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Il nuovo episodio di Unfiltered Waters. Dopo aver cancellato lo storico record australiano di Grant Hackett, Short analizza il nuovo standard mondiale imposto dal giovane tedesco Liebmann.
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In una lunga ed interessante intervista concessa a Katie Hoff per Unfiltered Waters, Samuel Short ripercorre la stagione che lo ha riportato ai vertici del mezzofondo mondiale. L’australiano ha centrato la tripletta nei 400, 800 e 1500 stile libero sia ai Commonwealth Games sia ai Pan Pacific Championships. Nei 1500 ha inoltre superato il record nazionale di Grant Hackett, imbattuto dal 2001. Un risultato che per Short va ben oltre il valore cronometrico: Hackett e Ian Thorpe sono stati i grandi riferimenti della sua infanzia.
«Ho sempre detto che da grande volevo essere come Hackett o Thorpe. È surreale, non credo di averlo ancora realizzato completamente. È davvero bello vedere il mio nome accanto al loro nei libri dei record. Spero che un bambino possa guardarmi e pensare: un giorno voglio essere come Sam Short».
Uno degli aspetti più interessanti dell'intervista riguarda il suo approccio fortemente orientato ai dati. Short tiene sotto controllo tempi, passaggi, frequenza cardiaca e lattato e conserva nella memoria anche i riferimenti delle grandi sedute realizzate dai migliori fondisti.
«È questo il bello del nuoto: il cronometro non mente, la frequenza cardiaca non mente e il lattato non mente. Amo i numeri e le statistiche».
Tra le sedute più dure ricorda un lavoro effettuato poche settimane prima dei Commonwealth Games: una serie 500-400-300-200-100, con recuperi molto ridotti tra le ripetute. Short cita, tra gli ultimi riferimenti della serie, circa 4:45, 3:46, 2:47, 1:48 e 52". Ma il dato, per Short, non significa inseguire continuamente il proprio massimo. Nelle giornate difficili cerca di non confrontare la seduta con i migliori allenamenti della carriera, concentrandosi invece su ciò che può controllare in quel momento: frequenza di bracciata, frequenza cardiaca e lattato.
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Il confronto con Johannes Liebmann e il 14:26.79 da primato del mondo.
Short analizza anche la nuova dimensione mondiale dei 1500 dopo il 14:26 del collega tedesco Johannes Liebmann. Ai Trials australiani aveva provato una distribuzione estremamente aggressiva, passando agli 800 intorno a 7:42: il ritmo si rivelò eccessivo e Short chiuse comunque in 14:42. Ai Pan Pacs, invece, considera il suo 1500 molto più equilibrato, senza il consueto cedimento nella parte conclusiva. Il 14:26 del tedesco gli ha però mostrato un livello ancora diverso:
«Di solito quando vedo un grande tempo penso: posso farlo anch'io, datemi la possibilità di provarci. Quando ho visto 14:26 ho pensato: non credo di poterlo fare. È stata una nuotata straordinaria».
Short individua comunque chiaramente dove intervenire. Per avvicinarsi a Liebmann dovrebbe partire più velocemente e migliorare complessivamente il ritmo: anche una differenza di circa un decimo ogni 50 metri, moltiplicata per trenta vasche, diventa determinante. E lascia aperta la porta: «Mai dire mai».
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PH: DeepBlueMedia
La vera svolta: recuperare di più
Il passaggio forse più significativo riguarda però l'evoluzione del suo modo di allenarsi. Da adolescente Short era convinto che ogni seduta dovesse concludersi con l'esaurimento. Oggi ha cambiato prospettiva: quando è il momento di andare forte va forte, quando è prevista una seduta di recupero accetta di nuotare piano.
Il cambiamento nasce soprattutto dalla delusione olimpica:
«Dopo le Olimpiadi avevo avuto una stagione molto al di sotto di quello che pensavo di poter fare. Ho riflettuto e cambiato molte cose. La modifica principale? Il recupero».
Sonno e alimentazione hanno assunto un peso maggiore. Short ammette di osservare i dati relativi al recupero meno ossessivamente rispetto ai parametri prestativi, ma oggi riconosce che non è necessario nuotare forte in ogni allenamento.
Anche il lavoro mentale
Alla trasformazione fisica si è aggiunto un percorso psicologico. Short racconta di avere una rete di supporto molto stretta composta da famiglia, allenatori e staff e di lavorare con uno psicologo dello sport, che continua a vedere regolarmente durante la stagione.
«Dopo le Olimpiadi non ero felice. Era stato un anno davvero difficile e i Giochi non erano andati affatto secondo i piani. Volevo ripartire e dimostrare a me stesso quello che potevo fare».
Il risultato è un atleta che sembra aver modificato non tanto la propria disponibilità alla fatica — Short continua a considerarsi uno dei lavoratori più duri del gruppo — quanto la capacità di scegliere quando la fatica è necessaria e quando, invece, recuperare rappresenta parte dell'allenamento. È probabilmente questo il concetto più forte dell'intervista: il ritorno di Short ai massimi livelli non nasce semplicemente dall'aver lavorato di più, ma dall'aver imparato a distribuire meglio lavoro, recupero e pressione mentale.
Commonwealth Games