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Il nuoto compie un passo importante verso quello maschile con l’introduzione delle gare di rana e dorso. Nei 200 rana la britannica Lucy Morton sorprende le favorite conquistando l’oro nonostante un incidente in taxi subito pochi giorni prima. Nei 100 dorso domina invece la statunitense Sybil Bauer, primatista mondiale e interprete di una tecnica allora innovativa. PH: Lucy Morton e Sybil Bauer
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I movimenti femminili che combattevano per la parità dei diritti ebbero un grande slancio negli anni venti del novecento, per lo meno nel mondo occidentale. Difficile però intaccare il patriarcato e impossibile non tenere in considerazione le istanze sempre più chiare delle donne che chiedevano uguaglianza e diritti. Anche nello sport qualcosa si muoveva. Se il voto alle donne era il segno nella società civile di un passo avanti, la partecipazione all’Olimpiade ne era l’espressione nel mondo sportivo. Al voto giunsero prima i paesi scandinavi: la Finlandia nel 1905, la Norvegia nel 1913, la Danimarca nel 1917. Le inglesi, le tedesche e le polacche lo ottennero nel 1918. Le olandesi nel 1919. Gli Stati Uniti nel 1920. All’Olimpiade le donne arrivarono nel 1912, ma solo con i cento stile libero e la 4x100. Ad Anversa si aggiunsero i 300 stile. A Parigi poterono gareggiare a dorso e a rana. Ventiquattro anni dopo i maschi.
Programma olimpico
Il programma di Parigi, quindi, metteva a posto qualcosa, se non tutto. A stile libero niente trecento metri, distanza senza senso, ma cento e quattrocento come gli uomini. Impensabile invece ragionare sui millecinquecento, considerati troppo faticosi. Rana e dorso invece furono unificati: cento rana e duecento dorso per uomini e donne.
Rana
La gara dei 200 rana femminili si disputò in due turni, il 16 e il 18 luglio. Le atlete erano quindici, per cui ci volevano tre batterie. Data la regola che ammetteva alla finale le prime due e il miglior tempo delle escluse, la finale avrebbe avuto sette concorrenti. Gli Stati Uniti schieravano Agnes Geraghty, Eleanor Coleman e Matilda Scheurich. La Gran Bretagna Irene Gilbert, Gladys Carson e Lucy Morton1. La Francia aveva in acqua Odette Monard, Alice Stoffel e Sophie Kieffert-Porte. La Svezia Wivan Pettersson e Hjördis Töpel. L’Olanda Mietje Baron. Il Lussemburgo Laury Koster. L’Ungheria Ella Molnár. La Cecoslovacchia Babeta Drážková. Il pronostico dava favorita l’inglese Irene Gilbert, detentrice di un record mondiale di 3’20,4 fatto l’anno prima, che nessuna nuotatrice era in grado di raggiungere. Sfidante l’americana Agnes Geraghty. Outsider una giovane olandese di sedici anni, Mietje Baron.
Batterie
Nella prima batteria un colpo di scena buttò subito fuori Mietje Baron. Aveva staccato tutte e ottenuto un 3’22.6 che le apriva una prospettiva di vittoria enorme. Ma i giudici decretarono avesse toccato con una mano e la squalificarono. Agnes Geraghty, arrivata seconda poté così fregiarsi del record olimpico col suo 3'27"6. Irene Gilbert si piazzò alle sue spalle con un 3'32"8, che la qualificava di diritto. Terza giunse Wivan Pettersson, anche lei in finale grazie al suo 3'37"0. Infine si piazzò Odette Monard, che nuotò 3'48"0. Nella seconda batteria si qualificarono Lucy Morton, con 3'29"4 e Laury Koster con 3'35"0. Quindi arrivaronoEleanor Coleman, Ella Molnár e Alice Stoffel, rispettivamente con 3'39"2, 3'39"8 e 3'48"0. Gladys Carsonsi aggiudicò la terza batteria e la qualificazione in 3'30"0, seguita da Hjördis Töpel in 3'39"0. Poi si piazzarono Matilda Scheurich in 3'41"2, Babeta Drážková in 3'43"0 e Sophie Kieffert-Porte in 3'43"6.
