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In occasione dell'anniversario della scomparsa del fondatore del Team Veneto, ripubblichiamo il suo ultimo articolo pubblicato sulla rivista InAqua nel 2013
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Il diario dei sogni olimpici di Lorenzo Zazzeri
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Cesare Casella "La rana può sembrare complessa, ma tutto parte dal rispettare le caratteristiche di ogni ragazzo."
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Greg Paltrinieri rilancia la sfida: «Parigi dirà a che punto sono».
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Due record americani e una doppia vita: la favola di Van Mathias
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Lo sfogo di Kyle Chalmers: «Essere campioni olimpici non significa essere economicamente al sicuro»
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USA Swimming. Kevin Ring: «Il futuro del nuoto si costruisce partendo dagli allenatori»
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Yulia Efimova rilancia: «Il ritiro è rimandato. Non vi libererete di me!»
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Yulia Efimova si qualifica per Parigi, prossima tappa il Settecolli di Roma
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Kliment Kolesnikov: “Ogni volta che nuoto i 50 dorso penso al record del mondo”
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Russia. Evgeny Rylov saluta il nuoto: “Il record mondiale è rimasto un sogno, ma si ricordano i campioni olimpici”
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Russia, Evgenij Rylov dice addio al nuoto agonistico. Il 6 giugno l'ultima gara
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Marrit Steenbergen: «Voglio nuotare il nuovo record del mondo»
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Adam Peaty riparte dalla capitale: «Quando un atleta sta bene, rende oltre il proprio livello»
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Inghilterra. Freya Colbert: «Sono una persona completamente diversa rispetto al 2022»
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Potreste immaginare un allenatore di atletica che si affanna a bordo campo strillando al suo atleta impegnato in pista “Bracciaaa! Bracciaaa”? Magari gli allenatori di atletica sono più intelligenti di quelli di nuoto o hanno una migliore cultura tecnica… Perché a.D. (anno Domini) 2013, mese di agosto, Campionati italiani di categoria ne ho visti almeno due che dall’alto della tribuna Monte Mario ululavano furibondi “Gambeee! Gambeee!” in direzione del loro pupillo impegnato in un improbabile recupero finale.
Nel 1968 tale James Counsilman, allenatore di un qualche talento (sette medaglie d’oro di Mark Spitz ai Giochi di Monaco) spiegava i meccanismi del nuoto, compreso quello delle gambe nello stile libero. Testo ancora in commercio. Agli ululatori di cui sopra, urge procurarselo (Biblioteca Scientifica Zanichelli).
La realtà delle idee scarse e confuse però resta in primo piano. Affrontando il problema della selezione e dell’avviamento all’agonismo il fuoco dell’interrogativo da “Come faccio a scovare il talento?” si sposta così a quello ben più impegnativo di “Una volta individuato il talento, come posso evitare di demolirlo?”.
E su questo secondo argomento si potrebbe scrivere un trattato. A cominciare dal preagonismo, dove vengono commessi i misfatti occulti, quelli su cui si costruiscono le basi dei futuri fallimenti.
Si diceva che è facile individuare un talento in acqua. Struttura fisica (e quella dei genitori), capacità di muoversi e scivolare con naturalezza in acqua, carattere volitivo, il “predestinato” si rivela già a 6-7 anni. Per individuarlo basta l’occhio di un istruttore appena esperto.
È il secondo tempo, quello che intercorre tra l’inserimento nella squadretta “Propaganda” e il passaggio nella categoria “Esordienti”, che si creano i primi problemi di evoluzione tecnica e si manifestano concreti rischi nella formazione del piccolo talento.
Di solito quello della “Propaganda” è un settore che, oltre a formare la base agonistica di una società, ha due funzioni. La prima, preminente, è quella di “tirare su” quote per sostenere le squadre agonistiche maggiori. La seconda è quella di fare da incubatrice per i futuri (rari) campioni. Due obiettivi non facili da conciliare, come sfaccettare un diamante mentre si sbucciano patate.
La sbucciatura delle patate richiede un approccio didattico precotto. Si devono “insegnare” alla meglio gli stili, partenze, virate e tutto il modesto ma impegnativo bagaglio tecnico in grado di non fare sfigurare la squadra nelle garette della categoria. Si apre il manuale, si seguono gli esercizi in progressione e, se l’allenatore non è proprio un asino, alla fine raggiunge un livello soddisfacente, adeguato alle capacità e alle aspettative del gruppo.
Sfaccettare un diamante mentre si sbucciano patate.
