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Da una piscina di Magdeburgo ai vertici mondiali: sulla tv tedesca il racconto del gruppo che ha trasformato il nuoto tedesco.
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Una piscina apparentemente anonima di Magdeburgo è diventata, nell’arco di quattordici anni, uno dei centri più vincenti del nuoto internazionale. Il documentario “Planet Bernd – L’universo del nuoto di Magdeburgo di Bernd Berkhahn”, trasmesso dalla MDR (Mitteldeutscher Rundfunk), emittente del servizio pubblico tedesco ARD, entra nel cuore di questa realtà e racconta il lavoro dell’allenatore che ha costruito un gruppo capace di conquistare oltre novanta medaglie internazionali. Il documentario, realizzato per il pubblico tedesco e disponibile sulla ARD Mediathek, non risulta attualmente fruibile dall’Italia per limitazioni geografiche.

Quando Bernd Berkhahn arriva a Magdeburgo nel 2012, il nuoto tedesco non attraversa uno dei suoi momenti migliori. Il suo obiettivo, però, è subito molto chiaro: non accontentarsi della partecipazione a Mondiali e Olimpiadi, ma tornare a vincere medaglie. Un’ambizione cresciuta progressivamente, passando dai successi regionali a quelli nazionali e infine alla scena internazionale.
Il film mostra un allenatore completamente assorbito dal proprio lavoro. Gli atleti lo descrivono come un instancabile perfezionista, capace di dedicare al nuoto quasi ogni momento della giornata e di inviare nuove idee di allenamento anche nel cuore della notte. Dietro i risultati del gruppo ci sono studio, programmazione e un’attenzione quasi matematica a ogni dettaglio: efficienza della nuotata, numero di bracciate, cicli, tecnica e distribuzione dello sforzo.
Il rapporto con gli atleti, tuttavia, non si limita ai numeri. Berkhahn cerca di conoscere e gestire le diverse personalità del gruppo, adattando il proprio intervento alle esigenze individuali. Lukas Märtens, campione olimpico e primatista mondiale dei 400 stile libero, riconosce all’allenatore un ruolo fondamentale non soltanto nella propria crescita sportiva, ma anche nella formazione personale. Berkhahn ha imparato a convivere con le sue particolarità, concedendogli gli spazi necessari senza rinunciare a un livello di aspettative estremamente elevato.
Una parte significativa del documentario è dedicata a Florian Wellbrock e alle difficoltà vissute tra il 2023 e i Giochi di Parigi 2024. Nonostante parametri fisici e prestazioni in allenamento molto positivi, il tedesco incontra blocchi prevalentemente mentali e risultati lontani dalle aspettative. Dopo l’esperienza olimpica arriva persino a valutare la possibilità di smettere.
Berkhahn, insieme a una psicologa dello staff, contribuisce alla sua ricostruzione. Il risultato è uno dei ritorni più impressionanti del nuoto recente: ai Mondiali di Singapore 2025 Wellbrock conquista quattro vittorie in altrettante gare nelle acque libere. Un successo che dimostra come la preparazione mentale sia diventata parte integrante del lavoro tecnico e fisiologico.
Tra i pilastri del metodo Magdeburgo c’è anche l’allenamento in altura. Il gruppo trascorre più volte all’anno periodi di quattro o cinque settimane nella Sierra Nevada, a circa 2.300 metri. Una condizione di isolamento nella quale gli atleti entrano in una sorta di “tunnel della prestazione”, scandito da allenamenti, recupero e routine quotidiane. L’altura viene presentata come una delle basi dei risultati ottenuti nelle gare di mezzofondo, fondo e acque libere.
È proprio la forza del gruppo a rappresentare uno degli elementi centrali del documentario. Isabel Gose sottolinea la disciplina degli atleti, la qualità dello staff e soprattutto la fiducia riposta in Berkhahn. Il titolo mondiale conquistato nel 2025 dalla staffetta tedesca di fondo, composta interamente da nuotatori di Magdeburgo, diventa così il simbolo di un sistema nel quale talento individuale e lavoro collettivo si alimentano reciprocamente.
Il documentario, realizzato nel 2026 e trasmesso pochi giorni prima degli Europei di Parigi, non racconta ancora l’esplosione di Johannes Liebmann. Il diciannovenne, già inserito nel gruppo di Berkhahn e primatista europeo degli 800 stile libero dall’aprile 2026, avrebbe conquistato subito dopo due titoli europei, stabilendo anche il sensazionale record mondiale dei 1500 stile libero con 14’26”79.
Il film non nasconde neppure le difficoltà. Gli atleti del gruppo sono tra i più controllati dall’antidoping tedesco e devono affrontare verifiche frequenti anche durante i raduni in altura. A queste pressioni si aggiungono i problemi degli impianti: la chiusura della storica piscina dell’Elba ha costretto il gruppo a trasferimenti quotidiani verso una struttura provvisoria, mentre il nuovo centro nazionale del nuoto di Magdeburgo è ancora in fase di realizzazione.