Finale
La finale aveva nell’americana Agnes Geraghty l’atleta da battere, anche perché Irene Gilbert s’era ammalata durante la notte. La mattina aveva addirittura pensato al ritiro. Nessuno aspettava qualcos’altro. Agnes aveva preso subito la testa e l’aveva tenuta per tre quarti della gara. Poi era cominciata la rimonta inaspettata di Lucy Morton. La sua vittoria sorprese tutti. Toccò prima in 3’33,2. Con quel tempo prese la medaglia d’oro e il record olimpico, decretò la fine del monopolio americano e s’accreditò come prima inglese a vincere un oro individuale nel nuoto femminile. Argento fu Agnes Geraghty, arrivata in 3'34"0. Il bronzo andò a Gladys Carson che nuotò 3'35"4. Quarta fu Wivan Pettersson in 3'37"6, quinta Irene Gilbert che comunque aveva nuotato e strappato il 3'38"0 più sofferto della sua vita. Sesta arrivò Laury Koster in 3'39"2 e settima Hjördis Töpel con 3'47"6.
Condizioni sfavorevoli
Lucy Morton non era certo stata nelle condizioni migliori per ottenere quel successo. Due giorni prima della gara aveva avuto un brutto incidente in taxi che l’aveva buttata in strada e fatto perdere due denti. Le sue compagne, presenti al fatto, erano rimaste scioccate per lo stato disastroso in cui l’avevano trovata. Ma il pomeriggio precedente un medico le aveva "sistemato la bocca" e dato antidolorifici che sembravano funzionare. Stranamente prima di partire si era sentita bene e soprattutto molto calma. Aveva pensato che se fosse riuscita a tenere il passo di Irene Gilbert, sarebbe arrivata seconda. Alla seconda virata, però, l’aveva già persa, ma si era accorta che stava andando bene. Quando la gara era finita, raccontò di essersi guardata attorno per vedere chi avesse vinto. La sua impressione era stata che: “la piscina sembrava brulicare di nuotatori britannici che cercavano di tirarmi fuori dall'acqua."
Dorso
La gara dei 100 dorso donne si svolse nei giorni successivi. Precisamente il 19 e il 20 luglio. Dato che le partecipanti erano solo dieci, bastavano due batterie per trovare i finalisti. Tre nuotatrici erano americane:Sybil Bauer2, Florence Chambers e Aileen Riggin. Tre inglesi: Phyllis Harding, Ellen King e Helen Boyle. Due venivano dalla Francia, Lucienne Rouet e Alice Stoffel. Cecoslovacchia e Lussemburgo avevano un’atleta: Jarmila Mullerova e Renee Breasseur. La regola era uguale a quella della rana, per cui due qualificate a batteria e un tempo recuperato, volevano dire una finale a cinque. Le corsie, che per la prima volta comparivano ai giochi olimpici, per una gara sul dorso, sancivano che finalmente non era necessario voltarsi continuamente. Non era poco.
