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Una nuova ricerca con risultati promettenti, ma ancora da validare.
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Una nuova ricerca pubblicata il 9 settembre 2026 su BMC Sports Science, Medicine and Rehabilitation, firmata da Hossein Chorom Zadeh e Aynollah Naderi, ha provato a capire se uno screening prima dell’inizio della stagione possa aiutare a individuare i nuotatori più esposti al rischio di infortunio.
Lo studio ha seguito per nove mesi 170 nuotatori competitivi tra 18 e 60 anni, raccogliendo dati su caratteristiche fisiche, carico di allenamento, precedenti infortuni e funzionalità della catena cinetica. Gli infortuni sono stati poi monitorati ogni due settimane con l’OSTRC Overuse Injury Questionnaire. Alla fine del follow-up, 52 nuotatori su 170, il 30,6%, hanno riportato almeno un infortunio.
Il modello costruito dagli autori, basato su sette variabili, ha mostrato una buona capacità discriminante. Il fattore più rilevante è risultato l’aver già avuto un infortunio: chi presentava una storia precedente aveva una probabilità molto più alta di svilupparne uno nuovo, e fin qui è piuttosto deduttivo. Il punto più interessante, però, non è l’idea di un “test che predice chi si farà male”. Gli stessi autori sottolineano che il modello deve ancora essere validato su campioni più grandi e differenziati per stile e livello agonistico prima di poter essere utilizzato nella pratica.
In sintesi, la ricerca sostiene il valore di uno screening multidimensionale: storia degli infortuni, carico, forza, resistenza e funzionamento della catena cinetica sembrano fornire più informazioni del singolo test isolato. L’obiettivo non è prevedere con certezza l’infortunio, ma individuare per tempo i profili di maggiore vulnerabilità e gestire meglio carico, recupero e prevenzione.
Studio di riferimento: BMC Sports Science, Medicine and Rehabilitation, DOI 10.1186/s13102-026-02069-x. Studio completo su Springer
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