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La quattro volte campionessa olimpica australiana racconta la scelta di lasciare il nuoto, il rapporto con il suo allenatore e le difficoltà affrontate prima dei Giochi di Parigi. Il 3 novembre esce la sua autobiografia Relentless.
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A un anno dal ritiro, l'australiana Ariarne Titmus torna a raccontarsi in una lunga intervista al podcast Stellar, in occasione dell'uscita della sua autobiografia Relentless, prevista per il 3 novembre 2026. Nel libro, la campionessa ripercorre la carriera, i sacrifici, il rapporto con Dean Boxall, i problemi di salute e le ragioni che l'hanno portata a lasciare le competizioni a soli 25 anni.

«Ho preso la decisione giusta»
Titmus conferma di non avere rimpianti: «So con certezza di aver preso la decisione giusta. Non ho mai desiderato di aver aspettato più a lungo».
La nuotatrice descrive una carriera interamente subordinata alla ricerca della prestazione, nella quale ogni scelta quotidiana doveva contribuire al raggiungimento degli obiettivi.
«Ogni decisione che prendevo passava attraverso un filtro: mi aiuterà a raggiungere il mio obiettivo?».
Oggi, impegnata nella televisione e in nuovi progetti professionali, ammette di sentire occasionalmente la mancanza della determinazione che caratterizzava la sua vita agonistica, ma apprezza una quotidianità meno condizionata dagli allenamenti.
Dean Boxall: fiducia e capacità di comprendere gli atleti
Particolarmente significativo il racconto del rapporto con Dean Boxall, l'allenatore che l'ha accompagnata ai vertici mondiali.
«Credo che la cosa fondamentale fosse la fiducia reciproca. Credevo davvero che fosse il miglior allenatore di nuoto al mondo».
Secondo Titmus, il principale talento di Boxall è la capacità di comprendere le caratteristiche individuali degli atleti e adattare la comunicazione alle loro esigenze.
«Una delle sue qualità più grandi è capire le persone e cosa le motiva. Non tutti possono essere trattati allo stesso modo».
Fu proprio Boxall, quando comprese che la motivazione della campionessa non era più quella di un tempo, a incoraggiarla a ritirarsi: «Hai già fatto tutto. Perché dovresti tornare? Vai a vivere la tua vita, fai quello che desideri e sii felice».
I due mantengono ancora oggi un rapporto di amicizia e si sentono settimanalmente.
Parigi 2024: i problemi respiratori prima dei Giochi
Titmus rivela anche le difficoltà affrontate durante la preparazione olimpica. Un'infiammazione delle vie respiratorie, comparsa dopo l'esposizione a una tempesta di polvere durante il raduno in Francia, aveva compromesso la sua capacità di sostenere i ritmi di allenamento.
«Non ho nuotato ai Giochi nel modo in cui mi ero preparata a farlo».
Nonostante le difficoltà, l'australiana riuscì a confermare il titolo olimpico nei 400 stile libero.
La salute e la scelta di una nuova vita
Un ruolo importante nella decisione di ritirarsi è stato svolto anche dai problemi di salute legati alla fertilità, che l'hanno portata ad affrontare un percorso di preservazione degli ovociti.
«Mi sono trovata davanti a una scelta: altri ori olimpici oppure la possibilità di dare priorità alla costruzione di una famiglia».
Prima di decidere definitivamente, Titmus aveva inoltre chiesto consiglio all'ex tennista australiana Ashleigh Barty, ritiratasi anch'essa a 25 anni. Il confronto l'ha aiutata a riconoscere le proprie sensazioni e ad affrontare con maggiore serenità la fine della carriera. L'intervista restituisce il ritratto di una campionessa che, dopo aver dedicato ogni energia alla ricerca della prestazione, ha scelto di costruire nuovi obiettivi fuori dalla piscina, conservando soprattutto il valore delle relazioni e delle esperienze maturate nello sport.

