi comuni nel tipo di lavoro svolto tra i 13 e i 18 anni. È decisamente troppo presto per definirsi velocista, ranista o fondista. Gareggiate. Allenatevi e gareggiate.»
La tradizione americana del mezzofondo
Meehan considera inoltre la versatilità una caratteristica storica del sistema statunitense. La costruzione del nuotatore dovrebbe partire da una base sufficientemente ampia da consentire successivamente di spostarsi verso la velocità oppure verso le distanze più lunghe.
«Continuo a credere che il nostro punto di forza sia sempre stato il mezzofondo. Ci permette di salire verso le distanze più lunghe e di scendere verso quelle più brevi.»
A due anni dai Giochi bisogna essere già veloci
Un altro dato analizzato da USA Swimming riguarda il livello raggiunto dai futuri campioni olimpici a due anni dai Giochi. Secondo Meehan, molti erano già estremamente vicini alla prestazione che successivamente avrebbe consentito loro di vincere l'oro.
«A due anni dai Giochi, molti dei futuri campioni olimpici erano già entro l’1% o meno dal tempo con cui avrebbero poi vinto la medaglia d’oro. Non posso nuotare piano per tutto l’anno e poi cercare di andare forte per la prima volta ai Mondiali o ai Giochi. Nuotare veloce costruisce fiducia: quando sali sul blocco sai di poterlo fare.»
Los Angeles 2028 e la nuova sfida dei 50
L'introduzione olimpica dei 50 dorso, rana e farfalla sta obbligando gli Stati Uniti a modificare la propria strategia. La qualificazione attraverso le World Cup del 2027 rende necessario preparare gli atleti con largo anticipo.
«Il resto del mondo gareggia nei 50 da molto tempo e credo che noi stiamo un po’ inseguendo. Ma stiamo riducendo il divario.»
USA Swimming sta quindi pensando di riprodurre nei Pro Swim Series il particolare percorso competitivo previsto per i 50 nelle World Cup, con più turni eliminatori.
«Non voglio che i nostri atleti affrontino quel formato per la prima volta in una World Cup. Stiamo cercando di capire come preparare i nostri atleti affinché possano qualificarsi alle Olimpiadi otto mesi prima dei Giochi.»
Una programmazione che parte due anni prima
È forse questo il concetto che meglio riassume l'intervista. Per Meehan il momento per aumentare investimenti, esperienze e stimoli non è l'anno olimpico.
«Le cose devono iniziare nell’autunno del 2026. Quello, per me, è l’anno in cui bisogna fare qualcosa in più. Le persone vogliono fare di più nell’anno olimpico, ma non è quello il momento: il momento giusto è due anni prima.»