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Dopo la ricerca britannica sul disagio psicologico degli allenatori, uno studio statunitense evidenzia carichi di lavoro eccessivi, tutele insufficienti e limitate opportunità di carriera. La sostenibilità della professione diventa centrale per il futuro del nuoto.
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Chi allenerà le prossime generazioni di nuotatori se il sistema non sarà capace di trattenere i propri tecnici? È la domanda al centro di una ricerca dell'American Swimming Coaches Association (ASCA), dedicata alla sostenibilità della professione.
Lo studio riprende una problematica già affrontata nell'articolo Allenare oggi: un mestiere ad alto rischio psicologico. Una ricerca britannica, condotta dalla Nottingham Trent University su circa 150 allenatori, aveva evidenziato dati preoccupanti: il 64% degli intervistati riportava sintomi di depressione e il 67% di ansia.
La nuova indagine americana, Our Greatest Asset: Holding on to Great Coaches, presentata il 21 ottobre 2026, approfondisce le condizioni organizzative che favoriscono la permanenza nella professione.
Tra le difficoltà emerge l'ampliamento delle responsabilità: agli allenamenti e alla gestione degli atleti si aggiungono attività amministrative, comunicazioni con le famiglie e organizzazione delle trasferte, sottraendo tempo ed energie al lavoro tecnico.
L'analisi delle società più virtuose evidenzia l'importanza di ruoli definiti, autonomia professionale, formazione e adeguati periodi di riposo. La stabilità degli staff dipende non soltanto dalla retribuzione, ma anche dalla qualità dell'ambiente lavorativo.
Il presidente dell'ASCA, Bill Dorenkott, sottolinea come la passione per il nuoto non basti a sostenere una carriera senza condizioni professionali adeguate.
La riflessione riguarda anche il nuoto italiano. La riforma del lavoro sportivo ha introdotto nuove tutele, ma molti allenatori continuano a conciliare responsabilità tecniche, educative e organizzative, con orari frammentati e prospettive professionali spesso incerte.
Anche la valorizzazione delle competenze rappresenta una criticità: qualifiche federali, aggiornamenti ed esperienza non sempre trovano un corrispondente riconoscimento economico e contrattuale. Le difficoltà gestionali delle società e degli impianti possono inoltre ostacolare la costruzione di staff stabili e progetti pluriennali.
Le ricerche britannica e statunitense, pur affrontando aspetti differenti, convergono sulla necessità di tutelare il benessere degli allenatori e migliorare le condizioni di lavoro. L'ASCA propone formazione continua, tutoraggio, maggiore trasparenza retributiva e una distribuzione più equilibrata delle responsabilità.
Non basta formare allenatori sempre più preparati: occorre costruire società capaci di valorizzarli e sostenerli.