Dopo aver annunciato il ritiro dal nuoto agonistico (16 ottobre 2025), Ariarne Titmus è pronta ad aprire un nuovo capitolo della sua vita con la pubblicazione dell'autobiografia "Relentless", disponibile in preordine e in uscita il 3 novembre.
La quattro volte campionessa olimpica australiana racconta di aver vissuto la stesura del libro come una delle esperienze più intense e introspettive della sua vita. Ripercorrere la propria carriera le ha permesso di rivivere i momenti più significativi, i successi, le difficoltà e gli insegnamenti che l'hanno formata non solo come atleta, ma soprattutto come persona.
Relentless ripercorre l'incredibile ascesa della nuotatrice della Tasmania, protagonista di una delle più grandi storie da outsider dello sport australiano. A soli sette anni Titmus decise che sarebbe diventata campionessa olimpica e, per inseguire quel sogno, la sua famiglia si trasferì nel Queensland, sacrificando una vita normale pur di sostenerla. Da quel momento nacque anche il celebre sodalizio con il suo allenatore, una collaborazione destinata a conquistare il mondo del nuoto e a riscrivere i record.

Soprannominata "The Terminator" per la sua determinazione e la sua straordinaria capacità di esaltarsi nei grandi appuntamenti, Titmus racconta come abbia superato, nel corso della carriera, sfide sportive e personali. Tra queste il recupero da un infortunio alla spalla alla vigilia dei Giochi di Tokyo e, soprattutto, l'intervento chirurgico subito nel 2023 per l'asportazione di un tumore ovarico, uno dei momenti più difficili della sua vita.
Per la prima volta, l'australiana affronta anche un tema molto personale, rivelando i problemi di salute che hanno avuto conseguenze sulla sua fertilità. Una confessione che si lega direttamente alla decisione di ritirarsi a soli 25 anni, quando era ancora ai vertici del nuoto mondiale. «La famiglia viene prima di tutto» è il principio che ha guidato una scelta maturata con attenzione e che rappresenta il filo conduttore dell'intero libro.
L'ex campionessa sottolinea che la scrittura le ha confermato quanto fosse giusta, pur nella sua difficoltà, la decisione di lasciare il nuoto. Il memoir racconta «i momenti più belli, quelli più duri e le lezioni apprese», con l'obiettivo di mostrare la persona dietro l'atleta e di offrire ispirazione a chi affronta le proprie sfide.
L'autobiografia è stata realizzata insieme al giornalista Phil Lutton, autore di uno dei primi grandi articoli dedicati a Titmus quando, appena sedicenne, debuttò con la nazionale australiana. La campionessa lo ringrazia pubblicamente per averla accompagnata in un progetto che definisce profondamente personale.

Il suo addio alle competizioni.
Ariarne Titmus: È stata una decisione davvero difficile, ma una di cui sono molto felice. Sapete, io amo il nuoto, l’ho sempre amato, è stata la mia passione fin da bambina. Ma credo che prendermi questo periodo lontano dallo sport mi abbia fatto capire alcune cose della mia vita che sono sempre state importanti per me… solo che ora lo sono ancora di più, ed è giusto così.
Ho sempre pensato che sarei tornata, non ho mai immaginato che Parigi sarebbe stata la mia ultima Olimpiade. Oggi, con la consapevolezza che ho, vorrei forse aver gustato un po’ di più quella mia ultima gara. Però questo anno di pausa mi ha permesso di esplorare cosa significhi vivere senza il nuoto, e in fondo era proprio quello il mio obiettivo.
Credo che il punto di svolta per me sia arrivato nella preparazione ai Giochi di Parigi, quando ho dovuto affrontare delle difficoltà di salute che, sinceramente, mi hanno scossa molto sul piano mentale. È stata probabilmente la prima volta in cui ho iniziato a considerare aspetti della mia vita al di fuori del nuoto.
Per tutta la mia carriera sono stata “tutto o niente”, ed è stato necessario per diventare l’atleta che sono. Con Dean abbiamo sempre scelto quella strada: essere spietati nell’inseguire i miei obiettivi, perché era l’unico modo per battere Katie Ledecky. Ma affrontare quelle difficoltà mi ha costretto a guardarmi dentro e a chiedermi cosa fosse davvero importante per me, al di là del nuoto.
Ho sempre avuto anche obiettivi personali, ma fino ad oggi lo sport ha avuto la priorità assoluta. Ora ho capito che i miei progetti di vita e ciò che desidero per il futuro contano di più. E, soprattutto, sono entusiasta di ciò che verrà. Sono felice di avere finalmente l’opportunità di tuffarmi nella vita vera, di inseguire altre cose che voglio realizzare e di guardare con fiducia a quello che mi aspetta.
PALMARES ARIARNE TITMUS

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"Non credo di aver raggiunto il mio apice nello sport. Credo di avere ancora molto da dare e credo che le Olimpiadi di Parigi saranno il mio punto più alto."