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Dal crawl giapponese al modello americano: come il dopoguerra cambiò gli equilibri e impose una nuova interpretazione della tecnica. In copertina William Smith e coach Bob Kiphuth
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Il crawl giapponese usciva da Los Angeles e Berlino come soluzione ideale. Ma la guerra cambiò tutto. Il mondo era distrutto, le iniziative perse, ogni nuova idea o gerarchia sportiva smarrita. L’America era l’unico spazio. Il “Sogno Americano”, l’unica prospettiva per tutti. Così anche il crawl subì quell’influenza. Una filosofia a codice unico, dettata dagli americani.
Modern American Crawl
L’esclusione dei perdenti dalle competizioni sportive minava la loro credibilità e impedì per un pezzo affermazioni che non fossero americane. Il modello Yankee era uno stile senza sfumature frutto di una sintesi del passato. Niente rollio, uso regolare delle sei battute in tutte le distanze, passata ad arto teso, gambata profonda. Lo stile conteneva elementi della famosa nuotata di Jhonny Weissmuller, un po’ di buonsenso ed elementi delle tecniche giapponesi. Roberth Kipuhth, il normalizzatore dell’American Crawl, chiamava alla "giapponese", quello che per gli altri era lo “stile americano allungato".
Posizione
Il corpo doveva stare piatto sull’acqua, ma niente più idroplano. Il livello dell'acqua appena sopra gli occhi. L'asse orizzontale del nuotatore attraversava le spalle, tenute all’altezza della superficie, angolato rispetto all'orizzontale. Ciò significava nessuna rotazione, né sporgenze, né colpi di spalla. Naturalmente i nuotatori interpretavano questi codici a modo loro.
Bracciata
Le braccia dovevano muoversi nella spalla che stava fissa. Il corpo letteralmente "strisciava" sopra le braccia senza rollio. Presa e trazione non dovevano essere troppo ampie, avrebbero limitato la potenza. Nella passata le mani dovevano transitare vicino alla linea mediana, ma era sconsigliata una trazione troppo profonda. Avrebbe fatto perdere acqua nel momento del recupero. Il braccio alla fine, andava spostato verso l'esterno, abbandonando la spinta indietro. Lo faceva dopo aver superato la verticale. La mano doveva spingersi verso fuori, appena passata la coscia. Nella prima metà della bracciata, polso e gomito erano alti e piegati per impattare più acqua possibile. Alla fine il polso doveva estendersi in modo che la mano e l’avambraccio fossero nella posizione migliore per spingere acqua dietro.
Recupero
Il recupero si faceva a gomito piegato, con la mano che copriva una traiettoria semicircolare. Appena entrate, le mani si allungavano in avanti, anche per tenersi collegate alla gambata. Quindi dovevano premere verso il basso con il polso alzato.
Gambata
La gambata doveva essere profonda, un ricordo di Jhonny Weissmuller. La spinta dei piedi però, era pensata dall’alto in basso e dal basso in alto, con punte ruotate verso l’interno, come avevano insegnato i giapponesi.
William Smith
Uno dei migliori interpreti del Modern crawl fu William Smith, lo stileliberista americano che tra il ‘40 e il ‘45 conquistò tutti i record mondiali dai duecento ai mille metri. William Melvin Smith Jr. era nato nel 1924 a Honolulu, nelle isole Hawaii. Sangue misto irlandese hawaiano, aveva cominciato a nuotare da piccolo per rimediare ai danni di una terribile febbre tifoidea che ne aveva compromesso la motricità. Era stato il padre a portarlo tutti i giorni in mare per farlo muovere, finché non guarì e divenne nuotatore. Frequentò la squadra dell’isola, ma poi fu ingaggiato dal famosissimo Soichi Sakamoto che lo portò a Maui e al livello internazionale. Perse le olimpiadi del 1940 e del 1944 per la guerra, ma riuscì a qualificarsi per Londra 1948. Ormai era a fine carriera. Alle Olimpiadi però riscattò la sua storia con due ori, nei 400 stile libero e nella 4×200. Nei 1500 metri invece non si era qualificato, perché alla selezione aveva aspettato il compagno di squadra Keo Nakama1, sperando che battendolo si qualificasse.

William Smith nuota il Modern American Crawl
“Bob Kiphuth”
Lo stile di Smith fu descritto con precisione dal più conosciuto e ammirato coach degli anni ’40, Robert John Herman Kiphuth, l’uomo che impersonò il nuoto americano della ricostruzione. “Athletic director” e professore di educazione fisica per quarantun anni alla Yale University, fu accompagnatore della squadra olimpica USA nel 24, nel 28, nel 32, nel 36 e anche nel 48. Robert Kiputh, detto Bob era un coach autoritario, anche se bonario, inattaccabile da dubbi e indecisioni. Unica debolezza, una passione smisurata per la cultura giapponese, ereditata dai viaggi per incontrare il solo nuoto che aveva fatto tremare l’America. Padre del calistenichs, fu tra i primi a pensare la struttura del nuotatore importante quanto la nuotata. Ideò una serie di esercitazioni da fare giornalmente: trenta minuti a corpo libero, venti con la palla medica e venti di esercitazioni al pulley. Introdusse nell’allenamento lo sprint ripetuto, sistema che, elaborato dagli australiani, sarebbe diventato l’”Interval training”. Fu anche un importante editore sportivo. Inventò Swimming World, il più importante magazine di nuoto del mondo e scrisse quattro libri. In “Swimming”, del 1942, descrisse il “Modern American Crawl”, lo stile che divenne lo stereotipo obbligato per i crawlers degli anni 40 e 50.

Will Smith, Keo Nakama e il coach Bob Kiphuth.
1 Kiyoshi “Keo” Nakama (1920/2011) era stato il primo grande campione della squadra di Soichi Sakamoto, la 3Year Swimming Club, nata per riscattare i figli delle piantagioni di zucchero di Maui, dandogli la speranza dell’Olimpiade. L’esperimento era riuscito, ma il paziente era morto. Keo Nakama, infatti, s’era davvero qualificato per i Giochi del 1940, ma i Giochi erano stati cancellati dalla seconda guerra mondiale. All’Ohio State, dove andò a finire, nuotò ancora, col leggendario allenatore Mike Peppe. Per Ohio, conquistò sei titoli Big Ten, quattro NCAA, tre NAAU indoor e sei NAAU outdoor. Tra i suoi risultati vantò anche un record mondiale di 20:29 nel miglio. Essendo giapponese di origine, con la guerra subì la tracotanza degli altri americani, ma si arruolò nell’esercito come primo giapponese ad essere inquadrato regolarmente. Tornò dalla guerra da eroe, ma con la malattia delle trincee, una patologia alle gambe che colpiva chi era stato troppo tempo nei pantani delle isole del Pacifico. Non si riprese mai del tutto e quando tentò la qualificazione olimpica nel 1948 non era più il campione di una volta. Non bastò il tentativo dei suoi amici di tenerlo in gara per farlo qualificare. Dopo essersi ritirato dal nuoto competitivo e aver completato gli studi, fece l’insegnante di scuola superiore e occasionalmente l’allenatore di nuoto. Fu poi eletto alla Camera dei Rappresentanti dello Stato delle Hawaii, dove servì per cinque mandati dal 1964 al 1974. Morì all'Hospice St. Francis West di Honolulu l'8 settembre 2011 all'età di 91 anni.
Amarcord
1926: 50 metri agli assoluti
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