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La campionessa di Hong Kong racconta a World Aquatics come è cambiato il suo approccio all'allenamento dopo quasi vent'anni di attività. Qualità del lavoro, recupero e capacità di ascoltare il corpo diventano determinanti per prolungare la carriera ai massimi livelli.
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A 28 anni, dopo quattro medaglie olimpiche e una lunga carriera internazionale, Siobhan Haughey ha modificato il proprio modo di interpretare l'allenamento. In un'intervista pubblicata da World Aquatics durante la tappa conclusiva della Coppa del Mondo ad Astana, la nuotatrice di Hong Kong affronta un tema centrale nello sport di alto livello: la necessità di adattare i carichi di lavoro alle capacità di recupero dell'organismo.
«Il mio corpo non riesce più a sostenere semplicemente più allenamento, più intensità e sempre più lavoro. Oggi ci concentriamo molto di più sulla qualità dell'allenamento e sulla qualità del recupero. Non si tratta soltanto di allenarsi di più e più duramente, ma di allenarsi in modo più intelligente».
Il cambiamento emerge anche dalla gestione dei problemi fisici incontrati durante la Coppa del Mondo. A Baku, Haughey ha dovuto rinunciare alla finale dei 100 stile libero per un infortunio, una decisione difficile per un'atleta abituata a competere ai massimi livelli.
«A volte fare un passo indietro è in realtà la scelta migliore e più intelligente»
Un episodio particolarmente significativo arriva dalla successiva tappa di Tashkent. Dopo aver ridotto drasticamente il lavoro in acqua per favorire il recupero, Haughey conquista i 200 stile libero in 1:51.02, migliorando di sei centesimi il tempo ottenuto a Baku.
«Credo di aver sorpreso persino me stessa. Due giorni prima avevo nuotato forse 100 metri e il giorno precedente circa 1.000, soltanto per capire come mi sentissi. Non mi aspettavo certamente quel tempo».
La conclusione della campionessa è particolarmente significativa: «Noi nuotatori pensiamo sempre al lavoro duro, ma tendiamo a dimenticare l'importanza del riposo».
Il risultato non dimostra che allenarsi meno produca automaticamente prestazioni migliori, ma evidenzia quanto la gestione del recupero possa incidere sulla capacità di esprimere il potenziale già costruito attraverso l'allenamento.
Haughey riconosce anche l'impossibilità di mantenere continuamente la massima condizione per un'intera carriera.
«Non è possibile essere al proprio picco per oltre dieci anni», sottolinea, spiegando che oggi il successo significa soprattutto riuscire a esprimere il meglio delle proprie possibilità nel momento presente. Anche la motivazione è cambiata. Dopo aver raggiunto risultati importanti, l'attenzione si è progressivamente spostata dall'obiettivo finale al percorso necessario per raggiungerlo.
«Oggi sono più concentrata sul processo che sul risultato in sé».
Una prospettiva maturata dopo quasi vent'anni di nuoto, culminati con le prime medaglie olimpiche a Tokyo.
«Se nuoti soltanto per conquistare una medaglia, attraverserai molti momenti infelici»
La campionessa non ha perso ambizione. Il prossimo obiettivo sono i Mondiali in vasca corta di Pechino, in programma dall'1 al 6 dicembre, per i quali intende perfezionare ulteriormente gli aspetti tecnici e consolidare la condizione.