ENTRA NEL NOSTRO CANALE TELEGRAM PER AVERE COSTANTI AGGIORNAMENTI
UNISCITINON PERDERTI NESSUNA NOTIZIA SUL NUOTO ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER
Dal 29° posto olimpico di Tokyo all'oro di Parigi 2024 e al record mondiale dei 50 stile libero. Il campione australiano e il suo staff raccontano come hanno ripensato la preparazione dello sprinter, integrando tecnica, forza, mobilità e recupero.
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_11_03_alle_15_27_36-930x524.png)
Editoria
Surviving The Chaos. Ep.4: Siobhan Haughey, tra infortuni e futuro: «La mia carriera si avvicina alla conclusione»
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_10_28_alle_07_44_23-1970x1060.png)
Editoria
Nuoto.com nella ricerca universitaria di Costanza Cocconcelli sugli Enhanced Games
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_10_28_alle_06_47_54-1284x868.png)
Editoria
Ariarne Titmus: «Ho fatto la scelta giusta. Non rimpiango il ritiro»
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_07_20_alle_11_15_30-1970x1110.png)
Editoria
USA. College Swimming League: Anita Bottazzo vince i 100 rana
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2024/resized/20230729_ASta_ASZ8313-1200x800_IIgjGHZ.jpg)
Editoria
Summer McIntosh racconta il flop ai Pan Pacific: «Ero troppo scarica, non riuscivo a cambiare ritmo»
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_10_15_alle_07_48_59-2302x1286.png)
Editoria
Australia. The Pool, la piscina più fotografata del mondo arriva su Netflix
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_10_12_alle_08_16_12-2334x1500.png)
Editoria
USA. College Swimming League: Sara Curtis: 49.74 nei 100 dorso e 21.06 nei 50 stile libero, tre primati CLS.
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_10_10_alle_10_23_07-1912x1058.png)
Editoria
Claire Curzan racconta il lavoro in Virginia: allenamento aerobico, subacquee e il talento di Sara Curtis
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_10_09_alle_15_26_40-818x460.png)
Editoria
Forza, dati e velocità: il metodo McEvoy
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_10_08_alle_20_38_48-2310x1300.png)
Editoria
Lani Pallister: «Il cambiamento più grande è stato mentale»
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_10_07_alle_17_41_09-2290x1290.png)
Editoria
USA. College Swimming League: Venerdi torna in gara Sara Curtis.
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/20260811_GSca_PS27333-1200x800.jpg)
Editoria
Ian Thorpe e Simona Quadarella a Trento: storie di talento, coraggio e cambiamento
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_10_05_alle_09_35_20-1926x1010.png)
Editoria
Bob Bowman: «Il fallimento è feedback, non il contrario del successo»
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_10_05_alle_08_09_52-1976x983.png)
Editoria
FIN Sicilia. Online il nuovo sito
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/primo_11e15613ec-1600x900.jpg)
La trasformazione dell'australiano Cameron McEvoy, passato dalla delusione olimpica di Tokyo al titolo nei 50 stile libero di Parigi 2024, è al centro di un documentario realizzato e raccontato dal preparatore Matt Smith, specialista nello sviluppo della forza e della mobilità degli atleti di alto livello.
Attraverso le testimonianze dello stesso McEvoy, dell'allenatore Tim Lane e degli specialisti del Queensland Academy of Sport, il documentario ricostruisce il percorso tecnico e scientifico che ha portato a ripensare profondamente la preparazione del velocista australiano. Un progetto multidisciplinare che ha messo in discussione alcuni principi dell'allenamento tradizionale, privilegiando la specificità degli stimoli, la qualità del movimento e l'integrazione delle diverse componenti della prestazione.
Il racconto parte dalle difficoltà vissute ai Giochi di Rio 2016 e Tokyo 2020, quando McEvoy, nonostante anni di preparazione, non riuscì a esprimere il proprio potenziale nelle gare individuali. Dopo Tokyo, il nuotatore arrivò a considerare conclusa la propria carriera.
«Ero arrivato a un punto in cui, per continuare a nuotare, avrei dovuto semplicemente tornare sulla stessa catena di montaggio e ripetere ancora una volta le stesse cose», racconta il campione australiano.
La prima intuizione era arrivata durante la pandemia, quando, dopo sette mesi senza nuotare, McEvoy tornò in piscina ottenendo sui 50 stile libero un tempo migliore di quelli registrati durante la precedente preparazione olimpica.
«Non avevo fatto una sola bracciata per sette mesi e nuotai più velocemente di quanto avessi fatto durante tutta la preparazione olimpica», ricorda.
Nel 2022 decise così di riprendere l'attività con un approccio differente. A Brisbane trovò nell'allenatore Tim Lane il primo interlocutore disposto a sviluppare il progetto. Successivamente entrò nel gruppo Matt Smith, inizialmente per affrontare le limitazioni della mobilità articolare e poi per contribuire alla programmazione complessiva. Il supporto del Queensland Academy of Sport permise di monitorare attraverso strumenti di analisi biomeccanica le diverse componenti della prestazione.
Meno volume, più velocità specifica
Uno dei cambiamenti principali riguardò il volume di lavoro in acqua. McEvoy passò da settimane di 30-40 chilometri a quantità decisamente inferiori, privilegiando esercitazioni ad alta intensità, recuperi adeguati e frequenti esposizioni alla velocità di gara.
