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Ripensare il rapporto tra lavoro in acqua, a secco e sviluppo atletico
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Il professor Matteo Cortesi relatore al 15° Simposio Biomechanics and Medicine in Swimming
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Dalla piscina alla scuola: il nuoto prepara i bambini ad apprendere meglio
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Allenare oggi: un mestiere ad alto rischio psicologico. Allenare gli altri, dimenticando sé stessi.
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Un nuovo centro di eccellenza per la scienza del nuoto a Porto.
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All’Università di Stirling il nuoto incontra l’intelligenza artificiale.
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Riferimenti scientifici sulle implicazioni per lo sviluppo a lungo termine della perfomance del giovane nuotatore (9-21 anni).
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Le date del XV Simposio Mondiale: "Biomechanics and Medicine in Swimming".
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Scienza e tecnologia in vasca all’ECSS 2025 di Rimini.
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Singapore. Intelligenza artificiale e droni al servizio degli allenatori
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In questa interessante presentazione del 2023, Vern Gambetta* invita gli allenatori a ripensare l’allenamento nel nuoto: dal lavoro in acqua alla preparazione a secco, dallo sviluppo atletico alla velocità. Sulla base di decenni di esperienza con atleti e programmi di alto livello, Gambetta spiega come individuare quel «dettaglio vincente» capace di fare la differenza e come aiutare i nuotatori a diventare atleti più completi. L’intervento è stato registrato durante l’ASCA World Clinic 2023. Altri contenuti formativi sono disponibili attraverso l’ASCA, che quest'anno presenterà la sua World Clinic 2026 a Orlando.
Vern Gambetta nell'intervento, dosponibile in video qui sopra, invita gli allenatori a ripensare radicalmente la preparazione del nuotatore, partendo da un principio: non bisogna allenare soltanto il gesto svolto nei 30 metri centrali della vasca, trascurando partenze, virate e qualità atletiche generali. Il nuotatore deve essere prima di tutto un atleta capace di muoversi con coordinazione, precisione, velocità e controllo. La preparazione a secco non coincide con il solo lavoro con i pesi: comprende tutto ciò che viene svolto fuori dall’acqua e dovrebbe essere presente quotidianamente, anche solo per 20-30 minuti. Non rende direttamente più veloci, ma permette di allenarsi meglio in vasca, mantenere le corrette posizioni, sostenere la qualità delle ripetizioni e prevenire problemi fisici.
Il passaggio più netto riguarda la velocità. Mesi di lavoro ad andatura di soglia e di resistenza intensa rischiano di compromettere la rapidità del nuotatore, che non può essere recuperata improvvisamente durante il tapering La velocità deve quindi essere allenata durante tutto l’anno, modulandone quantità e modalità. Anche il lavoro a secco, attraverso movimenti rapidi e coordinati, contribuisce a costruire le condizioni necessarie per esprimerla in acqua.
«Perché trascorrere mesi facendo innumerevoli chilometri in andatura di soglia e lavori intensi di resistenza, sperando poi che la velocità ritorni durante il tapering? Perché passiamo così tanto tempo a distruggere la velocità, quando è il motivo principale per cui ci alleniamo? ... Lo sviluppo della velocità dovrebbe essere presente ogni giorno, in ogni settimana e durante tutto l’anno, se vogliamo avere nuotatori veloci».
Lo stesso principio riguarda la polarizzazione del lavoro: ciò che è intenso deve esserlo realmente, mentre il lavoro facile deve rimanere facile, evitando di trascorrere troppo tempo in una zona intermedia. Forza, velocità, resistenza, mobilità e abilità non vengono abbandonate nelle diverse fasi della stagione: cambia la loro enfasi, non la loro presenza.
«Il lavoro duro deve essere veramente duro e quello facile deve essere facile. Non bisogna rimanere bloccati continuamente nella zona intermedia».
Non esistono inoltre protocolli o serie valide indistintamente per tutti. La programmazione deve adattarsi alla persona, all’età, allo sviluppo, al sesso, alla specialità e al momento della stagione. Gli stessi movimenti possono accompagnare un giovane e un atleta di livello mondiale, modificando carichi, serie, ripetizioni e complessità. Ogni seduta deve inserirsi in una progressione coerente, collegandosi a ciò che è stato fatto e preparando ciò che verrà dopo.
«Non posso darvi un protocollo fisso: sei settimane di questo, tre di quello e altre tre di qualcos’altro. Non funziona così. Esiste troppa variabilità: bisogna costruire progressioni adatte al singolo nuotatore ... L’allenamento di oggi deve derivare da ciò che abbiamo fatto ieri e condurre a quello che faremo domani. Una seduta non può costruire un atleta, ma può distruggerlo».
Avvicinandosi alla gara, anche il lavoro a secco non dovrebbe essere eliminato troppo presto: vanno ridotti volume e carico, conservando invece velocità e qualità. L’esperienza con Summer McIntosh viene utilizzata per sottolineare anche l’importanza di ascoltare l’atleta e modificare il programma quando un carico, pur apparentemente leggero, produce un affaticamento superiore al previsto.
«In prossimità della gara l’obiettivo non è più costruire, ma rifinire e rendere più brillante ciò che è stato preparato. Non introducete nulla di nuovo: mantenete la routine».
Ne emerge infine una concezione del coaching come processo creativo e cooperativo. Confrontarsi con tecnici di altri sport, osservare quotidianamente gli atleti e integrare allenamento, recupero, comunicazione e crescita personale diventano parti dello stesso percorso. L’obiettivo è intervenire sui punti deboli senza compromettere quelli forti, costruendo un atleta completo e adattabile.
«Il nostro compito è rafforzare i punti deboli senza indebolire i punti di forza. Guardate l’atleta nella sua totalità: prima una persona capace di muoversi, poi un atleta e infine un nuotatore».
*Vern Gambetta è un preparatore atletico e formatore statunitense con oltre cinquant’anni di esperienza nello sviluppo della prestazione. Proveniente dall’atletica leggera, è considerato uno dei pionieri dell’allenamento funzionale applicato allo sport ed è il fondatore di GAIN, una rete internazionale dedicata alla formazione degli allenatori. Nel corso della carriera ha lavorato anche nel calcio, nel baseball e con atleti di livello mondiale.
Il suo collegamento con il nuoto nasce dalla preparazione fisica fuori dall’acqua. Gambetta non è un tecnico di nuoto in senso tradizionale: affianca gli allenatori occupandosi di forza, coordinazione, mobilità, velocità, prevenzione degli infortuni e sviluppo atletico complessivo. Ha collaborato con programmi prestigiosi come University of Michigan, Kenyon College, University of Tennessee, Carmel Swim Club e, per molti anni, Sarasota Sharks. SWIMCON26
A Sarasota ha lavorato quotidianamente accanto al tecnico Brent Arckey, contribuendo alla preparazione a secco del gruppo che comprendeva anche Summer McIntosh. Il suo obiettivo non era riprodurre sulla terraferma i movimenti delle nuotate, ma costruire atleti più coordinati, forti e veloci, capaci di allenarsi meglio in acqua. Per questo sintetizza la propria filosofia con il concetto: «prima un atleta, poi un nuotatore».