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Nuovi dati sull’equilibrio tra efficacia della fase subacquea e costo fisiologico.
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L’Università di Bologna torna ad approfondire uno degli aspetti più interessanti della prestazione nel nuoto: la fase subacquea dopo la virata. Lo studio “Energetic implications of underwater turn-phase duration in front crawl swimming”, realizzato da Pietro Bosetto, Vittorio Coloretti, Sara Discepoli, Silvia Fantozzi e Matteo Cortesi, analizza come la durata dell’underwater nello stile libero possa influenzare il costo energetico e l’ossigenazione muscolare quando un nuotatore prolunga la fase subacquea dopo la virata.
Il lavoro, che prosegue la linea di ricerca dedicata al costo energetico delle virate, è stato presentato come poster al congresso internazionale mNIRS 2026 di Pavia, dedicato all’utilizzo della spettroscopia nel vicino infrarosso (osservare cosa accade nei muscoli durante l'esercizio) per lo studio dell’ossigenazione muscolare.
Come spiegano gli autori: «Due settimane fa abbiamo avuto l’opportunità di presentare il nostro studio riguardante l’effetto della fase subacquea sull’energetica e sull’ossigenazione muscolare presso il congresso mNIRS 2026. Il lavoro si inserisce nella stessa linea di ricerca dello studio sul costo energetico delle virate pubblicato all’inizio di quest’anno».
Sono stati coinvolti 14 nuotatori di livello nazionale, impegnati in prove di 300 stile libero in vasca da 25 metri a due diverse intensità aerobiche. Dopo ogni virata gli atleti eseguivano da 0 a 4 gambate subacquee, modificando così la durata dell’underwater.
I risultati mostrano che più si prolunga la fase subacquea, maggiore è il costo energetico e la deossigenazione muscolare. Passando da 0 a 4 gambate, il costo energetico è aumentato da 0,76 a 0,87 kJ/m all’intensità più bassa e da 0,87 a 0,99 kJ/m a quella più elevata.
Anche la deossigenazione muscolare è aumentata significativamente, mentre il lattato non ha mostrato differenze statisticamente significative in relazione al numero di gambate. Inoltre, tra 3 e 4 gambate non sono emerse differenze significative nella risposta muscolare.
Il messaggio è semplice: allungare l’underwater non è energeticamente gratuito. Una fase subacquea più lunga può essere vantaggiosa dal punto di vista della velocità, ma richiede un maggiore impegno energetico e muscolare, questo suggerisce che l’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente fare più metri sott’acqua, ma trovare per ciascun nuotatore il miglior compromesso tra efficacia della fase subacquea e costo fisiologico.
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