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Una favorita
La favorita era senza dubbi l’americana Sybil Bauer. Alle selezioni di New York di giugno, aveva infatti vinto abbassando il suo record mondiale di tre secondi. Lo aveva portato a 1’22.8, un tempo che nessuna sapeva fare, considerato buono anche come prestazione maschile. Sybil dominava grazie alla sua abilità e alla sua tecnica, il crawl sul dorso, che faceva con la gambata alternata. Era l’ultima novità, e lo usavano in poche. Le donne sembravano restie alle novità, o forse era solo che nessuno gliele proponeva. La maggioranza delle nuotatrici usava la gambata a forbice. Qualcuna addirittura, anche all’Olimpiade, adoperava ancora la doppia bracciata della rana rovesciata, che le teneva molto lontane dalle prime. Sybil si presentava con tutti i record mondiali del dorso, che volevano dire 50,75 e 110 yarde, 100 metri, 150 yard, 200 metri, 220 yarde, 400 metri e 440 yarde. Il suo primato nelle 440 yard, 6’24.4 era più basso di quello maschile, fatto da "Stubby" Kruge, un dorsista di tutto rispetto. La cosa scombussolava il mondo del nuoto che si chiedeva se Sybil non dovesse gareggiare coi maschi anziché con le donne. Sybil faceva parte di una delle più forti compagini mai viste. Si trattava dell’Illinois Athletics Club, la squadra di Jhonny Weissmuler, Bob Skelton e Ethel Lackie, tuttipossibili vincitori olimpici. Li allenava Bill Bacrach, un personaggio pittoresco, dai baffi inconfondibili e dalla fisicità imponente, considerato un vero genio del nuoto. Anche lui era all’Olimpiade, come responsabile della squadra maschile.
Avversarie
Solo Aileen Riggin, anche lei americana, e l’inglese Phyllis Harding, erano in grado di stare nell’orizzonte di Sybil Bauer. Le altre erano troppo lontane. Aileen aveva vinto un oro olimpico ad Anversa, ma lo aveva fatto nei tuffi. Nel nuoto era competitiva un po’ in tutto essendo di New York ed essendo della Women Swimming Association, la squadra di sole donne guidata da Luigi De Breda Handley, il maggior esperto mondiale di crawl. Con quella squadra Handley era stato l’artefice di un miracolo chiamato Charlotte Boyle, Ethelda Bleibtrey, Gertrude Ederle …, che dominava il campo femminile mondiale. Anche lui era presente a Parigi, per seguire la squadra femminile. Anche la seconda avversaria di Bauer, Phyllis Harding, proveniva da un club solo femminile. Era il Croydon Ladies Swim Club che esisteva a Croydon, borgo londinese a sud di Charing Cross, dal 1891.
Batterie
Nella prima batteria si qualificarono in tre: Sybil Bauer, che con 1’24.0 si prendeva il record olimpico, Phyllis Harding che nuotò 1'29"6 e Florence Chambers, finalista grazie ad un più modesto 1'32"0. Ellen King e Lucienne Rouet arrivarono dopo, rispettivamente con 1'38"2 e 1'43"8. Nella seconda batteria solo Aileen Riggin fu in grado di nuotare sotto l’uno e trenta, precisamente 1'29"6. La seconda qualificata, Jarmila Müllerová, fece segnare 1’37"0. Helen Boyle, Alice Stoffel e Renée Brasseur 1'43"0, 1'44"0 e 1'51"4.
Finale
La finale era prevista per il 20 luglio, alle ore 15.00. Sybil Bauer partì subito per la sua strada, lasciando tutte indietro ed evitando da subito ogni discussione per l’oro. Ritoccò ancora il record olimpico, nuotando 1'23"2. A oltre quattro secondi toccò Phyllis Harding. 1'27"4 fu il suo tempo. Il bronzo andò ad Aileen Riggin. Anche lei migliorò il tempo della batteria, portandosi a 1'28"2. Quarta arrivò Florence Chambers (1'30"8) e quinta Jarmila Müllerová (1'31"2).