Ma sfaccettare allo stesso tempo anche il diamante, che magari per caso sta emergendo tra ranocchietti normodotati, richiede tutt’altro. Il suo talento vuole un percorso evolutivo diverso, quello in grado di sviluppare il “suo” personale talento, che può indirizzarlo verso tecniche apparentemente in contrasto con le “regole del bel nuoto” che vanno benissimo per tutti gli altri compagni di corsia. Asimmetrie nella bracciata dello stile libero plateali e pure antiestetiche come quelle di Giorgio Lamberti o Massimiliano Rosolino (ori olimpici e mondiali!), le gambe trascinate di Gregorio Paltrinieri, sono gravi “carenze tecniche sfuggite” all’occhiuto istruttore che le avrebbe sanzionate con vasche su vasche di simmetriche respirazioni ogni tre bracciate e chilometri di tavoletta-tavoletta-tavoletta…
Il talento non va assolutamente sottoposto a “educazione motoria schematica”. Va osservato e aiutato a sviluppare autonomamente le proprie abilità e coordinazione naturali. “Ma come”, sento già l’obiezione, “se ha una bracciata asincrona, gliela impongo io la simmetria, così diventa molto più fluido e continuo…”. Già, così se per propria predisposizione motoria ha la tendenza a sfruttare meglio il braccio destro più potente ed efficace, una volta “normalizzato” nuoterà con nuotata elegante, fluida ma con due sinistri!
Siamo tutti asimmetrici, non dimentichiamolo. Nessun allenatore di atletica suggerirebbe a un saltatore di battere una volta con il destro e una volta con il sinistro, o quello di boxe di fare cambiare al proprio allievo guardia ad ogni ripresa durante un incontro.
È una tendenza ormai dilagante quella dei piccoli che respirano ogni tre bracciate per “motivi estetici”. Ma nelle manifestazioni internazionali si contano sulle dita di una mano e nelle corsie centrali sono rarissimi.
Allora smettiamo di fare violenza ai nostri piccoli talenti, a dirottarli verso percorsi per loro innaturali, che li allontanano dalla loro destinazione tecnica istintiva. Il colpo di rana stretto, largo, le vasche a dorso col bicchiere pieno d’acqua sulla fronte, i tanti “esercizi” che rendono meno monotono l’allenamento ma servono a ben poco. Diversivi simpatici, divertenti, occasioni di gioco per la squadretta. Ma non imperativi tecnici da ossequiare e cui prostrarsi perché sul testo del guru sta scritto così.
Noi allenatori abbiamo tutti il difetto di sentirci depositari della scienza dell’acqua e dimentichiamo che quello che inizialmente si dibatte in maniera disordinata ma in cerca istintiva e costante di nuovi efficaci riferimenti nel nuovo elemento, è un bambino già in pieno dominio di schemi motori così straordinariamente efficienti da avergli consentito di imparare, e da solo, a camminare (e correre, saltare e padroneggiare l’infinita varietà di attività motorie che sono nel normale bagaglio di un bambino di 6-7 anni). E solo un incompetente può avere avuto l’idea di affermare che “nuotare è facile come camminare”. Nuotare sì è relativamente facile, ma camminare è un vero miracolo di equilibrio e coordinazione.
Il talento non deve essere addomesticato e addestrato secondo schemi motori che il piccolo campione deve invece potere elaborare in piena autonomia, sfruttando il talento che madre natura ha deposto nel suo DNA. Deve essere invece osservato e seguito nella sua evoluzione, libero di esprimere caratteristiche personali a volte apparentemente in contrasto con tutto quello che è stato scritto e filmato sul “bel nuoto”.
Un esempio, tanto per concludere con uno straordinario campione, Domenico Fioravanti. Quando mai si era visto un ranista di quel livello nuotare sollevando tutto il busto fuori dall’acqua? Prima che diventasse il primo italiano medaglia d’oro alle Olimpiadi, mi capitò di fare osservare questo particolare al grande amico Alberto Castagnetti, che mi rispose “ma tu non guardarlo frontalmente, guardalo di lato, come scivola via”. Era arrivato ragazzino, grezzo, nelle sue mani. Nessun tecnico volenteroso (e presuntuoso — e lo stesso vale per Rosolino), manuale alla mano, fatti i confronti, aveva avuto l’idea di dire “qui c’è del solido lavoro da fare”! Staremmo ancora aspettando le loro medaglie d’oro.
Considerazioni conclusive, in risposta a chi, arrivato a questo punto, ritiene che voglia indurre a lasciare il futuro campione allo stato brado e senza alcuna indicazione tecnica. Al contrario, va osservato giorno dopo giorno e “seguito”. Nuota di braccia, lo potenzio e rendo sensibile con esercizi con pull-buoy. Ha gambe fluide e potenti, sarà un buon velocista ed eviterò di snervarlo anche tecnicamente con allenamenti da maratoneta. E così via… Non so se ho reso l’idea.
Gianni Gross
Da tutta la redazione di NPC un saluto a Gianni, dovunque sia