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Al Festival dello Sport di Trento l'azzurra racconta cambiamenti e nuovi obiettivi, mentre la leggenda australiana ripercorre talento, pressione e le difficoltà vissute fuori dalla piscina. PH: Festival Dello Sport.
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Il nuoto protagonista al Festival dello Sport di Trento con due generazioni e due storie molto diverse: Simona Quadarella, nel pieno della carriera e ancora alla ricerca di nuovi margini di crescita, e Ian Thorpe, leggenda del nuoto mondiale, che ha ripercorso successi, pressioni e momenti difficili vissuti dentro e fuori dalla piscina.
Quadarella: «Ho ancora grandi stimoli»
Reduce dal tris d'oro nei 400, 800 e 1500 stile libero agli Europei di Parigi, Simona Quadarella ha raccontato il cambiamento affrontato negli ultimi anni.
Dopo tredici anni ha scelto di cambiare allenatore e successivamente di trascorrere un periodo di tre mesi in Australia: «All'inizio ero spaventata, invece è andata benissimo. È stato uno stimolo in più». Una scelta che le ha confermato l'importanza di «avere coraggio e uscire dalla comfort zone».
Anche il rapporto con il nuoto è cambiato dopo la delusione olimpica di Parigi 2024. «Prima ero troppo focalizzata. Dopo l'Olimpiade ho trovato il mio metodo dedicandomi anche ad altro», ha spiegato Quadarella, che nel frattempo ha completato gli studi universitari.
A 27 anni continua però a vedere margini importanti: «Non mi aspettavo nemmeno io di migliorare così tanto a questa età. Sento di poter ancora dare qualcosa e ho ancora grandi stimoli».
800 e 1500 stile libero rimangono le sue distanze principali, ma dopo i risultati ottenuti nei 400 potrebbe esserci spazio anche per una nuova sfida: «Il prossimo passo potrebbe essere provarli magari ai Mondiali in vasca lunga, dove non li ho mai fatti».
E sulla vittoria il pensiero è netto: «Vincere non è una pressione per me, ma uno stimolo in più».
Thorpe: il talento, la pressione e una carriera iniziata a 15 anni - VIDEO
Di successo precoce ha parlato anche Ian Thorpe, cinque volte campione olimpico e undici volte mondiale, ricordando il primo titolo iridato conquistato nei 400 stile libero a Perth 1998 ad appena 15 anni.
«Quando ho vinto il titolo mondiale la prima volta ho pensato che fosse una cosa unica, che potesse capitare una volta nella vita. Gli altri vedevano in me qualcosa che io non riuscivo a vedere».
La vittoria cambiò rapidamente anche le aspettative: «Vinci il primo oro mondiale e inizi a sentire la pressione sulle spalle di un Paese».
Thorpe ha ricordato anche la celebre finale dei 200 stile libero di Atene 2004, vinta davanti a Pieter van den Hoogenband e Michael Phelps, e ha ricevuto un videomessaggio di Gregorio Paltrinieri, che da ragazzo aveva un suo poster in camera. «Gregorio è un bravissimo ragazzo, sono felice di essere stato di ispirazione», ha risposto l'australiano.
Nel racconto c'è stato spazio anche per i momenti più difficili. Thorpe ha ricordato le accuse di doping ricevute durante gli anni dei suoi grandi successi, ribadendo: «Ho sempre supportato lo sport pulito».
Infine il tema più personale, quello dell'identità e dell'inclusione: «Dovevo gareggiare e nascondere di essere gay». Un'esperienza che oggi alimenta il suo impegno fuori dalla piscina: «Lo sport è lo specchio della società e oggi le persone ancora non si sentono a loro agio nell'essere sé stesse».
EC Parigi
Il campione australiano quel giorno del 2001 doveva salire sulle Torri Gemelle, a ottobre sarà ospite del Festival dello Sport di Trento.