1 Lucy Morton era nata nel 1898 a New Tatton, nel Cheshire. Suo padre Alfred faceva lo stalliere. Quando la famiglia si trasferì a Blackpool, aveva dieci anni e poté unirsi alla squadra degli Amateur della città. Nel 1916 batté il record mondiale delle 150 yard dorso e vinse due titoli ASA nel Tamigi. Nel 1920 fece il record mondiale dei 200 yard rana. Furono questi gli anni in cui espresse tutto il suo potenziale. Peccato che la cancellazione delle Olimpiadi del 1916 e la mancanza degli stili artistici ad Anversa, le rubassero molti successi possibili. Nel 1923, invece, quando si cominciò a pensare all’Olimpiade, lavorava a tempo pieno nell'ufficio postale di St Annes e poteva dedicarsi poco al nuoto. Nonostante questo fu selezionata per Parigi. Pertanto il consiglio comunale di Blackpool, per aiutarla, le aprì i bagni locali appositamente, così che potesse allenarsi prima e dopo gli orari di lavoro. Così, a 26 anni suonati, lasciò l'Inghilterra per la Francia, con l’idea di una medaglia possibile. Nessuno immaginava l’oro. Quella era una battaglia tra la sua connazionale Irene Gilbert e la favorita Agnes Geraghty. Al ritorno però dovettero pensare diversamente. L’accoglienza fu formidabile. Diecimila persone giunsero da tutte le parti per festeggiarla. Come riconoscenza le fu anche regalato un pianoforte. Dopo il successo olimpico si ritirò dalle gare e nel 1927 sposò Harry Heaton. Continuò però ad occuparsi di nuoto, come allenatrice ed insegnante. Partecipò anche per alcune stagioni ad uno spettacolo acquatico al Blackpool Tower Circus e fece da steward per le competizioni fino a 72 anni. Morì a Blackpool nel 1980. Una targa sul municipio della sua città ricorda le sue imprese eccezionali.
2 Sybil Lorina Bauer era nata a Chicago il 18 settembre 1903. Era figlia di immigrati norvegesi e fu la prima grande dorsista della storia. Fu anche una leader nella campagna per introdurre programmi competitivi negli sport universitari femminili, che alla sua epoca prevedevano solo gare interne all’istituzione. Aveva imparato a nuotare nel lago Loon, dove i genitori avevano una casa. Solo nella tarda adolescenza aveva cominciato ad allenarsi e a gareggiare nell'Illinois Athletic Club, sotto la guida del famosissimo William Bachrach, il mentore di Jhonny Weissmuller. Insieme alla compagna di squadra Ethel Lackie, anche lei oro olimpico a Parigi, formò una coppia femminile che spopolava ai Nationals. Ottenne in pochi anni 23 record mondiali, e non solo a dorso. A Miami, nel febbraio 1924, ne fece addirittura sette, in sette distanze diverse del dorso, in soli cinque giorni. Dopo l’Olimpiade andò a gareggiare a Bruxelles, in Inghilterra e fece una visita in Norvegia, per rivedere i luoghi della sua origine. Dal 1924 frequentava la Northwestern University di Evanston, dove fu membro attivo della confraternita Gamma Phi Beta. In università giocava a golf, hockey su prato e basket. Nel febbraio 1926 si sentì male durante una gara in Florida. Erano i primi sintomi di un cancro che l’avrebbero portata a morire a 22 anni. La personificazione del femminile, la dolcezza del mondo dello sport, come era sentita da tutti, morì tra lo sconcerto degli ammiratori, nel pieno della sua giovinezza. La accompagnarono nell’ultimo saluto portando la sua bara, sei dei più famosi nuotatori del tempo: Johnny Weissmuller, Bob Skelton, Hugo Miller, Weston Kimball, Ralph Breyer e Dick Howell. Il suo necrologio sulla rivista dell'Illinois Athletic Club diceva così: "La prematura scomparsa di Sybil è triste oltre ogni espressione umana. Se avesse vissuto cent’anni, difficilmente avrebbe potuto aggiungere qualcosa di importante alla sua gloriosa carriera sportiva, né rafforzare il suo potere sui cuori di tutti coloro che la conoscevano. Fu campionessa tra le nuotatrici, la più grande di tutte nel suo campo, e come tale sarà sempre ricordata."
151 anni oggi dalla leggendaria traversata di Matthew Webb, il primo uomo a conquistare a nuoto il Canale della Manica: 21 ore e 40 minuti che cambiarono per sempre la storia del nuoto in acque libere.
Amarcord
European Crawl
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