McEvoy.: «Con il vecchio modello raggiungevo la velocità di gara soltanto nelle ultime settimane della stagione. Con quello nuovo ci lavoro ogni settimana. Prima uscivo dall'acqua completamente svuotato. Adesso, dopo certe sedute, mi sento addirittura più forte e più capace di prima».
La tecnica e il problema dei primi 15 metri
Nel documentario Tim Lane evidenzia come la tecnica di McEvoy fosse ancora troppo influenzata dalle esigenze delle distanze superiori.
Lane: «Una delle prime cose di cui abbiamo parlato è stata la necessità di rendere la bracciata un po' più ampia e la posizione del corpo più piatta»
Il lavoro si concentrò sulla coordinazione tra bracciata e gambata a sei battute, sull'assetto del corpo e sulla capacità di conservare velocità nella seconda parte della gara. Le analisi evidenziarono infatti che McEvoy, pur possedendo un'eccellente capacità di limitare la decelerazione, perdeva terreno nei primi 15 metri, soprattutto durante il tuffo e la fase subacquea.
La mobilità come componente della prestazione
Su questo aspetto diventò determinante il contributo di Matt Smith. Le valutazioni iniziali evidenziarono importanti limitazioni della mobilità delle spalle, della colonna vertebrale e delle anche, che compromettevano l'allineamento del corpo e aumentavano la resistenza idrodinamica.
McEvoy: «Per aver nuotato così a lungo a quel livello, vedere limitazioni di mobilità tanto importanti era sorprendente»
Il lavoro venne organizzato attraverso valutazioni individuali, progressioni e una specifica periodizzazione. I miglioramenti consentirono di modificare progressivamente la posizione del corpo, ma richiesero anche un adattamento degli schemi motori consolidati.
McEvoy: «Mentre migliorava la mia mobilità, cambiava anche la percezione del corpo nello spazio. Per un periodo persi la sensibilità dell'acqua»
Il gruppo comprese così l'importanza di concedere al sistema neuromuscolare il tempo necessario per assimilare i cambiamenti, riducendo opportunamente i carichi prima delle competizioni.
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_10_08_alle_20_38_48-2310x1300.png)
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_09_24_alle_18_34_10-2274x1272.png)
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2026/resized/Screenshot_2026_04_04_alle_16_41_57-1960x1106.png)
/https://distribution-point.webstorage-4sigma.it/nuoto_com-1291/media/immagine/2024/resized/20230729_AMas_AM52978-1200x800_FblNhAP.jpg)
Dalla forza alla velocità in acqua
Smith illustra anche la riorganizzazione della preparazione della forza, attraverso valutazioni del rapporto forza-velocità ed esercitazioni progressivamente più specifiche.
Il programma prevedeva il passaggio dalla forza generale alla potenza, fino al lavoro resistito in acqua e alla velocità di gara, cercando di trasferire concretamente i miglioramenti muscolari alla prestazione.
McEvoy.: «Avevo sempre considerato forza, nuoto e mobilità come tre elementi separati. Ho capito invece che sono parti dello stesso processo»
La lezione di Doha e la gestione della fatica
Il nuovo approccio produsse risultati importanti già nel 2023, con il titolo mondiale conquistato a Fukuoka.
Ai Mondiali di Doha 2024, invece, McEvoy affrontò batterie, semifinali e finale cercando di esprimere ogni volta la massima velocità, ma nella gara decisiva venne battuto per un solo centesimo.
McEvoy: «Volevo verificare come avrebbe reagito il mio corpo nuotando ogni turno al massimo, invece di gestire le energie per arrivare alla finale»
L'esperienza rafforzò l'attenzione verso la gestione della fatica. Nel documentario viene richiamato il concetto di repetitions in reserve, utilizzato nella preparazione della forza per evitare di raggiungere sistematicamente il cedimento muscolare. La periodizzazione divenne quindi il collegamento tra mobilità, forza, potenza, tecnica e velocità specifica, distribuendo le priorità nelle diverse fasi della stagione.
L'obiettivo non era raggiungere il massimo livello di ogni singola capacità, ma presentarsi alla competizione con il miglior equilibrio possibile tra tutte le componenti della prestazione.
Dall'oro olimpico al record mondiale
Il percorso culminò nell'oro olimpico dei 50 stile libero a Parigi 2024, conquistato dopo una preparazione che aveva trasformato radicalmente il rapporto di McEvoy con il nuoto.
McEvoy:«Non si è mai trattato di diventare campione olimpico. La domanda era come andare da un'estremità all'altra della piscina nel minor tempo possibile»,
Il progetto è proseguito anche dopo Parigi, perfezionando ulteriormente tecnica, forza e fase iniziale della gara. Il documentario arriva fino al 20 marzo 2026, quando McEvoy ha nuotato i 50 stile libero in 20.88 al China Open, stabilendo il record mondiale e migliorando un primato che resisteva da oltre sedici anni, segue il video.
McEvoy : «Vorrei che queste conoscenze raggiungessero una parte sempre più ampia della comunità del nuoto»
Il significato del documentario va oltre la contrapposizione tra alto e basso volume: il caso McEvoy evidenzia soprattutto il valore di un approccio individualizzato, capace di identificare i fattori limitanti della prestazione e organizzare in modo coerente gli stimoli necessari a superarli.
Editoria